La cannabis light è illegale nel 2026? Facciamo chiarezza

La cannabis light è ancora legale in Italia nel 2026 o è diventata illegale? Questa è la domanda che ha preoccupato consumatori, lavoratori e imprenditori del settore per tutto il 2025.
Il governo, con il Decreto Sicurezza (D.L. n. 48 dell’11 aprile 2025, convertito in legge n. 80 del 9 giugno 2025) [1], ha tentato di vietare la cannabis light equiparando le infiorescenze di canapa industriale alle droghe tramite l’articolo 18, estendendo ad esse le sanzioni previste dal Testo Unico sugli stupefacenti (DPR 309/90) [2].
Tuttavia, la 309/90 punisce solo condotte relative alle sostanze stupefacenti e, per definizione, la canapa industriale non rientra tra queste: da qui nasce il contrasto giuridico e il contenzioso aperto sulla legittimità di questo intervento normativo.
Infatti, a novembre 2025 è arrivata una svolta storica: il Consiglio di Stato ha sospeso il giudizio e ha chiesto alla Corte di Giustizia dell'Unione Europea di pronunciarsi sulla legittimità del divieto italiano, aprendo uno spiraglio per il futuro del settore.
In questo articolo troverai le ultime novità inerenti al settore. Partendo dal quadro normativo attuale, capiamo cosa è cambiato con l'approvazione del Decreto Sicurezza e quali sono le conseguenze per i lavoratori del settore e i consumatori.
La cannabis light è già illegale in Italia?
NO! Il CBD non è illegale e non è uno stupefacente.
Come anticipato la canapa industriale è priva di efficacia drogante quindi non può essere punita con sanzioni previste dal DPR 309/90.
Tuttavia, dal 12 aprile 2025 nella legge 242/2016 [3] esiste un divieto generalizzato per le infiorescenze di canapa e derivati. Con il Decreto Sicurezza (D.L. 48/2025) la modifica è entrata in vigore il giorno successivo alla sua pubblicazione in Gazzetta Ufficiale ed è stato successivamente convertito in legge dal Senato il 4 giugno 2025 (legge n. 80/2025) [4].
Come siamo arrivati al divieto?
L’iter verso il divieto non è nato all’improvviso: il tema delle infiorescenze di canapa industriale è stato inserito nel DDL Sicurezza, discusso per mesi come provvedimento organico sulla “sicurezza” pubblica.
Solo in un secondo momento il governo ha scelto di trasformare quel disegno di legge in decreto legge, il 4 aprile 2025, per accelerarne l’approvazione e annullare il confronto parlamentare e con le parti sociali.
Con questa mossa, il Dl Sicurezza ha messo a rischio la sopravvivenza di un intero comparto: oltre 3.000 aziende, circa 30.000 posti di lavoro e un valore di filiera stimato in circa 2 miliardi di euro, che il governo ha di fatto tentato di cancellare con un solo atto normativo.
Cosa diceva la legge italiana sulla canapa prima del 2025?
L'obiettivo della Legge del 2 dicembre 2016, n. 242 era quello di promuovere la coltivazione e lo sviluppo della filiera agroindustriale della canapa, e quindi autorizzava ufficialmente la produzione in Italia.
In particolare, la normativa in vigore dal 2017, consentiva:
La coltivazione delle varietà di canapa certificate dall'Unione Europea, con una percentuale di THC non superiore allo 0.6%.
I fini industriali della canapa, che trova spazio nel settore edile, cosmetico, alimentare, tessile e tanti altri come una risorsa preziosa dal ridotto impatto ambientale.
Ma c'è un dettaglio (fondamentale) da cui tutto ha origine.
Il non menzionamento delle infiorescenze di canapa. La legge, infatti, se da un lato non ne autorizzava esplicitamente la vendita, dall'altro non la vietava.
Da questa zona grigia era nato il mercato della cannabis light. Infiorescenze dal contenuto di THC inferiore allo 0.5%, commercializzate esclusivamente per uso tecnico o da collezione.
Non esisteva infatti in Italia una normativa che ammetteva le infiorescenze per il consumo umano. Come invece avviene in altri Paesi europei.
Decreto Sicurezza: cosa prevede la legge sulla cannabis light?
Il 18 settembre 2024 il governo ha presentato l'emendamento al DDL Sicurezza. Successivamente, il 4 aprile 2025, il governo ha trasformato il DDL in decreto legge, firmato dal presidente Mattarella l'11 aprile 2025 ed entrato in vigore il 12 aprile 2025. Il decreto sicurezza è stato infine convertito in legge dal Senato il 4 giugno 2025.
L'articolo 18 del Decreto Sicurezza equipara senza mezzi termini la canapa a una droga, punendo le condotte collegate alla lavorazione e commercializzazione delle infiorescenze e anche i consumatori di cannabis light.
In particolare, vietando la produzione di infiorescenze, il decreto non solo rende illegale la cannabis light, ma mette fuori legge tutta la canapa industriale. Il motivo?
La pianta di canapa, anche se coltivata per fini industriali, produce ugualmente le infiorescenze, che occupano un ruolo centrale per la produzione di semi, olii e farina destinati ad uso alimentare. Oltre a cosmetici, prodotti con CBD e via dicendo.
Vietando le infiorescenze quindi, si tagliano le "materie prime" all'intero settore, che rischia di cessare di esistere.
Cosa è successo dopo l'approvazione del Decreto Sicurezza: le conseguenze
"Il governo Meloni ha ucciso il settore della cannabis light nel nostro Paese".
È questo il commento di Riccardo Magi di +Europa su X, che spiega perfettamente le conseguenze del Decreto Sicurezza.
Per motivi puramente ideologici, infatti, più di 3.000 aziende hanno rischiato di chiudere i battenti e lasciare a casa circa 30.000 persone, che da un giorno avrebbero potuto ritrovarsi senza lavoro, come affermato da Imprenditori Canapa Italia.
Non si sono fatte attendere le reazioni delle principali associazioni per la canapa in Italia, tra cui proprio ICI (Imprenditori Canapa Italia), che hanno richiesto il ritiro immediato dell'emendamento, che ha tagliato le gambe a un settore che vantava un volume d'affari di circa 2 miliardi di euro annui.
Le stesse associazioni nazionali agricole, tra cui CIA, Coldiretti, Confagricoltura, Copagri, si sono unite per condannare il provvedimento del governo. Che però non è ritornato sui suoi passi.
Le Regioni italiane contro il Decreto Sicurezza
Nell'aprile 2025, tutte le Regioni italiane si sono schierate compatte contro l'articolo 18 del Decreto Sicurezza.
A guidare l'azione congiunta è stato l'assessore veneto Federico Caner, coordinatore della Commissione Politiche Agricole della Conferenza delle Regioni, che ha dichiarato:
"Tutti i rappresentanti delle Regioni si sono trovati a riconoscere all'unanimità che il Decreto Sicurezza mette in difficoltà il settore della canapa, che in Italia conta 3.000 aziende con 30.000 addetti, 500 milioni di fatturato e il 90% di export".
Le Regioni hanno chiesto ufficialmente al Ministro Lollobrigida la revisione dell'articolo 18, sottolineando che la filiera della canapa è stata per anni sostenuta con finanziamenti regionali, statali ed europei, e rappresenta un modello di sostenibilità ambientale e imprenditoria giovanile.
Nonostante le richieste, il governo ha mantenuto la linea dura senza apportare modifiche al decreto.
Novembre 2025: il Consiglio di Stato chiama in causa l'Europa
L'11 e il 12 novembre 2025, con due ordinanze (n. 8813/2025 e n. 8839/2025) [5], il Consiglio di Stato ha compiuto un passo decisivo: ha sospeso il giudizio sui ricorsi contro il divieto italiano e ha rimesso la questione alla Corte di Giustizia dell'Unione Europea attraverso un rinvio pregiudiziale.
I giudici amministrativi hanno individuato profili di possibile incompatibilità tra il diritto nazionale e quello dell'Unione Europea, in particolare con:
- Gli articoli 34-38 del Trattato sul funzionamento dell'UE (libera circolazione delle merci e concorrenza);
- I regolamenti europei in materia agricola che autorizzano la coltivazione di varietà di canapa certificate con THC entro limiti stabiliti.
La Corte di Giustizia dovrà stabilire se le norme italiane che vietano l'uso di foglie, infiorescenze, oli e resine di cannabis, anche quando il THC non supera i limiti fissati dall'UE, violino i principi fondamentali dell'Unione Europea.
Cosa significa per il settore?
In attesa della decisione di Lussemburgo, il Consiglio di Stato ha disposto la sospensione del giudizio.
Se la Corte dovesse riconoscere la prevalenza del diritto UE, l'Italia sarebbe costretta a rivedere l'impianto normativo che oggi equipara la cannabis light a quella stupefacente.
La pronuncia europea potrebbe avere effetti dirompenti e rappresenta l'ultima speranza per migliaia di operatori economici che attendono da mesi regole certe per poter pianificare il futuro delle loro attività.
Il verdetto della Corte di Giustizia è atteso nei prossimi 1-2 anni e potrebbe riscrivere completamente le regole italiane in materia di cannabis light.
Dicembre 2025: il Tribunale di Brindisi manda il divieto alla Consulta
Il 2 dicembre 2025 la GIP del Tribunale di Brindisi ha fermato un processo legato a un carico di canapa industriale e ha rimandato il famigerato articolo 18 del Decreto Sicurezza alla Corte costituzionale.
In pratica, il giudice chiede alla Consulta se sia legittimo usare un decreto legge per vietare di colpo un intero settore, senza una vera urgenza, e se abbia senso trattare tutta la filiera delle infiorescenze come se fosse droga, anche quando non c’è alcun effetto stupefacente.
Anche in questa ordinanza vengono richiamati i possibili contrasti con le regole europee sulla libera circolazione delle merci e sulla canapa industriale come normale coltura agricola.
La canapa non si può vietare: la sentenza della Corte europea
Il Decreto Sicurezza del governo Meloni si scontra apertamente con la più recente sentenza della Corte di Giustizia europea, che il 4 ottobre 2024, ha dichiarato nero su bianco che:
"gli Stati membri non possono imporre restrizioni alla coltivazione della canapa industriale, compresa la coltivazione indoor e la coltivazione esclusivamente per la produzione di infiorescenze, a meno che tali restrizioni non siano suffragate da prove scientifiche concrete relative alla tutela della salute pubblica".
Da non dimenticare, inoltre, anche la sentenza "storica" del 19 novembre 2020. In cui, sempre la Corte di Giustizia europea, ha sottolineato due punti fondamentali:
- Il CBD non può essere considerato uno stupefacente, perché privo di effetti psicoattivi.
- Non si può vietare la commercializzazione del CBD, quando prodotto legalmente in uno Stato dell'Unione.
Quindi, anche se approvato e convertito in legge, il Decreto Sicurezza non risulta compatibile con le direttive dell'UE, e potrebbe essere annullato dai giudici sia nazionali che europei.
Cosa succede se fumo cannabis light?
Come spiegato prima, la normativa attuale non permetteva di fumare CBD o la cannabis light. Infatti, la vendita di infiorescenze con THC inferiore allo 0.5% era consentita solo per uso tecnico o da collezione.
Allora cosa è cambiato con l'approvazione del Decreto Sicurezza?
Equiparando la canapa industriale alle droghe inserite nel DPR 309/90, qualsiasi azienda che detenga o commercializzi cannabis light è equiparata al possesso e alla commercializzazione di droghe illegali. E, di conseguenza, punibile penalmente dalla legge.
Per quanto riguarda la detenzione e il consumo personale, la legge 242 del 2016 non disciplina il consumo (essendo una legge di natura agricola).
Secondo le associazioni di settore e di categoria, questa modifica legislativa non chiuderà il mercato interno ma avvantaggerà soltanto le aziende estere, che potranno commercializzare derivati della canapa anche in Italia proprio in funzione della sentenza della Corte di giustizia europea.
La cannabis light è legale in tabaccheria?
I tabacchini non fanno eccezione. Con l'entrata in vigore del Decreto Sicurezza molte di queste attività hanno sospeso la vendita.
Nuovo codice della strada: la cannabis light viene rilevata nei test antidroga?
Entrato in vigore il 14 dicembre 2024, il nuovo codice della strada "tolleranza zero" di Matteo Salvini [6] ha messo (ancora di più) alle strette i consumatori di cannabis.
Cosa succede se vieni fermato con CBD?
In particolare, la "novità" più pericolosa della nuova normativa, che ha fatto accendere le associazioni per i pazienti, oltre a diverse personalità di spicco della nostra Penisola, è che non è più necessario provare lo stato di alterazione alla guida.
Un semplice test della saliva positivo, infatti, è sufficiente per far scattare le sanzioni. Che prevedono:
- una multa dai 1500 fino ai 6000 euro;
- l'arresto fino a 1 anno;
- la sospensione della patente per 1 o 2 anni.
Anche se sei perfettamente lucido alla guida.
Perché il THC può essere rilevato dai test antidroga per diversi giorni dall'ultimo consumo. Quindi, anche se non hai assunto cannabis prima di metterti al volante, potresti comunque risultare positivo, e rischiare di essere sanzionato.
Ma anche la cannabis light, con una percentuale minima di THC, può essere rilevata dai test antidroga?
Dipende. Se effettuano il test sui cannabinoidi, anche se in quantità estremamente ridotte, il THC presente nelle infiorescenze di cannabis light potrebbe essere riscontrato dai drug test delle forze dell'ordine. Se invece effettuano dei test sensibili solo al THC potrebbe non risultare.
La soluzione?
Se vuoi continuare a godere degli effetti positivi del CBD, senza rischiare delle sanzioni ingiuste, puoi optare per dei prodotti completamente privi di THC.
Un'ottima alternativa è l'olio di CBD broad spectrum, in cui è presente l'intero spettro di cannabinoidi, terpeni e flavonoidi. Ad eccezione del THC, che viene rimosso.
Per essere certo di non incorrere in problemi con le forze dell'ordine però, affidati sempre ad aziende certificate, come Crystalweed, che possano (realmente) garantire la qualità e l'assenza di THC nei prodotti. Infatti, è sempre opportuno leggere le analisi di laboratorio per verificare le concentrazioni di CBD e THC di un prodotto.
Il CBD è stupefacente? Il Tar del Lazio conferma la sospensione del decreto
Approfittiamo di questo articolo per rispondere ad un'altra grande domanda dei consumatori: il CBD è diventato uno stupefacente?
No, assolutamente.
Ci ha pensato il Tar del Lazio a fermare l'ennesima battaglia ideologica, priva di conferme scientifiche, del nostro governo, che con il Decreto Ministeriale del Ministero della Salute del 27.06.2024 voleva inserire le preparazioni di CBD per uso orale nella tabella dei medicinali stupefacenti.
In particolare, lo scorso 11 settembre 2024, il Tar del Lazio ha accolto l'istanza cautelare presentata dall'Associazione Imprenditori Canapa Italia (ICI), sospendendo l'efficacia del decreto.
"Siamo molto soddisfatti di questa nuova sospensione cautelare del decreto, che ancora una volta ci permette di tutelare e proteggere al meglio l'intero settore della canapa industriale," ha dichiarato il presidente di ICI e amministratore della Crystal srl, Raffaele Desiante.
"È la seconda volta che riusciamo a ottenere la sospensione della decisione del Ministero di inserire il CBD nella tabella dei medicinali contenenti sostanze psicotrope o stupefacenti, dimostrando l'infondatezza delle sue basi. Continueremo a lavorare per garantire un futuro sicuro e stabile per gli imprenditori della canapa in Italia".
Nonostante le ripetute sospensioni del decreto da parte del Tar, con l'entrata in vigore del Decreto Sicurezza nell'aprile 2025, tutti i prodotti derivati dalle infiorescenze di canapa, compresi gli oli di CBD, sono diventati illegali in Italia, indipendentemente dal contenuto di THC. Questo divieto rimane in vigore in attesa della pronuncia della Corte di Giustizia Europea.
Per ulteriori info sulla legalizzazione della cannabis light in Italia leggi anche:

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One comment on “La cannabis light è illegale nel 2026? Facciamo chiarezza ”
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Io ho smesso con la cannabis nel 2016 grazie per l'appunto alla cannabis light perché è un'ottimo sostituto. È come se il governo volesse che la gente fumi quella illegale non dando un alternativa.e sono sicuro che molti hanno smesso grazie alla light.. e ora? Ora la gente che non riesce a farne a meno tornerà su quella illegale perché sempre ripetibile ovunque. Salvini e meloni stanno creando un comunismo democratico. Queste leggi non tutelano nessuno. Vorrei proprio sapere quanto li ha pagati la mafia per togliere un'alternativa assolutamente non dannosa per i cittadini in quanto non psicotropa. Non sanno neanche di cosa parlano. Il fatto che meloni sia una madre non giustifica nulla il fatto che Salvini sia uno dei politici con meno presenze fa capire quanto tenga al suo lavoro. Ma quello che mi fa più arrabbiare è che gli italiani li hanno votati. Poi mi chiedono perché non vado a votare. Non c'è nessuno per cui ne valga davvero la pena e queste cose mi fanno pensare solo di avere ragione.