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L’utilizzo dei cannabinoidi nel cane anziano per calmare artrosi, ansia e dolori

3 Aprile 2026 alle 10:43
Tempo di lettura: 7 min

CBD cane anziano

In breve: quasi tutti i cani soffrono, da una certa età, di problemi legati a dolore. Non sempre questi problemi sono evidenti per il proprietario ma difficoltà ad alzarsi dalla cuccia, zoppie intermittenti anche temporalmente distanti tra loro, vocalizzi aumentati (aumento di lamenti/sospiri), letargia e così via sono una serie di “segni clinico/comportamentali” che lasciano intendere l’esistenza di una situazione che coinvolga il dolore.


Perchè i cannabinoidi sono utili nella gestione del cane anziano?

In effetti, il meccanismo di funzionamento dei cannabinoidi (e delle altre molecole presenti nel fitocomplesso, argomento che approfondirò più avanti) è simile in uomo e cane: alcuni cannabinoidi si legano direttamente ai recettori CB2 (questi recettori sono maggiormente coinvolti nella nocicezione, ovverosia la percezione del dolore) che sono presenti nel sistema nervoso periferico (SNP) e stimolano un pathway comunicativo simile a quello degli oppioidi: stimolano la produzione di proopiomelanocortina, che a sua volta interagisce con i recettori per gli oppioidi MOR (che appartengono alla stessa famiglia dei recettori CB1/2 - i recettori associati a proteina G) per stimolare il rilascio di beta-endorfine.

Allo stesso modo, alcuni cannabinoidi interagiscono con i recettori per la capsaicina (TPRV1, anche questi implicati nella percezione del dolore e nel mantenimento dell’infiammazione, registrano stimoli nocivi associati al bruciore) modificando la funzionalità dei canali del calcio e “impedendo” (entro certi limiti) la propagazione neuronale dei segnali che porterebbero la percezione del dolore al sistema nervoso centrale (SNC).

Volendo semplificare immaginate una macchina che, attraversata una galleria, si trovi davanti ad un bivio (nel nostro caso la macchina potrebbe essere lo stimolo dolorifico, la galleria la barriera cutanea). Alla fine delle due strade che potrebbe percorrere si trova un garage (il SNC), che è la destinazione della macchina. In questo caso bisognerebbe fare un piccolo sforzo di immaginazione, perchè la nostra macchina dovrebbe sdoppiarsi e intraprendere contemporaneamente le due strade di cui sopra.

Ad un certo punto, ed in particolare un punto non lontano dall’uscita della galleria, una delle due macchine dovrà fermarsi a causa di uno sbarramento (è il caso dei canali TRPV1). L’altra copia invece arriverebbe a destinazione, ma a causa di una distrazione del computer del garage la saracinesca d’ingresso non si apre (è il caso della via CB2).

In altre parole un uso razionale di cannabinoidi, soprattutto se titolati con precisione, consente di gestire il dolore nella sua pienezza. 

Cannabinoidi e artrosi canina: cosa dicono gli studi?

Infografica che spiega come il CBD aiuta nell'artrosi del cane

L'osteoartrosi canina è la condizione più studiata in relazione all'uso dei cannabinoidi nei cani. È una malattia degenerativa cronica che colpisce una percentuale elevata di cani adulti e anziani: le cartilagini che proteggono le articolazioni si deteriorano progressivamente, causando attrito, infiammazione, dolore e riduzione della mobilità. Un cane con artrosi avanzata non è solo un cane che cammina con fatica: è un animale che soffre in modo continuativo, con ricadute sull'umore, sull'appetito e sulla qualità complessiva della vita.

I cannabinoidi, grazie ai pathway fisiologici indicati in precedenza, interagiscono in più modi con la percezione del dolore ed il “mantenimento” dell’infiammazione. Esistono tuttavia alcuni potenziali (e blandi) effetti collaterali, per cui l’utilizzo dei cannabinoidi deve sempre essere portato avanti sotto la guida di un medico veterinario esperto [2].

Una review sistematica con meta-analisi pubblicata su Frontiers in Veterinary Science nel 2023 ha analizzato cinque studi condotti su 117 cani con osteoartrosi. L'olio di CBD full spectrum somministrato per via orale ai cani ha ridotto i punteggi di dolore in modo statisticamente significativo [3].

Uno studio del 2024 ha testato una combinazione di estratto di CBD e olio di krill su 30 cani con osteoartrosi al ginocchio, divisi in tre gruppi - placebo, solo olio di krill, CBD più olio di krill. Il gruppo trattato con la combinazione ha ottenuto i risultati migliori in termini di riduzione del dolore e dell'infiammazione, senza effetti collaterali osservati [4]. Un segnale interessante: il cannabidiolo potrebbe funzionare meglio in associazione con altri integratori antinfiammatori per cani, anche se servono studi più ampi per confermarlo.

Una domanda che molti proprietari si fanno è se il CBD possa sostituire i FANS - i farmaci antinfiammatori non steroidei più usati in medicina veterinaria per gestire il dolore articolare. 

La risposta attuale è no: i meccanismi d'azione sono diversi e i FANS restano la terapia di riferimento per l'osteoartrosi canina. Alcuni studi stanno esplorando l'uso combinato tra fitocannabinoidi e farmaci convenzionali, ma i dati disponibili non sono ancora sufficienti per trarre conclusioni definitive [5]. Se il cane assume già questi farmaci, il veterinario va coinvolto prima di aggiungere qualsiasi integratore cannabinoide. Tuttavia alcune ricerche conducono a pensare che i cannabinoidi, ed in particolare CBG e CBD possano essere efficaci nella gestione di alcuni situazioni legate al dolore [6].

Cannabinoidi e ansia 

L'ansia è un problema frequente in alcuni cani e purtroppo spesso passa inosservata. Può presentarsi come ansia da separazione, paura dei rumori forti, irrequietezza notturna, comportamenti ripetitivi o aggressività insolita.  

In alcuni di questi soggetti si aggiunge una componente legata al dolore cronico: un animale che soffre in modo continuativo sottoposto ad uno stress costante: sarà un animale più reattivo, meno capace di gestire lo stress e più vulnerabile agli stati ansiosi. 

I cannabinoidi agiscono sull'ansia attraverso diversi meccanismi. Uno dei principali è l'interazione con il recettore 5-HT1A, legato alla regolazione della serotonina. Allo stesso tempo i cannabinoidi influenzano anche le aree cerebrali che gestiscono la risposta alla paura e allo stress, tra cui l'amigdala, l'ippocampo e la corteccia prefrontale. 

Uno studio ha verificato che una singola dose di cannabidiolo può ridurre i segni comportamentali e fisiologici dello stress in cani lasciati soli o messi in auto, due situazioni tipicamente ansiogene per molti animali [6]. In un altro caso si è riscontrato che la somministrazione quotidiana di olio di CBD per 24 settimane ha abbassato i livelli di cortisolo - il principale marcatore biologico dello stress - durante test di esposizione ripetuta a situazioni stressanti, con risposte fisiologiche più contenute nel gruppo trattato rispetto al gruppo placebo [8].

Gli studi specifici sull'ansia canina sono meno numerosi e strutturati rispetto a quelli sull'osteoartrosi: i segnali sono positivi, ma il livello di “certezza scientifica” è inferiore rispetto a quello disponibile per il dolore articolare. La review pubblicata su Annual Review of Animal Biosciences nel 2023 conferma che servono studi più ampi e controllati per stabilire protocolli affidabili sull'uso dei cannabinoidi nei disturbi comportamentali del cane [9]. 

I cannabinoidi sono sicuri per un cane anziano?

A dosi ragionevoli, i cannabinoidi hanno un buon profilo di tollerabilità nei cani. Gli effetti collaterali più comuni sono sonnolenza e, raramente, diarrea nelle prime fasi di somministrazione. Gli studi in cui si è inclusa la valutazione degli enzimi epatici dopo trattamenti prolungati non hanno rilevato alterazioni preoccupanti nella maggior parte dei soggetti, anche se un lieve aumento della fosfatasi alcalina è stato osservato in alcuni casi [2-6].

C'è però un aspetto che non va sottovalutato: il cannabidiolo viene metabolizzato dal fegato attraverso gli stessi enzimi che processano molti farmaci comuni. In un cane anziano che assume FANS, antiepilettici, cortisonici o altri medicinali, esiste il rischio di interazioni farmacologiche. Ancora una volta si ribadisce che il confronto con il veterinario prima di iniziare è d’obbligo.

Olio full spectrum, CBD isolato o liposomiale: le differenze che contano

Non tutti i prodotti a base di cannabidiolo sono equivalenti. La distinzione più rilevante per i cani è tra CBD isolato - il solo cannabidiolo purificato, senza altri composti della pianta - e olio full spectrum, che contiene anche cannabinoidi minori, terpeni e altri fitocomposti della canapa in piccole quantità.

Quante gocce di olio al CBD dare al cane?

Gli studi sull'osteoartrosi canina hanno usato prevalentemente full spectrum, con risultati migliori rispetto all'isolato a dosi equivalenti. Questo è coerente con il cosiddetto effetto entourage: i vari componenti della pianta sembrano lavorare meglio in sinergia che separati, potenziando l'effetto complessivo del cannabidiolo. Esiste anche il CBD liposomiale, una forma incapsulata che migliora l'assorbimento intestinale: uno studio ha mostrato che a 20 mg al giorno raggiunge risultati paragonabili al CBD standard somministrato a 50 mg al giorno, con un vantaggio evidente in termini di dosaggio [3].

Per quanto riguarda il dosaggio, lo studio della Cornell University ha identificato 2 mg per kg di peso corporeo due volte al giorno come punto di partenza associato a miglioramenti significativi nel dolore e nella mobilità [2]. Altri studi hanno usato range tra 1 e 10 mg per kg al giorno. Non esiste ancora una linea guida ufficiale consolidata e la risposta individuale varia sensibilmente: alcuni cani rispondono bene a dosi basse, altri richiedono aggiustamenti progressivi nel tempo.

Cosa controllare prima di acquistare e cosa aspettarsi davvero

I cannabinoidi non sono una soluzione immediata: i miglioramenti, quando ci sono, si osservano generalmente dopo 2-4 settimane di somministrazione costante. Chi si aspetta un effetto rapido paragonabile a quello di un antidolorifico per cani tradizionale resterà probabilmente deluso, perché questi prodotti hanno un effetto graduale e cumulativo, non “acuto”.

Prima di scegliere un prodotto, alcune verifiche sono indispensabili:

  • controllare che i cannabinoidi siano estratti da canapa industriale certificata con meno dello 0,2% di THC;
  • cercare prodotti con certificazione di analisi di terze parti (COA), un documento che attesta la composizione effettiva del prodotto, la concentrazione reale di cannabinoidi e l'assenza di contaminanti come metalli pesanti o pesticidi;

Un cane anziano con artrosi, dolori e ansia merita un approccio integrato, costruito insieme al veterinario. I cannabinoidi possono essere una parte di quel percorso - una integrazione da valutare con attenzione, con aspettative realistiche e un monitoraggio costante nel tempo. Non l'unica risposta, ma una possibilità concreta da esplorare con le giuste informazioni.

E tu hai già provato il CBD con il tuo cane anziano? Ha migliorato qualcosa, oppure non hai notato differenze rispetto a prima? Scrivi la tua opinione nei commenti qui sotto.

Studi Scientifici

  • [1] Di Salvo A., Conti M.B., Della Rocca G. - Frontiers in Veterinary Science, 2023;
  • [2] Gamble L.J., Boesch J.M., Frye C.W. et al. - Frontiers in Veterinary Science, 2018;
  • [3] Patikorn C., Nerapusee O., Soontornvipart K. et al. - Frontiers in Veterinary Science, 2023;
  • [4] Cannabidiol plus krill oil supplementation improves chronic stifle osteoarthritis in dogs - The Veterinary Journal, 2024;
  • [5] Talsma B., Hochman Elam L., McGrath S. et al. - Frontiers in Veterinary Science, 2024;
  • [6] Amato R, Pacifico E, Lotito D, Iervolino V, Pierantoni L, Cortese L, Musco N, Lombardi P, Mastellone V, Pero ME. Effects of a Cannabinoid-Based Phytocomplex (Pain ReliefTM) on Chronic Pain in Osteoarthritic Dogs. Animals (Basel). 2025 Jan 5;15(1):101. doi: 10.3390/ani15010101. PMID: 39795044; PMCID: PMC11718910.
  • [7] Hunt A.B.G. et al. - Frontiers in Veterinary Science, 2023;
  • [8] Daily dosing of cannabidiol demonstrates a positive effect on measures of stress in dogs - Journal of Animal Science, 2024;
  • [9] Corsato Alvarenga I., Panickar K.S., Hess H., McGrath S. - Annual Review of Animal Biosciences, 2023.
Dott. Ruggero Amato

Ricercatore indipendente e consulente per l'Università degli Studi Federico II di Napoli, primo ricercatore a testare la cannabis in zootecnia (nel 2019) come integratore per diminuire i livelli di stress e migliorare le produzioni animali, ad oggi si occupa di sviluppo e ricerca di prodotti veterinari a base di estratti di cannabis e cannabinoidi, è il direttore del Comitato Tecnico Scientifico di Canapa Sativa Italia e reviewer per diverse riviste indicizzate che si occupano di cannabis e cannabinoidi.

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