Come addormentarsi velocemente quando non si ha sonno

Quando ci si cerca di addormentare senza avvertire sonnolenza, il momento che dovrebbe essere dedicato al riposo si trasforma in un'esperienza frustrante.
Molte persone trascorrono ore nel letto con gli occhi spalancati, mentre la mente continua a produrre pensieri e il corpo resta in tensione. Tale situazione non è semplicemente un fastidio passeggero: la difficoltà ad addormentarsi può compromettere le attività quotidiane e deteriorare il benessere psicofisico.
La scienza del sonno ha identificato numerosi fattori che impediscono l'inizio del riposo notturno, dalle alterazioni del ritmo circadiano agli squilibri ormonali, passando per abitudini comportamentali sbagliate. Esistono tuttavia strategie validate dalla ricerca scientifica che permettono di facilitare la transizione dalla veglia al sonno, anche nelle circostanze più difficili. L'approccio più efficace combina tecniche di rilassamento fisico, strategie per gestire l'attività mentale e modifiche ambientali che agevolano naturalmente l'addormentarsi.
Comprendere la latenza del sonno e il suo significato
Il tempo necessario per addormentarsi viene definito latenza del sonno, ovvero l'intervallo che intercorre dal momento in cui ci si corica al momento in cui si inizia effettivamente a dormire. In condizioni normali, questo periodo dovrebbe oscillare tra i 10 e i 20 minuti: una finestra temporale che permette al corpo di completare la transizione fisiologica dalla veglia al sonno [1].
Una latenza inferiore ai 10 minuti potrebbe indicare una privazione cronica di sonno, segnalando che l'organismo è eccessivamente affaticato. Al contrario, impiegare più di 30-45 minuti è un segnale di possibili disturbi del sonno che meritano attenzione. Questa difficoltà non si limita a ridurre le ore totali di riposo: compromette anche l'efficienza del sonno, ovvero il rapporto tra tempo effettivamente dormito e tempo trascorso a letto.
L'incapacità di addormentarsi rapidamente può derivare da molteplici cause: stress psicologico, preoccupazioni ricorrenti, squilibri nella produzione di melatonina, esposizione serale alla luce blu dei dispositivi elettronici, oppure una desincronizzazione dell'orologio biologico interno rispetto all'ambiente esterno. Per questo motivo, affrontare il problema richiede un approccio integrato che agisca simultaneamente su diversi livelli. Qui sotto vedremo dei rimedi contro l'insonnia o tecniche per indurre il sonno.
Tecniche di rilassamento per indurre il sonno
Il metodo della respirazione 4-7-8
Tra le strategie più efficaci per agevolare l'addormentamento figura la tecnica respiratoria 4-7-8, sviluppata dal medico Andrew Weil sulla base del pranayama, l'antica pratica yogica di controllo del respiro. Questa tecnica agisce come un tranquillante naturale per il sistema nervoso, spostando l'organismo dalla modalità di allerta (gestita dal sistema nervoso simpatico) alla modalità di riposo (coordinata dal sistema parasimpatico).
L'esecuzione è molto semplice: dopo aver espulso completamente l'aria dai polmoni attraverso la bocca, si inspira silenziosamente dal naso contando mentalmente fino a 4, si trattiene il respiro per 7 secondi, quindi si espira dalla bocca producendo un leggero sibilo mentre si conta fino a 8. Il ciclo va ripetuto almeno tre volte consecutive.
La fase più rilevante è la ritenzione del respiro per 7 secondi, durante la quale l'ossigeno viene distribuito efficacemente in tutto il corpo, riducendo la frequenza cardiaca e la pressione arteriosa. Quando lo stress e l'ansia mantengono il sistema nervoso in uno stato di iperattivazione, questa tecnica consente di ristabilire l'equilibrio fisiologico necessario per il riposo [2].
Rilassamento muscolare progressivo
Un'altra metodologia particolarmente efficace è il rilassamento muscolare progressivo, sviluppato dal medico Edmund Jacobson negli anni '30. Tale tecnica si basa sul principio che la tensione mentale si manifesta attraverso una contrazione muscolare involontaria, e che rilasciare consapevolmente questa tensione fisica agevola anche il rilassamento psicologico.
L'esecuzione prevede di contrarre intensamente un gruppo muscolare per 5-10 secondi, per poi rilasciarlo completamente, avvertendo la differenza tra tensione e rilassamento. Si procede sistematicamente partendo dai piedi (contrarre le dita e i muscoli del piede), proseguendo con i polpacci, le cosce, i glutei, l'addome, il torace, le spalle, le braccia, le mani, il collo e infine i muscoli facciali.
La sequenza completa richiede circa 15-20 minuti e produce un effetto di rilassamento profondo che perdura nel tempo. Studi clinici hanno dimostrato l'efficacia di questa pratica nel ridurre l'ansia anticipatoria legata al sonno e nel facilitare la transizione verso le prime fasi del riposo notturno. Uno studio del 2022 ha confermato che il rilassamento muscolare progressivo aumenta il tempo trascorso nel sonno a onde lente, la fase più ristorativa del riposo [3].
Visualizzazione guidata e imagery mentale
La mente umana può essere sia il principale ostacolo al sonno che un alleato per facilitarlo. La tecnica della visualizzazione sfrutta la capacità dell'immaginazione di influenzare lo stato fisiologico dell'organismo. La ricerca ha dimostrato che le persone che visualizzano scenari rilassanti prima di dormire si addormentano significativamente più velocemente rispetto a chi non utilizza questa strategia.
L'efficacia della visualizzazione dipende dalla capacità di creare immagini mentali dettagliate e coinvolgenti. Gli scenari naturali risultano particolarmente potenti: immaginare di trovarsi su una spiaggia al tramonto, ascoltando il suono delle onde che si infrangono sulla riva, oppure visualizzare una foresta silenziosa con la luce filtrata tra le foglie, permette alla mente di distogliersi dalle preoccupazioni quotidiane. L'obiettivo è far sì che l'immagine scelta occupi completamente lo spazio mentale, impedendo ai pensieri ansiogeni di interferire con il processo di addormentamento.
Strategie per gestire la mente iperattiva

Il paradosso dell'intenzione di dormire
Uno degli aspetti più controintuitivi della scienza del sonno riguarda il cosiddetto paradosso dell'intenzione: più si cerca attivamente di addormentarsi, più il sonno diventa difficile da raggiungere. Quando la mente si focalizza ossessivamente sull'obiettivo di dormire, attiva meccanismi di allerta che mantengono il cervello in uno stato di veglia. La preoccupazione di non riuscire ad addormentarsi genera ansia, che a sua volta stimola il rilascio di cortisolo (l'ormone dello stress), creando un circolo vizioso.
La soluzione consiste nel modificare il proprio approccio mentale: invece di sforzarsi di dormire, l'obiettivo diventa semplicemente quello di riposare e rilassarsi nel letto. Questa sottile differenza di prospettiva riduce la pressione psicologica e facilita naturalmente l'arrivo del sonno. Gli esperti consigliano di adottare un atteggiamento di accettazione passiva: se il sonno arriva, benissimo; se non arriva immediatamente, va altrettanto bene perché il corpo sta comunque beneficiando del riposo.
La regola dei 20 minuti
Un principio fondamentale dell'igiene del sonno stabilisce che, se dopo circa 20 minuti a letto non si è ancora preso sonno, è controproducente rimanere distesi continuando a sforzarsi. Permanere a letto senza dormire crea un'associazione negativa nella mente tra il luogo del riposo e lo stato di veglia, peggiorando nel tempo il problema dell'insonnia.
La strategia consigliata prevede di alzarsi e spostarsi in un'altra stanza, dedicandosi a un'attività tranquilla e ripetitiva: leggere un libro con illuminazione soffusa (evitando thriller o testi stimolanti), ascoltare musica rilassante, praticare esercizi di respirazione o stretching leggero. L'attività scelta non deve essere troppo stimolante né richiedere un'illuminazione intensa. Quando si inizia a percepire sonnolenza, si può tornare a letto. Questo approccio mantiene una forte associazione tra il letto e il sonno, preservando l'efficacia del luogo dedicato al riposo.
Gestione dei pensieri intrusivi
Molte persone riferiscono che, quando si coricano, la mente inizia a produrre un flusso incontrollabile di pensieri: preoccupazioni lavorative, conversazioni non concluse, liste di cose da fare, rimuginio su eventi passati. Questo fenomeno si verifica perché il momento di silenzio e quiete prima di dormire rappresenta spesso l'unica pausa nella giornata, permettendo ai pensieri repressi di emergere.
Una strategia efficace consiste nel creare un "rituale di scarico mentale" prima di coricarsi: dedicare 15-20 minuti, un'ora prima di andare a letto, per scrivere su un diario le preoccupazioni della giornata e gli impegni del giorno successivo. Questo processo di esternalizzazione permette alla mente di "depositare" i pensieri in un luogo sicuro, riducendo la necessità di continuare a elaborarli mentalmente durante la notte. Alcuni trovano utile anche scrivere tre cose positive accadute durante la giornata, per contrastare la tendenza della mente a focalizzarsi sugli aspetti negativi.
Ottimizzazione dell'ambiente e dell'igiene del sonno
Temperatura e condizioni ambientali
L'ambiente fisico in cui si dorme esercita un'influenza significativa sulla capacità di addormentarsi. La temperatura della stanza rappresenta uno dei fattori più importanti: il corpo necessita di una leggera diminuzione della temperatura interna per facilitare l'inizio del sonno. La temperatura ideale per la camera da letto si colloca tra i 16°C e i 20°C, con un optimum intorno ai 18°C.
Questa necessità di raffreddamento spiega perché una doccia calda 60-90 minuti prima di coricarsi favorisca il sonno: l'acqua calda causa una vasodilatazione periferica che, quando si esce dalla doccia, provoca una rapida dispersione del calore corporeo, abbassando la temperatura interna e segnalando al corpo che è il momento di prepararsi al riposo. Una revisione sistematica del 2019 ha confermato che fare un bagno o una doccia calda 1-2 ore prima di andare a letto riduce il tempo necessario per addormentarsi del 36% circa [4].
Oltre alla temperatura, va oscurata completamente la stanza: anche piccole quantità di luce possono interferire con la produzione di melatonina. Le tende oscuranti o una mascherina per gli occhi possono risultare utili, specialmente in ambienti urbani illuminati. Similmente, il silenzio o l'utilizzo di suoni bianchi/rosa può mascherare rumori disturbanti che frammenterebbero il processo di addormentamento.
Gestione della luce blu e dei dispositivi elettronici
L'esposizione alla luce, specialmente quella con lunghezza d'onda blu emessa da smartphone, tablet, computer e televisori, rappresenta uno dei principali antagonisti del sonno nella società moderna. Questa tipologia di luce comunica al nucleo soprachiasmatico dell'ipotalamo (la centralina che regola il ritmo circadiano) che è ancora giorno, inibendo il rilascio di melatonina e mantenendo l'organismo in stato di allerta.
Le ricerche scientifiche raccomandano di evitare l'esposizione ai dispositivi elettronici almeno 1-2 ore prima di coricarsi. Per chi non può rinunciare completamente, esistono soluzioni parziali come l'utilizzo di filtri per la luce blu, l'attivazione delle modalità "notte" sui dispositivi che riducono le emissioni blu, oppure l'uso di occhiali con lenti che bloccano le lunghezze d'onda più problematiche. Tuttavia, l'opzione più efficace rimane quella di sostituire queste attività con alternative non digitali: leggere un libro cartaceo, ascoltare un podcast o un audiolibro, praticare stretching leggero o tecniche di rilassamento.
L'attività fisica
L'esercizio fisico regolare costituisce uno dei più potenti regolatori del ciclo sonno-veglia. L'attività motoria favorisce il rilascio di endorfine che migliorano l'umore e riducono lo stress, aumenta la produzione di adenosina (una sostanza che promuove la sonnolenza), e contribuisce a sincronizzare il ritmo circadiano. Studi epidemiologici mostrano che le persone fisicamente attive si addormentano più rapidamente e godono di un sonno più profondo rispetto agli individui sedentari.
Tuttavia, il timing dell'attività fisica è essenziale: l'esercizio intenso nelle 3-4 ore precedenti il momento di coricarsi può produrre l'effetto opposto, mantenendo il corpo in uno stato di attivazione che ostacola il sonno. L'attività fisica stimola il rilascio di cortisolo e adrenalina, aumenta la temperatura corporea e mantiene il sistema nervoso in stato di allerta. Per questo motivo, gli allenamenti intensi andrebbero concentrati nelle ore mattutine o pomeridiane, riservando la sera a forme di movimento più dolci come yoga, stretching o camminate tranquille.
Cosa fare se non si riesce a dormire

Revisione delle abitudini alimentari serali
L'alimentazione nelle ore precedenti il sonno influenza significativamente la capacità di addormentarsi. Cene abbondanti, cibi pesanti o ricchi di grassi richiedono un impegno digestivo prolungato che mantiene l'organismo attivo quando dovrebbe invece prepararsi al riposo. L'ideale è consumare l'ultimo pasto almeno 3 ore prima di coricarsi, privilegiando alimenti facilmente digeribili.
Particolare attenzione va prestata a caffeina, alcol e nicotina. La caffeina possiede un'emivita di 5-6 ore, il che significa che metà della quantità assunta è ancora presente nell'organismo dopo questo intervallo: un caffè bevuto alle 16 potrebbe avere ancora effetti stimolanti a mezzanotte. L'alcol, pur inducendo inizialmente sonnolenza, frammenta il sonno nelle ore successive e riduce la qualità del riposo REM. La nicotina agisce come stimolante del sistema nervoso, ostacolando l'addormentamento.
Alcuni alimenti contengono invece sostanze che possono favorire il sonno. Il triptofano (presente in latte, banane, noci, semi di zucca) è un precursore della serotonina e della melatonina. Piccole quantità di carboidrati complessi facilitano l'assorbimento del triptofano a livello cerebrale. Una tisana calda a base di camomilla, valeriana o passiflora può contribuire al rilassamento, combinando l'effetto termico del liquido caldo con le proprietà calmanti delle erbe.
Regolarità del ritmo sonno-veglia
Il ritmo circadiano funziona ottimamente quando segue pattern regolari e prevedibili. Andare a letto e svegliarsi approssimativamente agli stessi orari ogni giorno, inclusi i fine settimana, rinforza i segnali temporali interni e facilita sia l'addormentamento che il risveglio. Variazioni significative negli orari, come quelle che si verificano quando si recupera il sonno nel weekend, possono creare un vero e proprio "jet lag sociale" che desincronizza l'orologio biologico.
Questa regolarità è particolarmente importante per le persone che faticano ad addormentarsi. L'organismo sviluppa anticipazioni biologiche basate sui pattern ripetuti: se ci si corica regolarmente alle 23, il corpo inizierà a produrre melatonina e ad abbassare la temperatura corporea già a partire dalle 21-22, preparandosi al riposo imminente. Orari irregolari impediscono la formazione di questi pattern anticipatori.
Quando evitare il sonnellino pomeridiano
Sebbene brevi pisolini possano risultare benefici per recuperare energie durante la giornata, per chi ha difficoltà ad addormentarsi la sera il sonnellino pomeridiano può rappresentare un ostacolo. Dormire durante il giorno riduce la pressione omeostatica del sonno (il "debito di sonno" accumulato) che normalmente facilita l'addormentamento serale.
Se si decide di concedersi un riposo pomeridiano, questo non dovrebbe superare i 15-20 minuti e andrebbe collocato nelle prime ore del pomeriggio (13-15), mai dopo le 16. Pisolini più lunghi permettono l'ingresso nelle fasi di sonno profondo, rendendo il risveglio più difficile e interferendo maggiormente con il sonno notturno. Per chi soffre di insonnia cronica, eliminare completamente il sonnellino diurno può risultare una strategia efficace per consolidare il sonno notturno.
Quando consultare uno specialista
Se le difficoltà di addormentamento persistono nonostante l'applicazione di queste strategie per più di 3-4 settimane, potrebbe essere necessario un consulto con uno specialista del sonno. Esistono infatti disturbi specifici che richiedono interventi mirati: la sindrome delle gambe senza riposo, l'apnea notturna, disturbi del ritmo circadiano, o forme di insonnia che necessitano di approcci terapeutici strutturati come la terapia cognitivo-comportamentale per l'insonnia (CBT-I).
La polisonnografia, un esame non invasivo che registra diversi parametri durante il sonno, può identificare problematiche non evidenti come micro-risvegli frequenti, alterazioni dell'architettura del sonno o episodi respiratori ostruttivi. Affrontare tempestivamente questi disturbi permette di evitare la cronicizzazione del problema e le conseguenze negative sulla salute generale.
Lo specialista potrebbe anche consigliare l'assunzione di gocce di CBD per l'insonnia. Ad esempio, potrebbe prescrivere il nostro olio di CBD per dormire meglio, l'olio night.
Oppure potrebbe ancora prescrivere altre gocce naturali per dormire forti.
Conclusione
Addormentarsi quando non si ha sonno rappresenta una sfida che può essere affrontata efficacemente attraverso un approccio multifattoriale. Sconfiggere l'insonnia può risultare ostico. Le tecniche di respirazione controllata, il rilassamento muscolare progressivo e la visualizzazione guidata forniscono strumenti pratici per indurre lo stato fisiologico necessario al riposo. Gestire la mente iperattiva attraverso strategie cognitive appropriate, creare un ambiente ottimale per il sonno e mantenere abitudini comportamentali coerenti completano il quadro degli interventi possibili.
L'elemento chiave risiede nella costanza: molte di queste tecniche producono risultati significativi solo quando praticate regolarmente nel tempo. Il sonno è un processo complesso che richiede pazienza e dedizione per essere ottimizzato. Investire tempo ed energia nella cura del proprio riposo notturno produce benefici che si ripercuotono positivamente su ogni aspetto della vita diurna, dalla performance cognitiva al benessere emotivo, dalla salute fisica alle relazioni interpersonali.
Riferimenti scientifici
- [1] Iskander A, Jairam T, Wang C, Kendzerska T, Murray BJ, Boulos MI. Valori normali del test multiplo di latenza del sonno negli adulti: una revisione sistematica e meta-analisi. Sleep Medicine, settembre 2023.
Studio che stabilisce che la latenza del sonno normale negli adulti sani è di circa 11,7 minuti, con un range tipico tra 10 e 20 minuti. - [2] Vierra J, Boonla O, Prasertsri P. Effetti della privazione di sonno e del controllo respiratorio 4-7-8 sulla variabilità della frequenza cardiaca, pressione sanguigna, glicemia e funzione endoteliale in giovani adulti sani. Physiological Reports, luglio 2022.
Ricerca che dimostra come la tecnica di respirazione 4-7-8 riduca la pressione sanguigna e la frequenza cardiaca, migliorando l'attivazione del sistema nervoso parasimpatico. - [3] Simon KC, McDevitt EA, Ragano R, Mednick SC. Il rilassamento muscolare progressivo aumenta il sonno a onde lente durante un pisolino diurno. Journal of Sleep Research, agosto 2022.
Studio che conferma come il rilassamento muscolare progressivo aumenti del 125% il tempo trascorso nel sonno a onde lente, la fase più ristorativa del riposo. - [4] Haghayegh S, Khoshnevis S, Smolensky MH, Diller KR, Castriotta RJ. Riscaldamento corporeo passivo tramite doccia o bagno caldo prima di coricarsi per migliorare il sonno: una revisione sistematica e meta-analisi. Sleep Medicine Reviews, agosto 2019. Meta-analisi di 17 studi che dimostra come una doccia o bagno caldo 1-2 ore prima di dormire riduca la latenza del sonno di circa il 36%.

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