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CBD contro la sclerosi multipla: cosa dice la scienza nel 2026

11 Febbraio 2026 alle 12:44
Tempo di lettura: 12 min
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Sei affetto dalla sclerosi multipla o hai una persona cara che soffre di questa malattia neurodegenerativa e vuoi una soluzione naturale per contrastarla? Leggi i diversi studi sul CBD contro la sclerosi multipla che ti abbiamo riportato qui; in America sono state portate avanti diverse ricerche scientifiche che dovresti conoscere.

Olio di CBD con elementi medici che rappresentano la sclerosi multipla e il sistema nervoso centrale

Oltre 2,8 milioni di persone nel mondo convivono con la sclerosi multipla, una malattia neurodegenerativa che attacca il sistema nervoso centrale provocando sintomi invalidanti. 

Il dolore cronico, gli spasmi muscolari, l'affaticamento estremo e la progressiva perdita di mobilità rendono questa patologia una delle sfide più complesse della neurologia moderna.

Negli ultimi vent'anni, la ricerca scientifica ha esplorato con crescente interesse il ruolo del cannabidiolo (CBD) e dei cannabinoidi nel trattamento dei sintomi.

La sclerosi multipla rimane incurabile, questo è vero, però numerosi studi clinici documentano come questi composti naturali possano alleviare dolore, ridurre spasmi e infiammazione, migliorando concretamente la vita quotidiana dei pazienti. 

L'Italia ha autorizzato nel 2013 il primo farmaco a base di cannabinoidi per questa indicazione, riconoscendo ufficialmente il potenziale terapeutico della cannabis medicale.

Perché nella sclerosi multipla il corpo attacca se stesso?

La sclerosi multipla è una patologia autoimmune cronica dove il sistema immunitario, per ragioni ancora non del tutto chiare, aggredisce le strutture del proprio sistema nervoso centrale. 

Il bersaglio principale di questo attacco è la mielina, la guaina protettiva che avvolge le fibre nervose come l'isolante di un cavo elettrico. Nel momento in cui la mielina viene danneggiata, i segnali nervosi rallentano o si bloccano completamente, causando i sintomi caratteristici della malattia.

Il processo inizia con un'infiammazione che distrugge la mielina e gli oligodendrociti, le cellule che la producono. Nelle zone colpite si formano le "placche demielinizzate", aree cicatriziali che hanno dato il nome alla patologia. Con il passare del tempo, si verifica una perdita progressiva di neuroni e assoni, con accumulo di disabilità neurologica che può diventare permanente.

La malattia colpisce soprattutto giovani adulti tra i 20 e i 50 anni, con una netta prevalenza femminile (rapporto circa 3:1). La distribuzione geografica mostra maggiore incidenza nelle popolazioni lontane dall'equatore, suggerendo un possibile ruolo della vitamina D e dell'esposizione solare tra le cause della sclerosi multipla.

Anche i fattori genetici, ambientali e infettivi contribuiscono probabilmente allo sviluppo della sclerosi.

Esistono diverse forme cliniche di sclerosi multipla, ciascuna con un decorso caratteristico:

  • SM recidivante-remittente (SMRR): la forma più comune (circa 85% dei casi all'esordio), con episodi acuti alternati a periodi di remissione;
  • SM primariamente progressiva (SMPP): peggioramento graduale dall'inizio, senza remissioni;
  • SM secondariamente progressiva (SMSP): inizia come SMRR poi evolve in progressione continua;
  • SM progressiva con ricadute (SMPR): progressione costante con occasionali episodi acuti.

I sintomi della sclerosi multipla

La spasticità muscolare colpisce oltre l'80% dei pazienti durante il decorso della malattia.

Si manifesta con contrazioni involontarie, rigidità, crampi dolorosi e difficoltà nei movimenti. Alcuni pazienti descrivono la sensazione di avere "muscoli di cemento" che si rifiutano di obbedire ai comandi del cervello. Gli spasmi possono arrivare improvvisamente, soprattutto durante la notte, interrompendo il sonno e causando dolore acuto.

Il dolore neuropatico affligge una percentuale elevata di persone con SM, con stime che variano dal 50% all'86% secondo le diverse rilevazioni. Non è un dolore comune: le persone parlano di bruciore costante, scosse elettriche improvvise, formicolii intensi. La nevralgia del trigemino, una delle manifestazioni più dolorose, provoca fitte lancinanti al volto che alcuni descrivono come "pugnalate" o "scariche elettriche".

Tra gli altri sintomi:

  • affaticamento profondo, sia fisico che mentale;
  • problemi alla vista, con sdoppiamento visivo o perdita temporanea;
  • disturbi cognitivi: difficoltà di concentrazione, lacune di memoria, sensazione di annebbiamento mentale;
  • problemi vescicali e intestinali, con incontinenza;
  • vertigini e perdita di equilibrio;
  • difficoltà nel linguaggio e nella deglutizione;
  • disturbi sessuali;
  • depressione e ansia.

La variabilità dei sintomi da persona a persona rende questa malattia particolarmente complessa da trattare. 

Due pazienti possono avere esperienze completamente diverse, richiedendo approcci terapeutici personalizzati.

Occorre bene segnalare una cosa: stanchezza, dolore e difficoltà motorie possono comparire sia nell'ipermobilità articolare che nella sclerosi multipla, rendendo talvolta il quadro clinico meno immediato da interpretare.

Le terapie attuali

Le attuali strategie terapeutiche si dividono in 2 categorie principali: terapie modificanti la malattia e terapie sintomatiche.

Le terapie modificanti mirano a ridurre il numero e la gravità delle ricadute, rallentare la progressione e mantenere periodi di remissione più lunghi. Gli immunomodulatori e immunosoppressori quali interferone beta, glatiramer acetato, fingolimod, natalizumab e ocrelizumab hanno dimostrato efficacia nel modificare il decorso della malattia.

L'ocrelizumab, approvato anche per la forma primariamente progressiva, ha segnato un importante progresso. Tuttavia, questi farmaci possono causare effetti collaterali significativi: reazioni al sito di iniezione, sintomi simil-influenzali, aumento del rischio di infezioni, problemi epatici, depressione. La tollerabilità limitata porta alcuni pazienti a interrompere le terapie.

Le terapie sintomatiche si concentrano sul dare sollievo dai sintomi invalidanti. Per la spasticità si usano baclofene, tizanidina e benzodiazepine. Il dolore neuropatico viene trattato con anticonvulsivanti quali gabapentin e pregabalin, oppure antidepressivi. La tossina botulinica trova impiego per spasmi localizzati.

Purtroppo, l'efficacia di questi farmaci è spesso parziale e gli effetti collaterali possono essere problematici: sonnolenza, confusione mentale, debolezza muscolare, dipendenza (nel caso delle benzodiazepine). Molti pazienti riferiscono che i farmaci tradizionali non controllano adeguatamente il dolore e la spasticità, lasciando spazio a terapie complementari.

Proprio questa insoddisfazione con le opzioni disponibili ha spinto la ricerca verso i cannabinoidi, composti che agiscono su meccanismi diversi rispetto ai farmaci convenzionali.

Il sistema endocannabinoide: il ponte tra cannabis e sistema nervoso

Per capire in che modo il CBD possa aiutare nella sclerosi multipla, dobbiamo conoscere il sistema endocannabinoide. Scoperto negli anni '90, questo sistema biologico è presente in tutto l'organismo e regola numerosi processi: dolore, infiammazione, risposta immunitaria, sonno, appetito, umore. Praticamente il CBD interagisce con il corpo umano attraverso questo sistema.

Il sistema endocannabinoide è composto da:

  • endocannabinoidi: sostanze prodotte naturalmente dal corpo, come l'anandamide e il 2-AG;
  • recettori cannabinoidi: principalmente CB1 e CB2;
  • enzimi: che sintetizzano e degradano gli endocannabinoidi.

I recettori CB1 si trovano principalmente nel sistema nervoso centrale e periferico. Quando vengono attivati, possono ridurre il rilascio di neurotrasmettitori, dosando così la percezione del dolore e le contrazioni muscolari. I recettori CB2 si localizzano soprattutto nelle cellule del sistema immunitario e quando stimolati possono ridurre l'infiammazione.

Nella sclerosi multipla, il sistema endocannabinoide sembra essere alterato. Alcuni studi hanno riscontrato livelli aumentati di endocannabinoidi nel liquido cerebrospinale di pazienti con SM, probabilmente un tentativo dell'organismo di auto-proteggersi dall'infiammazione e dal danno.

I cannabinoidi della cannabis, come il CBD e il THC, hanno una struttura chimica simile agli endocannabinoidi. Possono quindi interagire con i recettori CB1 e CB2, producendo effetti terapeutici. Il THC si lega direttamente ai recettori, mentre il CBD agisce in modo più indiretto, regolando il sistema e potenziando l'azione degli endocannabinoidi naturali.

Gli studi clinici sulla cannabis

La ricerca scientifica sui cannabinoidi nella sclerosi multipla ha seguito un percorso progressivo, accumulando evidenze sempre più solide.

Lo studio CAMS (2003)

Nel 2003 venne pubblicato il primo importante studio controllato randomizzato su 630 pazienti con SM. I partecipanti ricevettero per 15 settimane un estratto di cannabis (contenente 2,5 mg THC + 1,25 mg CBD), THC puro (Marinol) oppure placebo [1].

I risultati furono promettenti: i pazienti trattati con cannabinoidi riportarono miglioramenti significativi nel dolore, nella spasticità soggettiva, nella qualità del sonno e nei sintomi depressivi. La scala di Ashworth, usata per misurare il tono muscolare in modo oggettivo, non mostrò differenze significative, però questo risultato fu attribuito ai limiti dello strumento di misura piuttosto che all'inefficacia del trattamento.

Un follow-up di 12 mesi con l'80% dei pazienti originali confermò i benefici. Con scale di misurazione più sensibili come il Rivermead Mobility Index, i miglioramenti nella spasticità e nella mobilità risultarono evidenti [2].

L'era del Sativex (2010-2011)

Nel 2010, Wade e colleghi pubblicarono una meta-analisi che combinava i risultati di tre studi randomizzati controllati su 666 pazienti trattati con nabiximols (nome commerciale Sativex), uno spray orale contenente THC e CBD in rapporto 1:1. I risultati dimostrarono che il nabiximols riduce la spasticità ed è ben tollerato [3].

Lo studio più importante arrivò nel 2011: un trial di fase III nella Repubblica Ceca utilizzò un disegno particolare. Prima furono arruolati 572 pazienti, a tutti venne somministrato Sativex per 4 settimane. Solo i 272 che mostrarono un miglioramento superiore al 20% nella spasticità (gli "early responders") continuarono per altre 12 settimane [4].

I punteggi NRS per la spasticità diminuirono in media di 3,01 punti (da 6,91 a 3,9), un miglioramento clinicamente rilevante. Anche la frequenza degli spasmi e i problemi legati al sonno migliorarono significativamente. Questo trial di fase III fu il primo a identificare una riduzione clinicamente significativa della spasticità indotta dal nabiximols, aprendo la strada all'approvazione regolatoria.

Sativex in Italia: approvazione e accesso

Il 30 aprile 2013, l'Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) ha autorizzato il Sativex in Italia per il trattamento della spasticità da moderata a grave in persone con sclerosi multipla che non hanno risposto adeguatamente ad altri farmaci antispastici. Si tratta del primo farmaco a base di cannabinoidi approvato nel nostro paese per questa indicazione.

Il Sativex contiene estratto standardizzato di Cannabis sativa con THC e CBD in rapporto 1:1. Ogni spruzzo fornisce 2,7 mg di THC e 2,5 mg di CBD. Il farmaco si applica per via oromucosale (spray sotto la lingua o all'interno della guancia), permettendo un assorbimento rapido e un controllo preciso del dosaggio.

L'AISM (Associazione Italiana Sclerosi Multipla) ha riconosciuto ufficialmente il ruolo della cannabis nella SM, sottolineando le proprietà analgesiche, antinfiammatorie, antispastiche e anticonvulsivanti. L'associazione ha chiesto alle istituzioni di garantire uniformità territoriale nella prescrizione, erogazione e dispensazione dei prodotti a base di cannabis terapeutica.

In Italia, dal 2015, è prevista la rimborsabilità della cannabis per il trattamento del dolore cronico e della spasticità nella sclerosi multipla. Tuttavia, l'accesso ai farmaci cannabinoidi non è uniforme in tutte le regioni: alcune hanno regolamentato la rimborsabilità per terapie domiciliari e ospedaliere, altre no. Questa disomogeneità crea disparità nell'accesso alle cure per i pazienti.

Oltre al Sativex, in Italia sono disponibili altre preparazioni a base di cannabis presso farmacie autorizzate: varietà quali Bedrocan, Bediol, Bedrolite e Bedrobinol possono essere prescritte dai medici e preparate sotto forma di infiorescenze, oli o estratti.

Per approfondire come funziona il Sativex, come si usa e chi può ottenerlo, leggi la nostra [guida completa al Sativex e alla sclerosi multipla.

CBD vs THC

Il THC (delta-9-tetraidrocannabinolo) è il principale cannabinoide psicoattivo della cannabis. Si lega direttamente ai recettori CB1 nel cervello, producendo gli effetti euforizzanti associati alla marijuana. Per uso terapeutico, il THC ha dimostrato efficacia contro dolore, nausea, spasticità e inappetenza, però può causare alterazioni cognitive, ansia, tachicardia.

Il CBD (cannabidiolo) non produce effetti psicoattivi. Non si lega direttamente ai recettori CB1, agisce invece come modulatore del sistema endocannabinoide, potenziando gli endocannabinoidi naturali e influenzando altri recettori, tipo i vanilloidi (coinvolti nel dolore). Il CBD ha proprietà antinfiammatorie, neuroprotettive, ansiolitiche e anticonvulsivanti ben documentate.

Quando combinati, THC e CBD producono quello che viene chiamato "effetto entourage": i due cannabinoidi agiscono in sinergia, potenziandosi a vicenda. Il CBD può anche mitigare alcuni effetti collaterali del THC, ad esempio l'ansia e la tachicardia. Per questo motivo, molte preparazioni mediche contengono entrambi i cannabinoidi in proporzioni bilanciate.

Come agiscono i cannabinoidi nella SM

I cannabinoidi esercitano i loro effetti terapeutici attraverso diversi meccanismi.

Azione antispastica

Il THC, legandosi ai recettori CB1 presenti sulle cellule nervose, riduce il rilascio di neurotrasmettitori eccitatori che causano contrazioni muscolari involontarie. Tale meccanismo spiega l'efficacia dimostrata contro la spasticità. Il CBD potenzia questa azione attraverso vie indirette, regolando l'attività dei canali ionici e dei recettori.

Effetto analgesico

Il dolore neuropatico nella SM deriva dal danneggiamento delle fibre nervose. I cannabinoidi agiscono su molteplici livelli del sistema di trasmissione del dolore: riducono il rilascio di sostanze algogene, modulano l'eccitabilità dei neuroni sensoriali, attivano vie inibitorie discendenti nel midollo spinale. Il CBD, in particolare, agisce sui recettori vanilloidi TRPV1, coinvolti nella percezione del dolore.

Proprietà antinfiammatorie

L'infiammazione è centrale nella patogenesi della SM. I recettori CB2, abbondanti sulle cellule immunitarie, quando stimolati dai cannabinoidi riducono il rilascio di citochine pro-infiammatorie quali TNF-alfa, interleuchina-1 e interleuchina-6. Studi preclinici hanno dimostrato che il CBD può ridurre l'infiltrazione di cellule immunitarie nel sistema nervoso centrale e diminuire la formazione di nuove placche demielinizzate.

Neuroprotezione

Alcuni dati suggeriscono che i cannabinoidi, specialmente il CBD, possano avere effetti neuroprotettivi, proteggendo i neuroni dal danno ossidativo e dall'apoptosi (morte cellulare programmata). Tale potenziale neuroprotettivo potrebbe aiutare a rallentare la progressione della malattia, sebbene siano necessari studi più approfonditi per confermare questa ipotesi [5].

Effetti collaterali e sicurezza

Un aspetto da considerare nella valutazione di qualsiasi terapia è il rapporto rischio-beneficio.

Gli studi sui cannabinoidi nella sclerosi multipla hanno documentato un profilo di sicurezza generalmente buono, con effetti collaterali per lo più lievi o moderati.

Gli effetti indesiderati più frequentemente riportati sono:

  • stordimento e vertigini: l'effetto collaterale più comune, specialmente all'inizio del trattamento;
  • secchezza delle fauci: causata dall'interazione con i recettori cannabinoidi nelle ghiandole salivari;
  • fatica: alcuni pazienti riferiscono sonnolenza, soprattutto con dosi elevate;
  • disturbi gastrointestinali: nausea, diarrea o costipazione in alcuni casi;
  • disorientamento: sensazione di confusione mentale transitoria.

Una preoccupazione legittima riguarda i possibili effetti psichiatrici, dato che i pazienti con SM possono già soffrire di depressione, ansia e disturbi cognitivi. Le analisi hanno mostrato però risultati rassicuranti: euforia riportata solo nel 2,2% dei pazienti, depressione nel 2,9% dei casi, solo 3 casi di psicosi documentati in migliaia di pazienti trattati.

Significativamente, non sono stati registrati fenomeni di tolleranza (necessità di aumentare progressivamente la dose) o sindromi da astinenza, anche quando il trattamento veniva interrotto bruscamente.

Dosaggio e modalità d'uso

Il dosaggio dei cannabinoidi nella sclerosi multipla deve essere personalizzato. Non esiste una dose universale valida per tutti, la risposta individuale varia in base a numerosi fattori: gravità dei sintomi, peso corporeo, metabolismo, sensibilità individuale ai cannabinoidi.

L'approccio raccomandato segue il principio "start low, go slow" (inizia basso, procedi lentamente):

  1. fase iniziale: iniziare con dosaggi molto bassi per valutare la tollerabilità;
  2. titolazione graduale: aumentare progressivamente la dose ogni 3-7 giorni;
  3. dose minima efficace: raggiungere il dosaggio che fornisce benefici con minimi effetti collaterali;
  4. mantenimento: una volta trovata la dose ottimale, mantenerla costante.

Per il Sativex, il protocollo standard prevede: prima settimana 1 spruzzo la sera, seconda settimana 1 spruzzo mattina e sera, settimane successive aumento progressivo fino a un massimo di 12 spruzzi al giorno. La maggior parte dei pazienti trova beneficio con 4-8 spruzzi al giorno, distribuiti nell'arco della giornata.

Per oli contenenti solo CBD o combinazioni di cannabinoidi: concentrazione 5-10% iniziare con 3-4 gocce al giorno per 7-10 giorni, aumento graduale aggiungendo 3-4 gocce mattina e sera se i sintomi persistono. Alcune persone necessitano di concentrazioni del 15-20% per sintomi severi.

Il CBD va assunto preferibilmente sotto la lingua (via sublinguale) dove viene assorbito rapidamente attraverso le mucose. Mantenere l'olio sotto la lingua per 60-90 secondi prima di deglutire massimizza l'assorbimento.

Interazioni farmacologiche

I cannabinoidi sono metabolizzati principalmente dal fegato attraverso gli enzimi del citocromo P450, in particolare CYP3A4 e CYP2C19. Questi stessi enzimi metabolizzano numerosi farmaci, creando potenziali interazioni.

Esistono farmaci che possono interagire con i cannabinoidi: anticoagulanti (warfarin), anticonvulsivanti (clobazam, valproato), immunosoppressori (tacrolimus, ciclosporina), benzodiazepine, antidepressivi (SSRI, triciclici).

Alcuni farmaci comunemente usati nella SM richiedono particolare attenzione. I pazienti in terapia con baclofene, tizanidina o benzodiazepine per la spasticità potrebbero sperimentare sedazione aumentata se assumono anche cannabinoidi.

È indispensabile informare sempre il medico di tutti i farmaci assunti prima di iniziare terapie cannabinoidi, monitorare attentamente eventuali cambiamenti negli effetti dei farmaci abituali, ed eseguire controlli ematici periodici per farmaci con margine terapeutico stretto.

Considerazioni legali e accesso in Italia

La situazione legale della cannabis terapeutica in Italia merita chiarimento. Il Sativex è un farmaco regolarmente autorizzato, prescrivibile da qualsiasi medico per l'indicazione approvata (spasticità nella SM non responsiva ad altri trattamenti).

Altre preparazioni a base di cannabis possono essere prescritte secondo il Decreto Ministeriale del 9 novembre 2015, che ha inserito la cannabis nelle sostanze utilizzabili per finalità terapeutiche. Le indicazioni per cui può essere prescritta sono: dolore cronico e dolore associato a sclerosi multipla, nausea e vomito causati da chemioterapia, stimolazione dell'appetito in patologie quali AIDS, anoressia, cachessia, effetto ipotensivo nel glaucoma, riduzione dei movimenti involontari in sindrome di Tourette.

La cannabis terapeutica è una prescrizione a carico del paziente in alcune regioni, in altre è prevista la rimborsabilità. Le regioni che hanno normato la rimborsabilità sono: Toscana, Liguria, Puglia, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Marche, Abruzzo, Sicilia, Campania, Umbria e Lazio. Le modalità variano da regione a regione.

I prodotti a base di CBD derivati da canapa con THC inferiore allo 0,2% sono legali e liberamente acquistabili. Non sono considerati farmaci, vanno utilizzati come integratori alimentari. Possono offrire benefici per sintomi lievi o come supporto complementare, però per sintomi severi è preferibile ricorrere a preparazioni mediche con dosaggi controllati e supervisione medica.

Quando rivolgersi al medico specialista

L'utilizzo di cannabinoidi nella sclerosi multipla dovrebbe sempre avvenire sotto supervisione medica, specialmente quando si usano preparazioni contenenti THC. Un neurologo esperto in SM può valutare se i cannabinoidi sono appropriati per il caso specifico, escludere controindicazioni, prescrivere preparazioni mediche appropriate, monitorare l'efficacia e gli effetti collaterali, gestire le interazioni con altri farmaci, e aggiustare i dosaggi in base alla risposta.

Alcuni centri specializzati in sclerosi multipla hanno sviluppato esperienza specifica nell'uso della cannabis terapeutica e possono offrire protocolli ben strutturati.

È importante sottolineare che i cannabinoidi non sostituiscono le terapie modificanti la malattia. Queste rimangono fondamentali per rallentare la progressione e ridurre le ricadute. I cannabinoidi vanno considerati un'opzione aggiuntiva per il controllo dei sintomi, non un'alternativa alle terapie di fondo.

Riferimenti Scientifici

  • [1] Zajicek J, Fox P, Sanders H, et al. (2003). "Cannabinoids for treatment of spasticity and other symptoms related to multiple sclerosis (CAMS study): multicentre randomised placebo-controlled trial". The Lancet, 362(9395):1517-1526.
  • [2] Zajicek JP, Sanders HP, Wright DE, et al. (2005). "Cannabinoids in multiple sclerosis (CAMS) study: safety and efficacy data for 12 months follow up". Journal of Neurology, Neurosurgery & Psychiatry, 76(12):1664-1669.
  • [3] Wade DT, Collin C, Stott C, Duncombe P. (2010). "Meta-analysis of the efficacy and safety of Sativex (nabiximols), on spasticity in people with multiple sclerosis". Multiple Sclerosis, 16(6):707-714.
  • [4] Novotna A, Mares J, Ratcliffe S, et al. (2011). "A randomized, double-blind, placebo-controlled, parallel-group, enriched-design study of nabiximols (Sativex), as add-on therapy, in subjects with refractory spasticity caused by multiple sclerosis". European Journal of Neurology, 18(9):1122-1131.
  • [5] Pryce G, Baker D. (2018). "Endocannabinoids in Multiple Sclerosis and Amyotrophic Lateral Sclerosis". Frontiers in Pharmacology, 9:1259.
Dott. Alberto Vazzoler

Dottor Alberto Vazzoler, medico di medicina generale esperto di terapia del dolore e terapie con cannabinoidi.

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6 comments on “CBD contro la sclerosi multipla: cosa dice la scienza nel 2026”

    1. Buonasera Emanuele. Non esiste un dosaggio valido per tutti perchè la reazione all'olio di CBD è diversa per ognuno di noi. Di solito si inizia da poche gocce, io ne prendo 3 la mattina e 3 il pomeriggio, mentre la sera ne prendo 6. Avevo cominciato con l'olio di CBD al 20% Broad Spectrum, ma ora sono passata all'olio di CBD 30% Full Spectrum. Il migliore olio di CBD contro i dolori!

    1. Buongiorno Antonietta,
      i nostri clienti solitamente usano l'olio di CBD 30% Full Spectrum.
      Per maggiori informazioni ci contatti tramite WhatsApp al servizio clienti al numero 327 138 5533.
      Le auguriamo una buona giornata.
      Team Crystalweed.

  1. Quali sono gli effetti dell’olio di canapa sulla sclerosi multipla?
    Solo effetto antinfiammatorio?
    Effetti sulla fibra nervosa?

    1. In realtà non funziona solo come antidolorifico ma anche come antispasmodico e ha effetto immuno-modulatorio. Questo è quello che mi è stato detto da quando lo assumo e devo dire che sto molto meglio.

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