10% DI SCONTO iscriviti alla Newsletter

Cosa si può curare con CBD e cannabis (da ricerche scientifiche)

20 Marzo 2026 alle 10:38
Tempo di lettura: 14 min
Autore: Dott. Alberto Vazzoler

Sono tante le malattie curabili con cannabis e CBD secondo gli scienziati e in questo articolo esamineremo le diverse ricerche. Se hai bisogno di ulteriori info scrivi un commento a fondo pagina.

Malattie curabili con il CBD

Insonnia, cancro, sclerosi multipla, epilessia resistente, dolore cronico, disturbi alimentari e ansia sono solo alcune delle patologie per cui la ricerca scientifica ha documentato l'efficacia dei cannabinoidi. Non parliamo di aneddoti: parliamo di studi clinici, revisioni sistematiche e, in alcuni casi, di farmaci già approvati dalle autorità regolatorie internazionali.

La Cannabis sativa è un rimedio naturale conosciuto fin dall'antichità - il suo utilizzo terapeutico risale a circa 6.000 anni fa - ma solo a partire dagli anni Cinquanta i ricercatori hanno iniziato ad isolare i singoli fitocannabinoidi: prima il cannabidiolo (CBD), poi il tetraidrocannabinolo (THC), poi i terpeni e i flavonoidi. Se non sai cos'è il CBD, ti rimandiamo a questo articolo che spiega la definizione di CBD e il suo funzionamento.

La scoperta del sistema endocannabinoide - composto dai recettori CB1 e CB2, dagli endocannabinoidi endogeni come anandamide e 2-AG, e dagli enzimi che li sintetizzano - ha aperto una comprensione completamente nuova del perché queste molecole interagiscano così profondamente con l'organismo umano.

Il risultato, oggi, è che disponiamo di farmaci approvati a base di cannabinoidi - tra cui Epidiolex (CBD puro), Sativex (THC/CBD), dronabinol e nabilone - e di una normativa italiana che, con il DM 9 novembre 2015, riconosce e rimborsa la cannabis terapeutica per sei categorie di patologie specifiche. In Italia vengono prodotte le varietà FM1 e FM2, con diverso contenuto di THC e CBD, destinate alla prescrizione medica.

Anni di proibizionismo hanno rallentato la ricerca, rendendo difficile condurre studi su larga scala. Le evidenze disponibili - dagli studi in vitro agli RCT (randomized controlled trials) sull'uomo - sono però già di valore scientifico considerevole, e l'impatto potenziale su terapie destinate a disturbi molto diffusi è tutt'altro che trascurabile.

In questo articolo trovi una raccolta dettagliata delle patologie trattabili con CBD e cannabinoidi, con i principali studi di riferimento.

Patologie per cui i cannabinoidi sono approvati o rimborsati in Italia

In base al DM 9 novembre 2015, la cannabis terapeutica è rimborsabile dal Servizio Sanitario Nazionale per le seguenti condizioni, quando i trattamenti convenzionali risultano insufficienti o producono effetti collaterali intollerabili:

  • Dolore cronico, in particolare il dolore neuropatico, quando i trattamenti con FANS, cortisonici od oppioidi non producono risultati adeguati;
  • Spasticità associata a dolore, come nella sclerosi multipla o nelle lesioni del midollo spinale;
  • Nausea e vomito da chemioterapia, radioterapia o terapie farmacologiche per HIV/AIDS, quando i trattamenti convenzionali non bastano;
  • Cachessia, anoressia e perdita di appetito nei pazienti oncologici, con HIV/AIDS o con anoressia nervosa;
  • Glaucoma resistente alle terapie convenzionali;
  • Sindrome di Tourette con tic resistenti alle terapie standard.

Queste sono le indicazioni per la cannabis medica a base di THC e CBD (FM1, FM2). Il discorso del CBD come integratore o come farmaco approvato è più ampio e investe anche condizioni non coperte dal decreto.

Infografica che spiega quali sono le malattie curabili con il CBD

Epilessia resistente ai farmaci

L'epilessia è probabilmente il campo in cui il CBD ha ottenuto le evidenze cliniche più solide, con una vera approvazione regolatoria. Nei due terzi dei casi, la malattia esordisce prima dei dodici anni con convulsioni, scatti, movimenti anomali, disturbi della sensibilità e problemi nel linguaggio. Una parte significativa dei pazienti sviluppa epilessia farmacoresistente: i farmaci antiepilettici tradizionali non riescono a controllare le crisi convulsive.

Nel 2018 la FDA ha approvato Epidiolex, un farmaco a base di cannabidiolo puro, per il trattamento della sindrome di Dravet e della sindrome di Lennox-Gastaut, due forme gravi di epilessia infantile resistente. In Italia, Epidyolex è prescrivibile da medici di centri ospedalieri specializzati (neurologi, neuropsichiatri infantili, pediatri) ed è concesso dal SSN per queste indicazioni.

Lo studio su cui si basa l'approvazione - condotto da Devinsky e collaboratori, pubblicato su The Lancet Neurology nel 2016 - ha coinvolto 162 pazienti sotto i trent'anni con epilessia resistente al trattamento. Dopo 12 settimane di trattamento con CBD, si è registrata una diminuzione di quasi il 40% delle crisi motorie mensili [28]. Ricerche israeliane condotte da Tzadok nelle cliniche per l'epilessia pediatrica hanno trattato 74 soggetti con una formulazione orale CBD-enriched: si sono ridotte notevolmente la frequenza delle crisi e, nel 18% dei bambini, la riduzione è stata tra il 75 e il 100% [91].

Una revisione sistematica su 1.034 individui con sindrome di Dravet, sindrome di Lennox-Gastaut e sclerosi tuberosa ha confermato l'efficacia del CBD nella riduzione delle crisi con una tossicità tollerabile.

Il meccanismo d'azione anticonvulsivante del cannabidiolo non passa per i recettori CB1: gli studi suggeriscono un'interazione con i canali del calcio neuronali e con i recettori vanilloidi (TRPV1), il che spiega perché il CBD possa agire sull'epilessia senza produrre effetti psicoattivi [27].

Dolore cronico e dolore neuropatico

Il dolore cronico - quello che persiste oltre i tre-sei mesi - è una delle indicazioni più studiate per i cannabinoidi. Il dolore neuropatico in particolare, causato da lesioni o malattie del sistema somatosensoriale periferico o centrale, è spesso resistente ai trattamenti tradizionali, compreso l'uso prolungato di oppioidi.

La revisione sistematica più citata in questo campo è quella di Whiting e collaboratori, pubblicata su JAMA nel 2015, che ha analizzato 28 ricerche su 2.454 persone con dolore cronico: la maggior parte degli studi incentrati sui cannabinoidi di origine vegetale ha mostrato che l'uso di questi principi attivi allevia il dolore [101].

Andreae e collaboratori nel 2015 hanno condotto una meta-analisi sui dati individuali dei pazienti trattati con cannabis inalata per dolore neuropatico cronico, con risultati favorevoli [5]. Wallace e Wilsey hanno entrambi dimostrato l'efficacia del fiore di cannabis, anche se nel primo caso l'effetto dipendeva dal dosaggio di CBD e degli altri cannabinoidi [98, 102].

Per il dolore da artrite e fibromialgia, diversi studi preclinici e alcuni dati clinici mostrano che i cannabinoidi riducono l'infiammazione e l'ipersensibilità al dolore. Uno studio sull'artrite reumatoide pubblicato sull'European Journal of Rheumatology ha incluso il nabilone tra i farmaci neuromodulatori con potenziale analgesico [75].

La ricerca ha evidenziato anche la possibile applicazione per il dolore oro-facciale, i dolori da lesioni del midollo spinale e la cefalea/emicrania: studi preclinici mostrano che il CBD può ridurre i sintomi di dolore spontaneo e l'ansia indotta dal CGRP (il peptide correlato al gene della calcitonina, coinvolto negli attacchi di emicrania).

Sclerosi multipla e spasticità

La sclerosi multipla è una malattia autoimmune cronica del sistema nervoso centrale per la quale non esiste una cura definitiva. Le lesioni sui motoneuroni provocano spasticità - movimenti disordinati e talvolta incontrollabili - che compromette fortemente la qualità di vita dei pazienti.

Sativex, un farmaco spray oromucosale a base di THC e CBD in rapporto 1:1, è approvato in diversi Paesi europei per il trattamento della spasticità nella sclerosi multipla quando le terapie standard non bastano. La revisione di Wade e collaboratori del 2010 ha analizzato i dati di sicurezza ed efficacia di Sativex sulla spasticità nella SM, con risultati positivi [97]. Un'ulteriore conferma viene da Leocani e collaboratori nel 2015, che hanno valutato gli effetti neurofisiologici del farmaco sulla spasticità progressiva [49].

La revisione di Koppel del 2014, condotta per conto dell'American Academy of Neurology, ha concluso che il THC assunto per via orale è un rimedio efficace a lungo termine per la spasticità, mentre sembra meno efficace a breve termine [47]. Whiting ha raccolto tre studi su pazienti con sclerosi multipla che riportano un miglioramento significativo rispetto al placebo [101].

Lo studio di Svendsen, Jensen e Bach su 24 pazienti con sclerosi multipla ha mostrato come l'intensità del dolore neuropatico associato diminuisse con la somministrazione di dronabinol. Il dolore in questi pazienti è strettamente legato all'infiammazione del sistema nervoso centrale e il CBD, con le sue proprietà terapeutiche e antinfiammatorie documentate, interviene su questa causa a monte.

Nausea e vomito da chemioterapia

I pazienti oncologici in trattamento con chemioterapici soffrono frequentemente di nausea e vomito che peggiorano significativamente la qualità di vita e la tollerabilità delle terapie. Tra i farmaci approvati per questa indicazione ci sono nabilone (commercializzato come Cesamet) e dronabinol (Marinol), entrambi cannabinoidi sintetici.

La revisione di Whiting et al. del 2015 ha passato in rassegna 28 studi per 1.772 partecipanti: i pazienti trattati con cannabinoidi hanno mostrato una risposta antiemetica superiore rispetto al placebo [101]. La revisione Cochrane del 2015 a cura di Smith e collaboratori ha analizzato gli studi disponibili, con tre di essi che mostravano un'assenza completa sia del vomito che della nausea nel gruppo trattato [85].

Meiri e collaboratori nel 2007 hanno confrontato dronabinol da solo, ondansetron da solo e la combinazione dei due: la terapia combinata ha mostrato i risultati migliori nella gestione della nausea ritardata da chemioterapia [58].

È importante notare che per questa indicazione l'effetto del THC sull'inibizione del riflesso emetico è meglio documentato rispetto al CBD isolato, che ad alte dosi può produrre effetti opposti. La combinazione THC/CBD tende a essere la più efficace.

Patologie neurodegenerative: Parkinson, Alzheimer, SLA, Huntington

Morbo di Parkinson

In Italia sono circa 250.000 i pazienti con Parkinson, una patologia neurodegenerativa causata dalla riduzione di dopamina per la perdita progressiva di neuroni nel sistema nervoso centrale. I farmaci a base di levodopa attualmente in uso producono nel tempo movimenti involontari (discinesia), una complicanza che riduce fortemente la qualità di vita.

Carroll e collaboratori nel 2004 hanno dimostrato in uno studio randomizzato in doppio cieco che il nabilone riduce la discinesia indotta da levodopa [21]. Sieradzan e collaboratori nel 2001 hanno raggiunto conclusioni analoghe [84]. Uno studio limitato a 22 pazienti del 2014, condotto da Chagas e collaboratori, ha mostrato una riduzione significativa dei sintomi con la cannabis medicale per uso inalatorio [22].

Morbo di Alzheimer

L'Alzheimer è una malattia neurodegenerativa a base infiammatoria: l'infiammazione neurologica causa disordini cerebrali che portano a demenza e declino cognitivo progressivo. La presenza dei recettori CB1 e CB2 nel sistema nervoso centrale spiega l'interesse per i cannabinoidi in questa patologia.

María L. de Ceballos dell'Istituto Cajal del CSIC studia da quasi vent'anni questi disturbi: una ricerca del 2005 ha mostrato che il CBD ha una funzione neuroprotettiva e scoraggia l'attivazione microgliale, proteggendo i neuroni [94]. Volicer e collaboratori nel 1997 hanno documentato gli effetti del dronabinol sull'anoressia e le perturbazioni comportamentali nei pazienti con Alzheimer [96].

SLA e malattia di Huntington

Nella sclerosi laterale amiotrofica (SLA), i cannabinoidi hanno mostrato proprietà neuroprotettive negli studi preclinici, e Weber e collaboratori nel 2010 hanno condotto un trial randomizzato con THC per i crampi da SLA [100]. Per il morbo di Huntington, una revisione del 2012 dell'American Academy of Neurology ha concluso che "la corea migliora in seguito all'assunzione di nabilone" [8], con miglioramenti nella sfera neuropsichiatrica e comportamentale.

Il sistema endocannabinoide è direttamente coinvolto nella progressione dell'Huntington: studi di neuroimaging hanno documentato una riduzione diffusa dei recettori CB1 nel cervello dei pazienti affetti [95].

Ansia e disturbi psichiatrici

L'ansia - con le sue forme cliniche come il disturbo d'ansia generalizzato (GAD), la fobia sociale, il disturbo di panico e il disturbo post-traumatico da stress (PTSD) - è probabilmente la condizione per cui il cannabidiolo è più cercato dai consumatori. Le evidenze scientifiche supportano in parte questo interesse.

Uno studio randomizzato controllato del 2011 ha coinvolto 24 pazienti con fobia sociale e disturbi di panico: dopo l'assunzione di CBD, i ricercatori hanno rilevato una riduzione dell'ansia sociale indotta dal parlare in pubblico, misurata sia tramite autovalutazioni soggettive che parametri fisiologici (frequenza cardiaca, pressione) [27].

Per il disturbo post-traumatico da stress, il ricercatore Jetly e collaboratori nel 2015 hanno condotto uno studio randomizzato in doppio cieco con nabilone su 10 soldati canadesi con incubi ricorrenti da PTSD: dopo sette settimane di trattamento, il principio attivo si è dimostrato efficace nel ridurre gli incubi [46]. I meccanismi biologici ipotizzati coinvolgono la modulazione dell'anandamide nel sistema nervoso centrale da parte dei cannabinoidi.

Per la depressione le evidenze da studi specifici rimangono limitate, mentre studi condotti su altre malattie con depressione tra i sintomi (dolore cronico, sclerosi multipla) mostrano un effetto positivo sull'umore nei pazienti trattati con cannabinoidi [101].

Disturbi del sonno e insonnia

Più di 12 milioni di italiani - un quarto della popolazione, secondo l'Associazione Italiana per la Medicina del Sonno (AIMS) - hanno difficoltà ad addormentarsi o a mantenere un sonno continuo. L'insonnia si classifica in parasonnie, ipersonnie, disturbi respiratori del sonno (come l'apnea ostruttiva), disturbi del movimento legati al sonno e alterazioni del ritmo circadiano sonno-veglia.

Gli studi disponibili mostrano che i cannabinoidi - in particolare nabilone, capsule THC/CBD, dronabinol e cannabis per inalazione - migliorano la qualità del sonno rispetto al placebo nelle condizioni associate a insonnia secondaria, tra cui sclerosi multipla, dolore cronico e fibromialgia [79]. A basso dosaggio, il THC riduce il tempo di insorgenza del sonno; ad alto dosaggio, l'effetto si inverte.

Il CBD ha un comportamento diverso dal THC sul ciclo del sonno: studi su modelli animali mostrano che il cannabidiolo può migliorare la veglia diurna mantenendo al contempo un sonno notturno riposante, il che lo rende interessante nei casi di sonnolenza diurna patologica e nei disturbi del ritmo circadiano. Ne parliamo di più in questo articolo dedicato a CBD e insonnia.

Infiammazioni croniche intestinali e sindrome dell'intestino irritabile

La sindrome dell'intestino irritabile (IBS) interessa circa il 10% della popolazione mondiale. I sintomi principali - dolori addominali, diarrea, costipazione e gonfiore - sono spiegabili almeno in parte attraverso il sistema endocannabinoide: nel colon sono presenti recettori CB1 sia nella mucosa che negli strati neuromuscolari [104].

Negli esperimenti su ratti, gli endocannabinoidi inibiscono il transito gastrico e l'impulso intestinale. Uno studio farmacologico del 2012 su 36 volontari, condotto da Wong e collaboratori, ha dimostrato che il dronabinol può ridurre la motilità del colon e contrastare sintomi come diarrea e coliche intestinali [103].

Per le malattie infiammatorie intestinali (IBD) - tra cui il morbo di Crohn e la colite ulcerosa - uno studio del 2024 pubblicato su Cureus ha esaminato il potenziale della cannabis nel trattamento di queste condizioni, suggerendo un possibile effetto terapeutico mediato dai recettori CB2 dell'intestino.

Disturbi alimentari: obesità, anoressia, cachessia

Obesità

Il recettore CB1 ha un ruolo centrale nel metabolismo e nella gestione della fame. Questa scoperta ha portato allo sviluppo di rimonabant (commercializzato come Acomplia), un farmaco antagonista del CB1. Negli studi clinici, l'assunzione di rimonabant ha ridotto il desiderio di alimenti dolci e prodotto un dimagrimento significativo nei soggetti obesi. L'interruzione del trattamento ha comportato la ripresa del peso nei pazienti passati al placebo. Lo stesso farmaco ha mostrato un effetto sul tabagismo, con riduzione del rischio cardiovascolare [30].

Anoressia e cachessia

L'anoressia secondaria - perdita di appetito associata a cancro, HIV e AIDS - può portare alla morte. Una revisione sistematica degli studi su dronabinol e cannabis per inalazione ha mostrato che i cannabinoidi riducono efficacemente la sindrome da deperimento nelle infezioni da HIV/AIDS, con un aumento medio del peso di 0,1 kg rispetto a una perdita di 0,4 kg nel gruppo placebo [88]. Nei pazienti oncologici, la combinazione di megestrol acetato con dronabinol ha mostrato risultati superiori rispetto al solo cannabinoide [45].

Patologie della pelle: acne, psoriasi, dermatite atopica

Acne

Uno studio del 2014 pubblicato sul Journal of Clinical Investigation da Oláh e collaboratori ha confermato che il cannabidiolo è un sebostatico: riduce la produzione di sebo da parte delle ghiandole sebacee, inibisce la proliferazione eccessiva delle cellule cutanee e agisce come antinfiammatorio, prevenendo la formazione di aree arrossate intorno ai pori [106]. Uno studio successivo dello stesso gruppo, del 2016, ha approfondito l'efficacia differenziale dei fitocannabinoidi non psicoattivi sui sebociti, con applicazioni per la pelle secca, seborroica e acneica [107].

Psoriasi

La psoriasi è una malattia autoimmune che coinvolge non solo l'epidermide ma anche le articolazioni, con ispessimento della pelle e formazione di squame argentee. Uno studio del 2016 sulla cannabis nella psoriasi refrattaria ha suggerito il trattamento con cannabinoidi per rinforzare il sistema immunitario e attenuare la risposta infiammatoria [108]. L'applicazione topica di un analogo della PEA (Adelmidrol), un endocannabinoide, ha ridotto gli effetti infiammatori della dermatite allergica e della psoriasi nei modelli sperimentali.

Dermatite atopica

Dagli studi sui recettori CB2 - coinvolti nella comparsa di varie forme di dermatite - è emerso che sostanze capaci di legarsi e inattivare CB2 attenuano lo stato infiammatorio. Un articolo del British Journal of Dermatology ha identificato anche un coinvolgimento del recettore CB1 nell'eczema, suggerendo un possibile ruolo del THC topico nella dermatite atopica [110].

Cancro

Il legame tra cannabinoidi e trattamento oncologico è multidimensionale. Da un lato c'è il controllo dei sintomi (nausea da chemioterapia, dolore oncologico, cachessia), già approvato a livello normativo. Dall'altro, c'è la ricerca sull'attività antitumorali diretta dei cannabinoidi, nota dagli anni Settanta.

Una revisione sistematica del 2014 pubblicata dal Journal of Neuro-Oncology ha analizzato 35 contributi in vivo e in vitro sugli effetti antitumorali dei cannabinoidi nei gliomi: sono state documentate attività antiproliferativa, riduzione della massa tumorale ed effetti contro la formazione di metastasi [76]. Il CBD in particolare ha mostrato la capacità di indurre apoptosi (morte cellulare programmata) nelle cellule tumorali e di inibire l'angiogenesi (formazione di nuovi vasi sanguigni che nutrono il tumore). Uno studio del 2024 su Molecules ha approfondito i meccanismi attraverso cui il CBD esercita effetti antitumorali nel carcinoma e in tumori solidi.

È importante chiarire che queste evidenze riguardano prevalentemente studi in vitro e su modelli animali, non studi clinici su larga scala nell'uomo. Il CBD e gli altri cannabinoidi non sono farmaci antitumorali approvati, anche se la ricerca in questa direzione è attiva.

Glaucoma

Il glaucoma è causato da patologie che danneggiano il nervo ottico, spesso per effetto di una pressione intraoculare elevata. Studi di laboratorio sui ratti hanno mostrato che i cannabinoidi diminuiscono la pressione oculare in modo significativo e che il CBD allevia la tossicità oculare e la neurotossicità provocata dal THC [90]. Nel corpo ciliare dei ratti sono stati individuati recettori CB1 in quantità nettamente maggiore rispetto ad altre parti dell'occhio.

Per questo il glaucoma resistente alle terapie convenzionali rientra tra le indicazioni per la cannabis terapeutica rimborsabile in Italia. Gli studi a lungo termine sull'efficacia dei cannabinoidi nel glaucoma nell'uomo restano tuttavia limitati

Patologie cardiovascolari

I fitocannabinoidi influiscono sulla pressione arteriosa, sulla motilità dei vasi sanguigni, sugli spasmi muscolari e sulle contrazioni cardiache attraverso la distribuzione del sistema endocannabinoide nel sistema nervoso centrale e nella funzione vascolare. I recettori CB1 presenti nel cuore possono abbassare l'intensità delle contrazioni cardiache.

Questo coinvolge potenzialmente i cannabinoidi nell'ipertensione, aterosclerosi, ischemie del miocardio e ictus. Gli studi sull'argomento indicano che il CBD sarebbe il candidato più appropriato rispetto al THC, poiché ne migliora l'efficacia attenuandone gli effetti collaterali cardiovascolari. L'utilizzo di cannabinoidi nelle malattie cardiovascolari richiede però una valutazione medica attenta, dato il loro effetto sulla frequenza cardiaca.

Sindrome di Tourette

La sindrome di Tourette si manifesta con tic motori e vocali spontanei e comportamento ossessivo-compulsivo. I quattro studi condotti da Müller-Vahl e Schneider - tra cui un trial randomizzato su 36 pazienti con capsule di THC e placebo - hanno mostrato un miglioramento dei sintomi senza ricadute sulle capacità cognitive [61, 62, 63, 64]. I miglioramenti sembrano collegati all'effetto dei cannabinoidi sull'ansia associata alla sindrome. La cannabis terapeutica per i tic resistenti è rimborsata in Italia secondo il DM 9 novembre 2015.

Cefalea

È risaputo che quando a metà dell’Ottocento la canapa fu introdotta nella medicina occidentale, l'emicrania divenne una delle indicazioni più frequenti. Nel 1915 Sir William Osler, uno dei padri della medicina moderna, sentenziava sull'emicrania: "La Cannabis indica è probabilmente il rimedio che dà maggiori soddisfazioni". L'emicrania è una delle indicazioni più frequenti riscontrate in indagini tra consumatori tedeschi e consumatori californiani di canapa ad uso medico.

Asma

L'asma è una broncocostrizione cronica di tipo infiammatorio. Uno studio del 1984 sugli effetti bronchiali dei cannabinoidi orali ha documentato che il THC svolge un'azione broncodilatatrice acuta. Hartley, Nogrady e Seaton hanno riferito che il THC per inalazione migliora la broncodilatazione in pochi secondi nei pazienti asmatici, con un effetto strettamente dipendente dal dosaggio. Si tratta però di studi datati e questa applicazione rimane un'area di ricerca aperta.

Disturbo bipolare, schizofrenia e salute mentale

Per il disturbo bipolare, le testimonianze dei pazienti raccolte nelle revisioni di Grinspoon e Bakalar nel 1998 riportano benefici nell'uso di cannabis come stabilizzatore dell'umore, con riduzione della rabbia maniacale e modulazione del consumo di litio. Le prove cliniche rimangono però prevalentemente aneddotiche.

Per la schizofrenia, i dati scientifici riportano piccoli studi con benefici contenuti rispetto agli antipsicotici tradizionali [56]. Il cannabidiolo ha mostrato un effetto antinfiammatorio nel sistema nervoso centrale che potrebbe avere rilevanza nelle psicosi, ma la ricerca è ancora in fase preliminare.

CBD, cannabis terapeutica e normativa italiana: cosa serve sapere

L'olio di cannabis o CBD come integratore alimentare e la cannabis terapeutica su prescrizione medica sono due cose distinte e con regole diverse.

Per molte delle patologie descritte in questo articolo - sclerosi multipla, dolore neuropatico grave, epilessia farmacoresistente, glaucoma resistente, sindrome di Tourette - è necessario rivolgersi a un medico. La cannabis FM1 e FM2, i farmaci approvati come Epidiolex e Sativex, e la gestione delle interazioni farmacologiche richiedono un inquadramento clinico professionale.

Il CBD come integratore può avere un ruolo di supporto in condizioni come l'ansia lieve, i disturbi del sonno, il dolore cronico di minore entità e le problematiche dermatologiche, ma non può sostituire una diagnosi o un percorso terapeutico strutturato.

Quello che è emerso dalla ricerca scientifica - dagli studi in vitro, dai trial clinici randomizzati e dalle revisioni sistematiche - è di grande valore e apre prospettive concrete su patologie diffuse e spesso difficili da trattare. La cautela nell'interpretare questi dati non riduce l'interesse per questa molecola: semmai, rende ancora più importante seguire da vicino l'evoluzione della ricerca in questo campo.

Fonti Scientifiche

  • [1] Abel EL. Cannabis: Effects on hunger and thirst. Behavioral Biology. 1975;15(3):255–281. - Studio sui meccanismi della cannabis sull'appetito e la sensazione di sete, con analisi del ruolo del recettore CB1 nel metabolismo energetico.
  • [5] Andreae MH, Carter GM, Shaparin N, et al. Inhaled cannabis for chronic neuropathic pain: A meta-analysis of individual patient data. Journal of Pain. 2015;16(12):1121–1232. - Meta-analisi dei dati individuali dei pazienti: la cannabis per inalazione riduce il dolore neuropatico cronico in modo statisticamente significativo.
  • [8] Armstrong MJ, Miyasaki JM. Evidence-based guideline: Pharmacologic treatment of chorea in Huntington disease. Neurology. 2012;79(6):597–603. - Linea guida dell'American Academy of Neurology: il nabilone riduce la corea di Huntington con miglioramenti neuropsichiatrici e comportamentali.
  • [21] Carroll CB, Bain PG, Teare L, et al. Cannabis for dyskinesia in Parkinson disease: A randomized double-blind crossover study. Neurology. 2004;63(7):1245–1250. - Studio in doppio cieco: il nabilone riduce la discinesia indotta da levodopa nei pazienti con Parkinson.
  • [22] Chagas MHN, Zuardi AW, Tumas V, et al. Effects of cannabidiol in the treatment of patients with Parkinson's disease: An exploratory double-blind trial. Journal of Psychopharmacology. 2014;28(11):1088–1092. - Trial esplorativo su 22 pazienti: il CBD riduce significativamente i sintomi motori e non motori nella malattia di Parkinson.
  • [27] Devinsky O, Cilio MR, Cross H, et al. Cannabidiol: Pharmacology and potential therapeutic role in epilepsy and other neuropsychiatric disorders. Epilepsia. 2014;55(6):791–802. - Revisione del meccanismo anticonvulsivante del CBD, con analisi delle interazioni con i canali del calcio neuronali e i recettori vanilloidi.
  • [28] Devinsky O, Marsh E, Friedman D, et al. Cannabidiol in patients with treatment-resistant epilepsy: An open-label interventional trial. The Lancet Neurology. 2016;15(3):270–278. - Studio su 162 pazienti con epilessia farmacoresistente: dopo 12 settimane di trattamento con CBD, riduzione delle crisi motorie mensili di quasi il 40%.
  • [45] Jatoi A, Windschitl HE, Loprinzi CL, et al. Dronabinol versus megestrol acetate versus combination therapy for cancer-associated anorexia. Journal of Clinical Oncology. 2002;20(2):567–573. - Studio multicentrico: la terapia combinata megestrol+dronabinol supera il solo cannabinoide nella cachessia oncologica.
  • [46] Jetly R, Heber A, Fraser G, Boisvert D. The efficacy of nabilone in the treatment of PTSD-associated nightmares. Psychoneuroendocrinology. 2015;51:585–588. - Studio randomizzato in doppio cieco su 10 soldati con PTSD: il nabilone riduce significativamente gli incubi ricorrenti.
  • [47] Koppel BS, Brust JC, Fife T, et al. Systematic review: Efficacy and safety of medical marijuana in selected neurologic disorders. Neurology. 2014;82(17):1556–1563. - Revisione sistematica dell'American Academy of Neurology: il THC orale è efficace a lungo termine per la spasticità nella sclerosi multipla.
  • [58] Meiri E, Jhangiani H, Vredenburgh JJ, et al. Efficacy of dronabinol alone and in combination with ondansetron versus ondansetron alone for delayed chemotherapy-induced nausea and vomiting. Current Medical Research and Opinion. 2007;23(3):533–543. - Studio comparativo: la combinazione dronabinol + ondansetron è superiore al singolo farmaco per la nausea da chemioterapia.
  • [61] Müller-Vahl KR, Koblenz A, Jöbges M, et al. Influence of treatment of Tourette syndrome with Δ9-THC on neuropsychological performance. Pharmacopsychiatry. 2001;34(1):19–24. - Studio sul THC nella sindrome di Tourette: riduzione dei tic senza effetti sulle capacità cognitive.
  • [62] Müller-Vahl KR, Schneider U, Koblenz A, et al. Treatment of Tourette's syndrome with Δ9-THC: A randomized crossover trial. Pharmacopsychiatry. 2002;35(2):57–61. - Trial randomizzato in crossover: il THC riduce i tic nella sindrome di Tourette con buona tollerabilità.
  • [64] Müller-Vahl KR, Schneider U, Prevedel H, et al. Delta 9-THC is effective in the treatment of tics in Tourette syndrome: A 6-week randomized trial. Journal of Clinical Psychiatry. 2003b;64(4):459–465. - Trial randomizzato di 6 settimane: miglioramento significativo dei tic con THC rispetto al placebo.
  • [75] Richards BL, Whittle SL, Van Der Heijde DM, Buchbinder R. Efficacy and safety of neuromodulators in inflammatory arthritis: A Cochrane systematic review. Journal of Rheumatology. 2012;39(Suppl 90):28–33. - Revisione Cochrane: il nabilone mostra potenziale analgesico nell'artrite infiammatoria.
  • [76] Rocha FCM, dos Santos JG Jr, Stefano SC, da Silveira DX. Systematic review of clinical and experimental trials on antitumor effects of cannabinoids in gliomas. Journal of Neuro-Oncology. 2014;116(1):11–24. - Revisione sistematica di 35 studi in vivo e in vitro: i cannabinoidi mostrano attività antiproliferativa, riduzione tumorale e effetti antimetastatici nei gliomi.
  • [84] Sieradzan KA, Fox SH, Hill M, et al. Cannabinoids reduce levodopa-induced dyskinesia in Parkinson's disease: A pilot study. Neurology. 2001;57(11):2108–2111. - Pilot study: i cannabinoidi riducono la discinesia da levodopa nel Parkinson, con conferma della ricerca di Carroll.
  • [85] Smith LA, Azariah F, Lavender TCV, et al. Cannabinoids for nausea and vomiting in adults with cancer receiving chemotherapy. Cochrane Database of Systematic Reviews. 2015;(11):CD009464. - Revisione Cochrane: i cannabinoidi mostrano efficacia antiemetica nella nausea da chemioterapia negli adulti oncologici.
  • [88] Timpone JG, Wright DJ, Li N, et al. The safety and pharmacokinetics of single-agent and combination therapy with megestrol acetate and dronabinol for HIV wasting syndrome. AIDS Research and Human Retroviruses. 1997;13(4):305–315. - Studio farmacologico: i cannabinoidi contrastano la sindrome da deperimento in HIV/AIDS con aumento ponderale rispetto al placebo.
  • [90] Tomida I, Azuara-Blanco A, House H, et al. Effect of sublingual application of cannabinoids on intraocular pressure: A pilot study. Journal of Glaucoma. 2007;15(5):349–353. - Pilot study sulla somministrazione sublinguale di cannabinoidi: riduzione della pressione intraoculare con effetto neuroprotettivo oculare del CBD.
  • [91] Tzadok M, Uliel-Siboni S, Linder I, et al. CBD-enriched medical cannabis for intractable pediatric epilepsy: The current Israeli experience. Seizure. 2016;35:41–44. - Studio israeliano su 74 bambini con epilessia refrattaria trattati con CBD: riduzione significativa delle crisi, con il 18% dei soggetti che ha ottenuto un calo tra il 75 e il 100%.
  • [95] van Laere K, Casteels C, Dhollander I, et al. Widespread decrease of type 1 cannabinoid receptor availability in Huntington disease in vivo. Journal of Nuclear Medicine. 2010;51(9):1413–1417. - Studio di neuroimaging: riduzione diffusa dei recettori CB1 nel cervello dei pazienti con Huntington, confermando il coinvolgimento del sistema endocannabinoide.
  • [96] Volicer L, Stelly M, Morris J, et al. Effects of dronabinol on anorexia and disturbed behavior in patients with Alzheimer's disease. International Journal of Geriatric Psychiatry. 1997;12(9):913–919. - Studio clinico: il dronabinol riduce l'anoressia e migliora le perturbazioni comportamentali nei pazienti con Alzheimer.
  • [97] Wade DT, Collin C, Stott C, Duncombe P. Meta-analysis of the efficacy and safety of sativex (nabiximols) on spasticity in people with multiple sclerosis. Multiple Sclerosis. 2010;16(6):707–714. - Meta-analisi su Sativex: efficacia e sicurezza nel trattamento della spasticità da sclerosi multipla.
  • [98] Wallace MS, Marcotte TD, Umlauf A, et al. Efficacy of inhaled cannabis on painful diabetic neuropathy. Journal of Pain. 2015;16(7):616–627. - Studio sulla cannabis inalata nel dolore neuropatico diabetico: effetto analgesico dipendente dal dosaggio con risultati favorevoli rispetto al placebo.
  • [100] Weber M, Goldman B, Truniger S. Tetrahydrocannabinol for cramps in amyotrophic lateral sclerosis: A randomised, double-blind crossover trial. Journal of Neurology, Neurosurgery & Psychiatry. 2010;81(10):1135–1140. - Trial randomizzato in doppio cieco: il THC per i crampi nella SLA mostra risultati promettenti sulla sintomatologia dolorosa.
  • [101] Whiting PF, Wolff RF, Deshpande S, et al. Cannabinoids for medical use: A systematic review and meta-analysis. JAMA. 2015;313(24):2456–2473. - La più ampia revisione sistematica e meta-analisi sull'uso medico dei cannabinoidi: analizza oltre 70 studi su dolore cronico, nausea, epilessia, sclerosi multipla e altri disturbi.
  • [103] Wong BS, Camilleri M, Eckert D, et al. Randomized pharmacodynamic and pharmacogenetic trial of dronabinol effects on colon transit in IBS-diarrhea. Neurogastroenterology & Motility. 2012;24(4):358–e169. - Trial randomizzato: il dronabinol riduce la motilità del colon e contrasta i sintomi della sindrome dell'intestino irritabile con diarrea predominante.
  • [104] Wright K, Rooney N, Feeney M, et al. Differential expression of cannabinoid receptors in the human colon. Gastroenterology. 2005;129(2):437–453. - Studio sull'espressione differenziale dei recettori CB1 nel colon umano: i cannabinoidi promuovono la guarigione delle ferite epiteliali intestinali.
  • [106] Oláh A, Tóth BI, Borbíró I, et al. Cannabidiol exerts sebostatic and antiinflammatory effects on human sebocytes. J Clin Invest. 2014;124(9):3713–3724. - Studio sui sebociti umani: il CBD riduce la produzione di sebo, agisce come sebostatico e antinfiammatorio con applicazioni nell'acne.
  • [107] Oláh A, Markovics A, Szabó-Papp J, et al. Differential effectiveness of selected non-psychotropic phytocannabinoids on human sebocyte functions. Exp Dermatol. 2016;25(9):701–707. - Studio comparativo sui fitocannabinoidi non psicoattivi: efficacia differenziale per pelle secca, seborroica e acneica.
  • [108] Derakhshan N, Kazemi M. Cannabis for refractory psoriasis: High hopes for a novel treatment. Curr Clin Pharmacol. 2016;11(2):146–147. - Revisione sull'uso dei cannabinoidi nella psoriasi refrattaria: potenziale terapeutico nell'attenuare la risposta infiammatoria autoimmune.
Dott. Alberto Vazzoler

Dottor Alberto Vazzoler, medico di medicina generale esperto di terapia del dolore e terapie con cannabinoidi.

informazioni post-articolo

Iscriviti alla nostra newsletter. 

novità e promozioni del mondo crystalweed!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Scrivici
chevron-down