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La cannabis come aiuto per l’ADHD

22 Gennaio 2026 alle 2:00
Tempo di lettura: 12 min

In questo articolo esaminiamo la correlazione tra deficit di attenzione o iperattivitá (ADHD) e cannabis e CBD. Se hai bisogno di ulteriori informazioni, ti invitiamo a scrivere un commento a fondo pagina.

bambino con difficoltà e fatica a concentrarsi adhd

Hai difficoltà a mantenere la concentrazione? Non riesci a controllare i tuoi livelli di attività? Fatichi a trattenere gli impulsi?

Forse hai semplicemente un po’ la testa tra le nuvole. Oppure, potrebbe trattarsi di ADHD.

Questo disturbo è sempre più comune sia tra i giovani che in età adulta. Per alleviare i sintomi, in genere, si ricorre al trattamento farmacologico, ma sono sempre di più le persone che cercano un’opzione naturale.

Se ti stai chiedendo se la cannabis può essere utilizzata come trattamento per il disturbo deficit di attenzione e iperattività, la risposta è sì!

In questo articolo vedremo gli sviluppi della ricerca scientifica in tal senso e quali sono le opzioni a base di CBD che potrebbero esserti d’aiuto.

Cosa sono ADHD e ADD?

ADHD è una sigla che sta per Attention Deficit Hyperactivity Disorder, conosciuta in italiano come disturbo da deficit di attenzione e iperattività.

Si tratta di un disturbo molto comune nei ragazzi tra i 5 e i 17 anni, ma si tratta di una stima sommaria. I dati a disposizione, infatti, sono molto pochi. In Italia negli ultimi anni, su 67.838 ragazzi sottoposti ad una valutazione, circa il 3% ha avuto una diagnosi di iperattività.

L’ADHD rientra tra i disturbi neuropsichiatrici e i campanelli d’allarme sono essenzialmente tre:

  • mancanza di attenzione;
  • iperattività;
  • impulsività.

Sebbene venga di spesso riscontrato nei più giovani, sono moltissimi gli adulti affetti da questo disturbo. La loro diagnosi tardiva è dovuta al fatto che, negli anni passati, l’ADHD non veniva indagato come oggi.

Tra le tipologie di ADHD rientra anche l’ADD, ossia il deficit di attenzione che non presenta l’aspetto di iperattività.

Le caratteristiche del ADHD

Disturbo neurocomportamentale di natura cronica, l'ADHD comprende tre tipi di manifestazioni:

  1. ADHD con deficit dell’attenzione: fino a qualche tempo fa, questa tipologia di ADHD veniva chiamata ADD. Si tratta di una mancanza di attenzione che non presenta segni di iperattività.
  2. Impulsività o iperattività ADHD: chi manifesta questa forma di ADHD ha difficoltà a controllare le emozioni e presenta iperattività.
  3. ADHD combinata: il soggetto ha tutti i sintomi caratteristici dell’ADHD, cioè deficit di attenzione, iperattività ed impulsività.
persona con difficoltà a concentrarsi e adhd

Chi presenta un deficit dell’attenzione, in genere, non riesce a concentrarsi e tende a distrarsi facilmente. Spesso sembra che non senta ciò che gli viene detto e ha difficoltà a stare al passo con i coetanei per quanto riguarda l’apprendimento.

I soggetti iperattivi, solitamente, non ce la fanno a tenere a freno le proprie emozioni, parlano senza sosta, sono inquieti e hanno difficoltà a mantenersi calmi.

L’ADHD combinata è la forma più difficile da gestire perché all’elemento di disattenzione si somma l’iperattività.

In questo caso la persona non ha solo difficoltà a concentrarsi, organizzarsi e a seguire le indicazioni che gli vengono date. E’ anche molto vivace, incapace di rispettare una fila o il proprio turno e spesso ha una parlantina incontrollata. Non si tratta solo di esuberanza o irrequietezza: ma di una vera e propria incapacità di rispettare comuni regole sociali.  

L’ADHD è un problema per il bambino, la famiglia e la scuola. Influenza il raggiungimento degli obiettivi personali e genera stress in genitori e insegnanti, impreparati nella gestione dei comportamenti. 

Anche in età adulta, il comportamento iperattivo viene frequentemente frainteso dagli estranei, che tendono ad attribuirlo a cattiva educazione, creando problemi sul piano lavorativo e sociale.

Inoltre, l’ADHD è spesso associata a episodi d’insonnia, ansia e sbalzi d’umore che complicano ulteriormente le cose.

Quali sono le cause del ADHD?

Gli studi sull’ADHD non danno risposte concordi sulle cause di questo disturbo, ma è stata individuata una serie di situazioni che potrebbero farlo emergere.

Una delle prime motivazioni individuate è la genetica: sembra che in molti casi ci sia familiarità nei soggetti affetti da ADHD.

Alcuni ricercatori stanno analizzando l’influenza del fumo e dell’alcol sul feto e nell’età dello sviluppo. Per ora dobbiamo ancora aspettare per conoscere gli esiti di queste ricerche.

Un’altra causa potrebbe essere lo sviluppo cerebrale. Studi neurofisiologici hanno infatti  evidenziato che alcune delle aree del cervello dei pazienti con ADHD sono meno sviluppate rispetto ai soggetti neurotipici.

Tuttavia, sembra che il trattamento precoce possa alleviare i sintomi e il cervello tenda a normalizzarsi.

Un altro fattore che sembra influenzare questa condizione è l'esposizione alla TV. Troppe ore davanti a immagini artefatte inciderebbero sullo sviluppo cerebrale.

A livello fisiologico, la causa potrebbe essere un calo della dopamina. Si tratta di un neurotrasmettitore coinvolto in funzioni come il movimento, i ricordi, la capacità intellettiva e l’attenzione. 

Quali sono i sintomi dell’ADHD?

Come abbiamo accennato, i sintomi dell’ADHD si manifestano nel tempo e non sempre sono gli stessi. I segni più evidenti sono il deficit di attenzione, l’iperattività e l’impulsività. Nella maggior parte dei casi, si presentano prima dei 6 anni e durano per almeno 6 mesi.

La valutazione dell’ADHD tiene conto di quanto i sintomi incidano sulla socialità e sull’apprendimento della persona. Nei bambini, questo disturbo pregiudica la capacità di essere attenti e concentrati e la possibilità di gestire le proprie emozioni.

In particolare, le persone con ADHD:

  • non portano a termine i lavori impegnativi a livello cerebrale;
  • sembrano disattente e prese da altro;
  • si muovono velocemente e non riescono a rilassarsi;
  • qualsiasi elemento diventa fonte di distrazione;
  • passano da momenti di grandissima gioia a momenti di profonda ansia e depressione;
  • non riescono a rispettare le regole della turnazione.
Donna in efficio, stanca, con la testa sopra la scrivania e dei post it con disegnati degli occhi sulle palpebre chiuse

I bambini con ADHD presentano spesso una scarsa scolarizzazione e difficoltà nell’apprendimento, che si traducono in un andamento scolastico scarso. 

Una particolarità degli adulti con ADHD, invece, è la focalizzazione su cose poco importanti e la difficoltà di organizzare gli aspetti della vita pratica

Come viene diagnosticato l’ADHD?

Il disturbo da ADHD viene diagnosticato con un’attenta valutazione del paziente. Si prendono in considerazione la sua storia clinica e alcuni esami specifici sulla sua condizione fisica e mentale. Si tratta di questionari e test, affiancati a colloqui approfonditi con insegnanti e familiari..

Le prime indagini possono essere avviate già prima dei 7 anni di età, qualora si notino disagi nei sei mesi precedenti.

Per diagnosticare un disturbo dell’attenzione si prendono in considerazione 9 sintomi di disattenzione. I soggetti che ne presentano almeno 6 vengono classificati come affetti da ADHD.

Quando si parla di iperattività/impulsività, invece, si valuta la presenza dei sintomi relativi a questo tipo di disturbi. La regola è sempre la stessa: chi ne ha 6 su 9 o va oltre questa cifra, è considerato un soggetto iperattivo.

Il trattamento convenzionale dell’ADHD in cosa consiste?

Attualmente i trattamenti base per l’ADHD sono di due tipologie:

  • farmacologico;
  • terapeutico con terapie psicodinamiche.

In genere, si ricorre ad entrambi i tipi di trattamento perchè il paziente possa contare su un supporto psicologico e su medicinali adatti.

I medici somministrano in particolare rimedi stimolanti, come le anfetamine, e non stimolanti.

Ritalin e Adderall, dei medicinali a base di metilfenidato, sono quelli più utilizzati poiché migliorano i livelli di dopamina e norepinefrina a livello encefalico.

Tra i farmaci non stimolanti, vengono spesso adoperati antidepressivi a base di nortriptilina e lo Strattera.

Di solito lo psichiatra accompagna i farmaci ad attività volte a migliorare la gestione dei sintomi: sport, attività sociali rilassanti o che richiedono concentrazione.

Sembra che anche la dieta e il tempo all’aria aperta possano contribuire a migliorare le condizioni di chi presenta questi disturbi.

Qual è la relazione tra cannabis e ADHD?

Alla luce degli studi sull malattie curabili con i cannabinoidi, soprattutto in casi di patologie neuropsichiatriche come ansia e depressione, cresce l’interesse per l’uso della cannabis nell’ADHD.

E la scienza sembra essere d’accordo. Una revisione del 2020 ha evidenziato che i principi attivi della cannabis possono essere benefici nei disturbi da deficit di attenzione/iperattività (ADHD)

Oltre all’azione diretta sul disturbo, infatti, i prodotti a base di CBD migliorano il sonno, attenuano l’ansia e riducono la fobia sociale.

Un recente studio, pubblicato nel 2022 da Mansell et al., analizza l’uso della cannabis nel trattamento dell’ADHD. Si è trattato di tre case report in cui prodotti a base di cannabis sono stati affiancati alla terapia tradizionale.

I risultati sono stati estremamente incoraggianti, ma nel tempo saranno necessari ulteriori ricerche per validare le conclusioni. In tutti e tre i casi, indagati tramite interviste strutturate, le condizioni dei pazienti sono migliorate notevolmente dopo il trattamento con il cannabidiolo (CBD).

Uno dei pazienti ha ottenuto un lavoro stabile, da svolgere a casa, che riesce a svolgere senza problemi. Tutto questo grazie al trattamento con olio di CBD ed erba legale.

Un secondo paziente è riuscito a eliminare in parte le altre terapie, sostituite dall’olio di CBD. Ciò che ah riferito è di riuscire a mantenere la concentrazione a ottimi livelli. 

L’ultimo dei tre pazienti ha svelato di sentirsi maggiormente rilassato con l’uso della cannabis e di prediligere le infiorescenze di canapa a prevalenza indica.

Inoltre, i partecipanti hanno avvertito una notevole riduzione dei sintomi di depressione (tra il 30 e l’81% in meno) e disattenzione (7-30%). La sensazione di ansia è diminuita di circa un terzo e c’è stato un aumento della capacità di autoregolamentarsi (22-78%).

In che modo la cannabis potrebbe influenzare i sintomi del ADHD?

anziana che porge un fiore di CBD sorridendo

Dalla raccolta di prove aneddotiche sembra che il CBD sia davvero efficace nel trattamento dell’ADHD.

Ma qual è la sua azione sull’iperattività e sul deficit di attenzione?

Sembra che molte persone abbiano iniziato ad assumere di in maniera volontaria CBD in alternativa ai farmaci tradizionali per il trattamento dell’ADHD. 

Esistono forum online dedicati a questo tema, dove i pazienti condividono esperienze e benefici legati all’uso della cannabis. Uno studio del 2016 ha analizzato queste discussioni su forum online sul consumo di cannabis e l’ADHD, apportando evidenze da approfondire.

Sebbene manchino prove scientifiche sul meccanismo di funzionamento, dai 401 post analizzati si evince che i pazienti si sentano davvero sollevati dall’assunzione di cannabis. Almeno un quarto dei post si schierava a favore della cannabis; oltre 60 post descrivevano i miglioramenti ottenuti nelle tre forme di ADHD.

In generale, i pazienti raccontavano la loro esperienza come positiva, parlando di minore iperattività e miglioramenti nella capacità di mantenere l’attenzione. Rispetto agli effetti terapeutici della cannabis, i partecipantial forum pnevano l’accento sul miglioramento dell’attenzione e meno sull’iperattività e sull’impulsività.

Un gran numero di pazienti tende ad avvicinarsi alla cannabis quando i rimedi farmacologici tradizionali non funzionano affatto o provocano reazioni avverse. Diversi scienziati hanno ipotizzato che l’efficacia della cannabis sia collegata alla disponibilità di dopamina.

Ovvero, i pazienti affetti da ADHD mostrano minori concentrazioni di questa sostanza a livello cerebrale, che la cannabis andrebbe a compensare. 

Come? 

Secondo il medico americano Benjamin Caplan, grazie alla cannabis si avvierebbero altri tipi di segnali, in grado di stimolare l’attenzione e gestire meglio l’iperattività.

Le ricerche scientifiche del trattamento del ADHD con la cannabis

Esistono moltissime persone che utilizzano la cannabis nel trattamento dell'ADHD, ma le ricerche scientifiche in merito non sono ancora adeguate per supportare tale scelta.

Attualmente, studi e ricerche si basano su prove aneddotiche che, di per sé, non possono essere universali poiché mancano di studi randomizzati e dati numerici. 

In effetti, i componenti della cannabis sono circa cinquecento e variano a seconda della cultivar, rendendo difficile uno studio generale sui suoi effetti terapeutici.

Su internet c’è un’enorme disponibilità di testimonianze a riguardo, con numerosi aneddoti sulla validità della cannabis nell’ADHD. Tuttavia, per quanto riguarda la letteratura, si può fare riferimento solo a poche ricerche. La prima è uno studio pilota effettuato su 30 adulti, circa l’uso di Sativex Oromucosal Spray.

Rispetto al placebo, l’uso di questo medicinale a base di CBD e THC ha portato miglioramenti nei sintomi di iperattività/impulsività. I sintomi cognitivi, invece, sono rimasti invariati.

Per valutare i possibili effetti della cannabis su iperattività e deficit di attenzione, è utile fare riferimento a studi più ampi sui disturbi psichiatrici. Tra di essi, la revisione del 2020 pubblicata sul BMJ Psychiatry cui abbiamo accennato, in cui si parla dell’uso di terpeni e cannabinoidi nell’ADHD.

Spulciando tra le pubblicazioni scientifiche sul ruolo del cannabidiolo nella salute mentale, un’altra revisione ha mostrato che il CBD può avere effetti positivi su ansia sociale, stress e schizofrenia.

Un ultimo studio a riguardo è stato condotto in Israele su un campione di 59 pazienti affetti da ADHD, sui sintomi e sull’assunzione di cannabis. Ai pazienti è stato sottoposto un questionario sui benefici della cannabis medica. Ciò che è emerso è che un uso maggiore di fitocannabinoidi (CBD, THC, CBG) e terpeni diminuisce la necessità dei farmaci per l’ADHD.

Effetti della cannabis rispetto ai farmaci tradizionali nel trattamento del ADHD

La cannabis è un rimedio naturale che provoca effetti collaterali di lieve entità rispetto ai medicinali tradizionali utilizzati per il trattamento dei disturbi psichiatrici.

I pazienti ai quali vengono somministrati farmaci base per l’ADHD possono avere fastidiosi tic, sensazione di nausea, insonnia a causa dell’anfetamina e fluttuazioni ormonali. Ciò significa che questi rimedi possono interferire con il sistema nervoso, il sistema endocrino e l’apparato digerente.

Sempre a causa dell’anfetamina, può verificarsi la soppressione dello stimolo di fame, dando vita a ulteriori problemi sul piano alimentare. Nei bambini, si è notato un rallentamento nello sviluppo, provocando una minore crescita rispetto ai coetanei.

A livello emotivo, si nota un aumento dell’ansia e degli stati di nervosismo e irritabilità; mentre alcuni pazienti avvertono l’aumento dei battiti cardiaci.

Una piccola parte di questi effetti collaterali si riscontra anche in seguito al consumo di cannabis. Tuttavia, le conseguenze sono in assoluto meno accentuate e si verificano con minor frequenza.

La cannabis tende a seccare le fauci e può provocare stordimento o vertigini, a seconda delle percentuali di CBD e THC e delle modalità di assunzione. In alcuni soggetti possono manifestarsi disturbi a livello gastrointestinale, come un minore appetito, difficoltà digestive, episodi di dissenteria dovuti alla distensione dei muscoli dell'apparato digerente.

Sono stati riscontrati casi di accelerazione cardiaca. Nei soggetti predisposti si è verificato un aumento dell’asia, comunque ridotto rispetto a chi assume medicinali tradizionali.

Considerando il minor impatto della cannabis sull’organismo, sono molti i pazienti che l’hanno preferita accanto, o in alternativa, ai medicinali tradizionali. 

Il CBD ha ancora meno effetti collaterali

Nella terapia per i disturbi di ADHD è possibile ricorrere al solo CBD, una delle componenti più apprezzate e benefiche della cannabis.

Le proprietà terapeutiche del CBD sono moltissime: il cannabidiolo lenisce gli stati infiammatori, calma il nervosismo e tende a rilassare l’organismo, senza provocare effetti collaterali. 

I suoi effetti sulla concentrazione sono ben noti, la particolarità del CBD è che migliora l'attenzione e non provoca l’effetto sballo.

Si tratta di una componente non psicoattiva della cannabis, che apporta benefici all’organismo, ma non induce alcun tipo di dipendenza psicologica o fisica.

È un potente antidepressivo e ansiolitico, per cui migliora gli stati emotivi e riporta l’umore in una condizione di equilibrio. In medicina, è molto apprezzato per le sue proprietà antiemetiche, tanto che viene somministrato per alleviare la nausea e il vomito provocati dalla chemioterapia. 

CBD vs THC

Nella scelta della cannabis come trattamento per l’ADHD bisogna sempre fare attenzione alla concentrazione e al dosaggio del CBD e del THC. Entrambi fitocannabinoidi benefici per il trattamento dei disturbi psichiatrici, possono però avere effetti differenti sull’organismo.

Il THC è la componente psicoattiva della cannabis, spesso associata all’effetto sballo. Assumerlo può avere effetti inebrianti ed è necessario fare attenzione al dosaggio per evitare un peggioramento dell’ansia. 

Al contrario, il CBD non provoca disturbi di natura psicotica e ha effetti positivi sull’ansia e la depressione.

Il THC ha un valido effetto sedativo che aiuta nei casi di insonnia e stress. Inoltre regola l’appetito e migliora sintomi collegati alla cattiva digestione, come nausea e vomito.

Il cannabidiolo è molto indicato nel trattamento delle convulsioni, tanto da essere stato impiegato come principio attivo nell’Epidiolex. Si tratta di un medicinale da prescrizione indicato per il trattamento di rare forme di epilessia, come la sindrome di Guillain-Barré. Viene prescitto anche a pazienti con la sindrome di Tourette.

Prima di assumere CBD o THC per il trattamento di qualsiasi tipo di patologia, è sempre meglio chiedere un parere al proprio medico curante.

Dove puoi acquistare il CBD

Il CBD è un’opzione estremamente valida per il trattamento dell’ADHD. Rilassa  l’organismo e migliora la concentrazione in modo naturale, senza il ricorso ai farmaci convenzionali.

In commercio è disponibile in varie forme. Sul nostro shop online puoi trovare tutti i migliori preparati a base di CBD, da scegliere a seconda delle tue caratteristiche e delle problematiche da affrontare.

Ogni articolo in vendita nel nostro shop di CBD online è realizzato con cannabis di prima qualità, biologica e priva di pesticidi chimici e fertilizzanti tossici. 

crystalweed
Autore:

Il team di Crystalweed, esperti di cannabis light e prodotti con CBD.

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