Cosa succede se ti fermano con il CBD nel 2026?

Il Decreto Sicurezza è ufficialmente legge. E con l'ok definitivo del Senato, arrivato il 4 giugno 2025, sono arrivati puntuali anche i dubbi dei consumatori, che non sanno più come comportarsi a riguardo.
"Cosa succede se vieni fermato col CBD?".
Questa è la domanda che più di tutte sta affollando la mente delle persone. La paura, infatti, è quella di infrangere inconsapevolmente la normativa, e incorrere in problemi con le forze dell'ordine.
Con questo articolo vogliamo portare chiarezza. Spiegare cosa si rischia ad avere il CBD in strada e come comportarsi in caso di perquisizioni, alla luce degli sviluppi più recenti che hanno caratterizzato gli ultimi mesi del 2025.
Il Decreto Sicurezza è legge: cosa è successo nel 2025?
Spacciare la canapa per una droga. È questa la conseguenza principale del Decreto Sicurezza [1] del governo Meloni (D.L. n. 48 dell'11 aprile 2025, convertito in legge n. 80 del 9 giugno 2025), che vieta espressamente l'importazione, la cessione, la lavorazione, la distribuzione, il commercio e il trasporto delle infiorescenze di cannabis, anche se con un contenuto di THC inferiore allo 0,5%.
È esclusa invece l'applicazione del testo unico sugli stupefacenti (DPR 309/90) quando la coltivazione della canapa è destinata per fini industriali, che possono essere: prodotti alimentari, cosmetici, ricerca scientifica, florovivaismo e produzione di semi certificati.
Il decreto è entrato in vigore il 12 aprile 2025, mettendo a rischio l'intero settore della canapa in Italia, composto da più di 3.000 aziende e oltre 30.000 lavoratori tra stabili e stagionali, che da un giorno all'altro si sono ritrovati in un limbo legale.
Cosa succede se vieni beccato con il CBD: i rischi da sapere
I consumatori di infiorescenze di canapa e derivati dal giugno 2025 non smettono di domandarsi: "cosa succede se vieni fermato con il CBD?"
In teoria, nulla. Perché se la nuova normativa vieta tutte le attività legate alle infiorescenze di cannabis anche con percentuali di THC minime, non introduce un nuovo reato per il possesso di cannabis light per uso personale. Ma a delle condizioni:
- La cannabis light è acquistata regolarmente da un negozio o e-commerce certificato e autorizzato;
- Ha un contenuto di THC inferiore allo 0,5%;
- Non ha effetti stupefacenti.
Nonostante ciò, in caso di fermo o controllo, le forze dell'ordine potrebbero sia sequestrare il prodotto per fare delle analisi, sia segnalare l'accaduto alla Prefettura ai sensi dell'art. 75 del DPR 309/90.
Prefettura che, dopo aver verificato l'effetto drogante della cannabis light, non dovrebbe applicare neanche le sanzioni amministrative previste per la detenzione di cannabis, come la sospensione della patente, del passaporto o del porto d'armi da 1 a 12 mesi.
Applicazione del decreto: caos e contraddizioni nel 2025
Nei mesi successivi all'entrata in vigore del decreto, si è creata una situazione di caos applicativo senza precedenti. Le forze dell'ordine hanno effettuato numerosi sequestri di infiorescenze e piantagioni di canapa industriale in tutta Italia, da Sassari a Brindisi, da Torino a Forlì.
Tuttavia, i tribunali hanno reagito in modo netto: numerosi Tribunali del Riesame hanno ordinato la restituzione del materiale sequestrato, stabilendo che coltivare, detenere e commercializzare canapa sativa con THC nei limiti di legge, quindi priva di efficacia drogante, è lecito. I giudici hanno ribadito che "non basta che si tratti di cannabis", ma occorre "valutare l'effettiva capacità drogante del prodotto" prima di configurare un reato.
Casi emblematici si sono verificati in Liguria, Sardegna, Puglia, Veneto, Palermo e Torino, dove agricoltori arrestati per presunto spaccio sono stati scagionati dopo pochi giorni, con restituzione di migliaia di piante e centinaia di chili di infiorescenze.
La Corte di Cassazione, nella Relazione n. 33/2025 del 23 giugno 2025 [2], ha evidenziato "ampie criticità in punto di determinatezza ed offensività della condotta", suggerendo che l'articolo 18 possa essere interpretato escludendo la rilevanza penale quando il prodotto è privo di efficacia drogante.
Novembre 2025: il Consiglio di Stato chiama l'Europa
L'11 e il 12 novembre 2025, con due ordinanze, il Consiglio di Stato ha sospeso il giudizio sui ricorsi e ha rimesso la questione alla Corte di Giustizia dell'Unione Europea. I giudici hanno individuato possibili incompatibilità tra il diritto nazionale e quello dell'UE, in particolare con i principi di libera circolazione delle merci e i regolamenti agricoli europei.
Se la Corte di Giustizia dovesse riconoscere la prevalenza del diritto UE, l'Italia sarebbe costretta a rivedere l'impianto normativo che equipara la cannabis light a quella stupefacente. Il verdetto è atteso nei prossimi 1-2 anni e potrebbe riscrivere completamente le regole italiane.
Beccato col CBD in strada: cosa fare per tutelarsi
La cannabis light è illegale? Come appena spiegato, il possesso di cannabis light per uso personale non rappresenta un reato e tantomeno un illecito. Ma da oggi, onde evitare qualsiasi problema con le forze dell'ordine, ecco cosa fare per difendersi in caso di necessità:
- Conserva sempre lo scontrino. È fondamentale per verificare la liceità dell'acquisto;
- Preferisci esclusivamente aziende certificate, che garantiscono delle analisi di laboratorio che dimostrano che il THC contenuto nei prodotti sia nei limiti di legge. È importante sapere come scegliere un negozio di cannabinoidi certificato;
- Non consumare questa categoria di prodotti in contesti che possono risultare ambigui, come in auto o in pubblico;
- Evita prodotti non etichettati o di rivenditori non autorizzati;
- Conserva la documentazione che attesti la provenienza legale del prodotto e i certificati di analisi.
Corte europea: la canapa non si può vietare
Anche se approvata definitivamente, la legge del governo Meloni si scontra apertamente con alcune delle sentenze più significative della Corte di Giustizia Europea. In particolare, quella del 4 ottobre 2024, che cita:
"gli Stati membri non possono imporre restrizioni alla coltivazione della canapa industriale, compresa la coltivazione indoor e la coltivazione esclusivamente per la produzione di infiorescenze, a meno che tali restrizioni non siano suffragate da prove scientifiche concrete relative alla tutela della salute pubblica".
Parole forti che non lasciano spazio a dubbi, che la Corte di Giustizia europea aveva già messo nero su bianco nella sentenza "storica" del 19 novembre 2020. In cui spiegava:
- Il CBD non può essere considerato uno stupefacente, perché privo di effetti psicoattivi;
- Non si può vietare la commercializzazione del CBD, quando prodotto legalmente in uno Stato dell'Unione.
In Europa si lavora per far diventare il CBD un integratore mentre in Italia si fanno tanti passi indietro.
Perché il Decreto Sicurezza non può vietare la cannabis light: facciamo chiarezza
Paura tra i consumatori e tra i titolari di un'attività. È questa l'unica vera conseguenza dell'entrata in vigore del Decreto Sicurezza, che non può vietare automaticamente la canapa. Per 3 validi motivi:
In primis, il DPR 309/90 (che regola le sostanze stupefacenti in Italia) [3] non punisce la vendita di prodotti privi di efficacia stupefacente.
Principio confermato anche dalla Sentenza a Sezioni Unite della Corte di Cassazione n.30475/2019 [4], che ha chiarito che la canapa non drogante non è penalmente rilevante. E come sappiamo, il CBD è un principio attivo della cannabis che non ha effetti psicoattivi.
In secondo luogo, come evidenziato dal Presidente dell'Associazione Imprenditori Canapa Italia (ICI) Raffaele Desiante, "Il quadro normativo europeo non tutela solamente la libertà economica: impone agli Stati di notificare qualsiasi regola tecnica che restringa l'accesso di un prodotto al mercato". Notifica non avvenuta per il Decreto Sicurezza, che secondo molti esperti non potrebbe essere applicato.
Infine, le imprese italiane hanno agito secondo legge. Con tanto di controlli e autorizzazioni. E vietare oggi quello che fino a ieri era autorizzato, viola il legittimo affidamento (Art. 41 e 97 della Costituzione) e i principi europei sulla libera circolazione dei prodotti (Art. 34–36 TFUE).
Allo stesso modo, nelle cause Kanavape (C‑663/18), BioHemp (C‑502/22) e Hammarsten (C‑101/01), la Corte di Giustizia europea ha ribadito che la canapa non stupefacente non può essere vietata senza motivazioni serie, scientificamente provate e proporzionate. Che in questo caso non sussistono.
La situazione attuale: tra sequestri e dissequestri
Secondo le associazioni di categoria come ICI - Imprenditori Canapa Italia, Canapa Sativa Italia e Federcanapa, solo il 20-30% dei circa mille negozi dedicati alla cannabis light ha chiuso, mentre gli altri resistono in un clima di forte incertezza.
I dati mostrano una realtà paradossale: nonostante il decreto, i sequestri sono in calo rispetto al periodo precedente, e la stragrande maggioranza dei procedimenti penali aperti si conclude con archiviazioni e restituzioni del materiale sequestrato.
L'avvocato Carlo Alberto Zaina definisce l'articolo 18 del decreto "un deterrente di mera apparenza", applicato raramente e in modo sporadico, senza modificare il quadro giuridico preesistente fondato sul principio di offensività concreta.
Nuovo codice della strada: la cannabis light viene trovata dai test antidroga?
Se la guida sotto effetto di stupefacenti è punita da sempre, il nuovo codice della strada di Matteo Salvini [5], denominato "tolleranza zero", ha voluto mettere ancora più alle strette i consumatori di cannabis.
Infatti, non è più necessario provare l'effettivo stato di alterazione psico-fisica del conducente al momento della guida. È sufficiente la positività al test salivare per la presenza di sostanze stupefacenti, anche senza dimostrare che queste abbiano compromesso le capacità di guida. Questo aspetto della normativa è oggetto di contestazioni per possibile contrasto con i principi costituzionali di ragionevolezza e proporzionalità della pena, poiché sanziona la mera presenza della sostanza nell'organismo anziché l'effettiva pericolosità della condotta. Le sanzioni previste sono:
- una multa dai 1500 fino ai 6000 euro;
- l'arresto fino a 1 anno;
- la sospensione della patente per 1 o 2 anni.
Ma anche il CBD può essere rilevato dai test antidroga, anche se è presente un contenuto minimo di THC?
La risposta è complessa e dipende dal tipo di test utilizzato:
Test salivari in dotazione alle forze dell'ordine: Questi test rilevano genericamente i cannabinoidi e possono quindi risultare positivi anche in presenza di CBD legale (cannabis light con THC <0,6%). Il test non distingue tra THC e CBD, reagendo alla famiglia dei cannabinoidi.
Test di conferma sul THC (analisi di laboratorio): Gli esami di secondo livello effettuati in laboratorio sono specifici per il THC e possono distinguerlo dal CBD.
Se vogliamo continuare a godere degli effetti positivi del CBD senza correre alcun rischio, l'unica soluzione valida in questi casi è scegliere dei prodotti completamente privi di THC.
Come sicurezza finale, per non rischiare di incorrere in sanzioni ingiuste, l'ideale è rivolgersi esclusivamente ad aziende certificate come Crystalweed, che tramite delle analisi di laboratorio può garantire la sicurezza e l'assenza di THC nei prodotti.
Cosa aspettarsi nel 2026
La situazione rimane fluida e in continua evoluzione. Con la pronuncia del Consiglio di Stato che ha rimesso la questione alla Corte di Giustizia Europea, il 2026 potrebbe essere un anno decisivo per il futuro del CBD in Italia.
Nel frattempo, i consumatori dovrebbero:
- Mantenersi informati sugli sviluppi normativi e giurisprudenziali;
- Acquistare esclusivamente da fonti certificate;
- Conservare tutta la documentazione degli acquisti;
- Preferire prodotti completamente privi di THC se si deve guidare;
- Ricordare che non è possibile fumare CBD in Italia;
- Consultare un legale in caso di sequestro o problemi con le autorità.
La magistratura ha dimostrato di voler applicare il principio di offensività concreta, ma la situazione di incertezza normativa persiste, e la prudenza resta la migliore strategia.

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Buongiorno recente diagnosi di adenocarcinoma prostata con secondaria linfonodali ed ossee. Attualmente antidolorifico elatrex vorrei sostituire con un olio CBD adatto al caso...grazie