Morbo di Alzheimer e CBD: cosa dicono le ricerche
In questo articolo vedremo in che modo si possono gestire i sintomi del morbo di Alzheimer in modo naturale e quali prospettive offre il CBD. Se hai bisogno di ulteriori info o vuoi dire la tua sull'argomento, scrivi un commento a fondo pagina.
Perdita di memoria, disturbi del sonno, agitazione, aggressività e mancanza di inibizione sono alcuni dei campanelli d'allarme di una malattia tanto temuta quanto diffusa: la malattia di Alzheimer o morbo di Alzheimer.
Attualmente, non esistono opzioni convenzionali in grado di risolvere questa condizione. Tuttavia, esiste un programma multifattoriale chiamato PROTOCOLLO BREDESEN che è riuscito non solo a fermare la progressione neurodegenerativa ma anche a ripristinare le capacità di memoria e apprendimento in persone che hanno intrapreso il programma nelle prime fasi della malattia. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista "Journal of Alzheimer's Disease" nel 2022. Questo protocollo è applicato in Italia da me, il Dott. Antonio Candela.
Il programma individua i fattori alla base della malattia attraverso analisi approfondite e mira a ripristinare un equilibrio nell'organismo con un percorso nutrizionale mirato e il supporto di diversi rimedi naturali, contribuendo a migliorare il benessere complessivo legato alla condizione.
Uno dei rimedi naturali ampiamente utilizzati è proprio l'olio di CBD, il cui componente attivo ha mostrato numerosi effetti positivi per la salute e che, in questo contesto, ha evidenziato un interessante ruolo nel ridurre i processi infiammatori, calmare l'irrequietezza che molte persone con Alzheimer manifestano e migliorare la qualità del sonno.
A differenza del THC, il CBD è privo di effetti psicotropi ed è oggetto di numerose ricerche, proprio in virtù dei suoi possibili effetti positivi sull'organismo umano.
Molte persone conoscono il possibile ruolo dell'olio di CBD nella gestione del dolore, ma la sostanza ha moltissime altre possibili proprietà di interesse.
Dalla ricerca arrivano indicazioni sui possibili effetti del CBD sul cervello, in particolare su condizioni neurodegenerative quali l'Alzheimer, il morbo di Parkinson e la malattia di Huntington. In effetti, l'allungamento dell'aspettativa di vita rende sempre più frequente la comparsa di condizioni degenerative che coinvolgono persone oltre i 65 anni. E questo stimola i ricercatori a trovare soluzioni valide e poco invasive come i cannabinoidi.
Come si possono affrontare i sintomi dell'Alzheimer in modo naturale? Quali prospettive offre il CBD in relazione all'Alzheimer?
Vediamo cosa dicono i ricercatori a riguardo.
Studi più recenti su CBD e cannabis in relazione all'Alzheimer

L'interesse dei ricercatori sugli effetti della cannabis legale in relazione alla malattia di Alzheimer è altissimo, tanto che dal 1997 a oggi si sono susseguiti innumerevoli studi a riguardo.
In questa sezione abbiamo raccolto i più significativi in ordine cronologico.
- 1997: "Effetti del dronabinol sull'anoressia e sui disturbi del comportamento nei pazienti con malattia di Alzheimer". Da questa ricerca è emerso che il dronabinol ha contribuito a ridurre i disturbi del comportamento sia nelle persone con anoressia che in quelle con malattia di Alzheimer.
- 2005: "Prevention of Alzheimer's Disease Pathology by Cannabinoids: Neuroprotection Mediated by Blockade of Microglial Activation". Considerati potenti antiossidanti, i cannabinoidi potrebbero contribuire alla protezione dei neuroni, contrastando l'azione della proteina beta-amiloide. In questo modo potrebbe rallentare la perdita delle funzioni cerebrali e della memoria.
- 2006: "Delta-9-tetraidrocannabinolo per l'agitazione notturna nella demenza grave". Uno dei sintomi più impattanti dell'Alzheimer è la difficoltà ad addormentarsi e a mantenere un riposo continuo. Uno studio su sei persone ha documentato i possibili effetti del CBD sul sonno: il cannabidiolo, infatti, sembra ridurre i movimenti incontrollati e l'agitazione.
- 2007: "Morbo di Alzheimer: allentare la tensione con i cannabinoidi?". L'utilizzo dei cannabinoidi potrebbe rappresentare un'opzione di interesse per la protezione dei neuroni dalla progressione neurodegenerativa. Contemporaneamente, sembra in grado di ridurre l'infiammazione dei neuroni, contribuendo a limitare gli effetti della condizione.
- 2008: "Il ruolo del sistema endocannabinoide nel morbo di Alzheimer, fatti e ipotesi". L'articolo analizza il possibile ruolo degli endocannabinoidi in relazione ad altre condizioni neurodegenerative. In particolare, sembrano in grado di contrastare alcuni degli effetti negativi indotti dalla proteina beta-amiloide. I cannabinoidi, soprattutto il cannabidiolo privo di effetti psicotropi, potrebbero contribuire alla protezione dei neuroni.
- 2010: "Potenziale terapeutico del cannabidiolo (CBD) non psicotropo nell'ictus ischemico". Negli anni sono state indagate le possibili proprietà antinfiammatorie, antiossidanti e protettive per il sistema nervoso del CBD. In particolare, sembra che possa svolgere un ruolo protettivo per il cervello e che risulti di interesse nel morbo di Parkinson, nel morbo di Alzheimer e nell'artrite reumatoide.
- 2011: "Cannabidiolo come strategia terapeutica emergente per ridurre l'impatto dell'infiammazione sullo stress ossidativo". Review sul possibile ruolo del CBD nel ridurre lo stress ossidativo e i suoi effetti sul sistema immunitario. Si ipotizza che possa essere di interesse nelle origini e nella progressione di condizioni come l'artrite reumatoide, il diabete, l'aterosclerosi, il morbo di Alzheimer, l'ipertensione, la sindrome metabolica, il danno da ischemia, un umore basso e il dolore cronico.
- 2014: "L'influenza dei cannabinoidi sui tratti generici della neurodegenerazione". La recensione raccoglie e spiega i meccanismi che portano allo sviluppo di condizioni neurodegenerative come il Parkinson, l'Alzheimer e la malattia di Huntington. Spiega inoltre come i cannabinoidi possano avere effetti positivi in questi contesti.
- 2015: "Cannabinoidi nei disturbi neurodegenerativi e ictus/trauma cerebrale: dai modelli preclinici alle applicazioni cliniche". Questa review raccoglie ricerche di laboratorio e osservazioni cliniche sull'uso dei cannabinoidi nelle condizioni neurodegenerative. Il punto di partenza è che tra le possibili caratteristiche dei cannabinoidi c'è la capacità di sostenere l'equilibrio dell'organismo e di proteggere i neuroni. Grazie a queste caratteristiche, i cannabinoidi potrebbero essere di interesse nelle condizioni a carico del sistema nervoso, tra cui il morbo di Alzheimer e l'ictus.
- 2016: "Il sistema endocannabinoide nei disturbi neurologici". Attualmente non esistono soluzioni risolutive per molte condizioni neurodegenerative come il morbo di Alzheimer e il morbo di Parkinson, ma solo approcci per attenuare alcuni sintomi. La ricerca ha sottolineato che, visto il coinvolgimento del sistema endocannabinoide in queste condizioni, potrebbe rappresentare un'area di interesse per futuri sviluppi.
- 2016: "Sicurezza ed efficacia dell'olio di cannabis medicinale per i sintomi comportamentali e psicologici della demenza: studio pilota". L'aggiunta di olio di cannabis medica (MCO) contenente THC al percorso convenzionale ha mostrato miglioramenti nei sintomi psicologici e comportamentali della demenza legata al morbo di Alzheimer.
- 2017: Aspetti neurologici dell'uso medico di cannabidiolo. La review ha preso in considerazione studi clinici e di laboratorio sul possibile ruolo del CBD in alcune condizioni neurologiche, come il morbo di Parkinson, la malattia di Alzheimer, la sclerosi multipla, la corea di Huntington, la sclerosi laterale amiotrofica e l'ischemia cerebrale. Il CBD ha mostrato segnali interessanti nelle persone con morbo di Alzheimer, morbo di Parkinson e sclerosi multipla.
- 2017: Segnalazione del recettore cannabinoide 2 nei disturbi neurodegenerativi: dalla patogenesi a un bersaglio terapeutico promettente. Anziché concentrarsi sui sintomi della malattia, molti studi iniziano a esplorare possibili approcci per ridurre la progressione del danno neuronale. I cannabinoidi sono sostanze di interesse per questo scopo, viste le possibili proprietà antinfiammatorie e protettive per il sistema nervoso che sembrano possedere.
- 2019: durante il congresso IACM (Associazione Internazionale per la Medicina dei Cannabinoidi), medici e ricercatori hanno presentato dati sul possibile ruolo dei prodotti a base di cannabis nelle persone con Alzheimer. In particolare, hanno evidenziato miglioramenti nelle capacità motorie, nel controllo del peso e nel mantenimento delle facoltà mentali.
- 2019: "Cannabis terapeutica per pazienti anziani: protocollo di trattamento e risultati iniziali". Lo studio mostra che gli anziani possono vedere migliorare sintomi come dolore cronico e difficoltà del sonno utilizzando la cannabis terapeutica, con un dosaggio personalizzato.
- 2022: "Il cannabidiolo migliora la fagocitosi e la clearance del peptide beta-amiloide microgliale tramite l'attivazione del canale di tipo 2 della famiglia dei vanilloidi". L'uso del cannabidiolo ha contribuito a ridurre il processo infiammatorio a carico dei neuroni, per cui la molecola è considerata di crescente interesse in relazione all'Alzheimer.
In che modo il CBD agisce nel cervello per ridurre l'infiammazione e migliorare le funzioni cognitive?
Tra le principali difficoltà legate al morbo di Alzheimer c'è l'accumulo di depositi proteici anomali nei tessuti e nelle cellule nervose. A causa di questi depositi, i neuroni si infiammano, provocando una perdita graduale delle funzioni cognitive.
Poiché moltissime funzioni del sistema nervoso centrale vengono regolate dal sistema endocannabinoide, i ricercatori hanno iniziato a indagare il possibile ruolo del CBD nelle condizioni neurodegenerative.
In effetti, questo componente proveniente dalla cannabis e privo di effetti psicotropi ha dimostrato possibili proprietà antinfiammatorie e antiossidanti. Inoltre, un corretto funzionamento del sistema endocannabinoide sembra contribuire a rallentare alcuni dei meccanismi alla base delle condizioni neurodegenerative. Secondo alcuni studi, il CBD può sostenere il sistema endocannabinoide, migliorando la comunicazione tra le cellule cerebrali.
Inoltre, il suo possibile ruolo nel sostenere le difese naturali dell'organismo sembra apportare benefici anche alle attività del sistema nervoso e del cervello.
Quindi, il CBD può aiutare con i sintomi dell'Alzheimer?

È chiaro che associare il morbo di Alzheimer e il CBD non sembra particolarmente intuitivo. Tuttavia, la ricerca scientifica ha ampiamente suggerito il possibile interesse del componente estratto dalla cannabis legale per le persone che convivono con l'Alzheimer.
L'Alzheimer è una forma di demenza e tra i suoi primi segnali ci sono la perdita della memoria recente e la difficoltà a trovare alcune parole durante la conversazione. In genere si semplifica il linguaggio e si dimenticano avvenimenti relativi ai minuti precedenti. Questo è dovuto ai cambiamenti che interessano i tessuti del cervello.
Inoltre, l'Alzheimer può compromettere il normale comportamento, provocando la perdita di ogni tipo di inibizione. Spesso la persona con Alzheimer può diventare aggressiva, parlare in maniera sconsiderata e non provare imbarazzo per comportamenti lontani dalle comuni norme sociali.
Una delle fonti di maggior disagio per chi vive con l'Alzheimer è la difficoltà a dormire in modo sereno e continuativo.
L'olio di CBD può essere di supporto in relazione ad alcuni dei sintomi dell'Alzheimer, come le difficoltà del sonno, i cambi d'umore e l'inappetenza.
Grazie al CBD, infatti, si può:
- migliorare la qualità del sonno;
- supportare il controllo dell'appetito;
- contribuire a migliorare l'umore, riducendo ansia e stati di tristezza.
Dalle conoscenze attuali, sembra che i possibili effetti del CBD si manifestino soprattutto nelle fasi iniziali della malattia, contribuendo anche a rallentarne la progressione. Inoltre, se l'uso del CBD viene inserito in un approccio globale — percorso nutrizionale, attività fisica, stimolazione cognitiva, approfondimento sulle cause individuali — come quello del PROTOCOLLO BREDESEN, i risultati tendono a essere più significativi e, con la giusta guida, si possono ottenere riscontri molto incoraggianti.
Fonti scientifiche su Morbo di Alzheimer e CBD
- Int J Geriatr Psychiatry. "Effects of dronabinol on anorexia and disturbed behavior in patients with Alzheimer's disease".
- The Journal of neuroscience. "Prevention of Alzheimer's Disease Pathology by Cannabinoids: Neuroprotection Mediated by Blockade of Microglial Activation".
- Psychopharmacology. "Delta-9-tetrahydrocannabinol for nighttime agitation in severe dementia".
- British Journal of Pharmacology. "Alzheimer's disease; taking the edge off with cannabinoids?"
- Endocannabinoid Research Group. "Il ruolo del sistema endocannabinoide nel morbo di Alzheimer, fatti e ipotesi", pubblicato su PubMed.
- Pharmaceuticals. "Potenziale terapeutico del cannabidiolo (CBD) non psicotropo nell'ictus ischemico".
- Free Radic Biol Med. "Cannabidiolo come strategia terapeutica emergente per ridurre l'impatto dell'infiammazione sullo stress ossidativo".
- British Journal of Pharmacology. "L'influenza dei cannabinoidi sui tratti generici della neurodegenerazione".
- Neurotherapeutics. "Cannabinoidi nei disturbi neurodegenerativi e ictus/trauma cerebrale: dai modelli preclinici alle applicazioni cliniche".
- Recent Pat CNS Drug Discov. "Endocannabinoid System in Neurological Disorders".
- CNS Neurol Disord Drug Targets. "Sicurezza ed efficacia dell'olio di cannabis medicinale per i sintomi comportamentali e psicologici della demenza: studio pilota".
- CNS Neurol Disord Drug Targets. "Aspetti neurologici dell'uso medico di cannabidiolo".
- Frontiers in Neuroscience. "Segnalazione del recettore cannabinoide 2 nei disturbi neurodegenerativi: dalla patogenesi a un bersaglio terapeutico promettente".
- J Clin Med. "Cannabis terapeutica per pazienti anziani: protocollo di trattamento e risultati iniziali".
- International Journal of Molecular Sciences. "Il cannabidiolo migliora la fagocitosi e la clearance del peptide beta-amiloide microgliale tramite l'attivazione del canale di tipo 2 della famiglia dei vanilloidi".
- Journal of Alzheimer's Disease. Precision Medicine Approach to Alzheimer's Disease: Successful Pilot Project (2022).

Iscriviti alla nostra newsletter.














Vorrei sapere in che modo si usa e se può essere aggiuntivo alla terapia medica o come sostitutivo.grazie
Buongiorno Graziella,
ognuno di noi ha una risposta diversa ai cannabinoidi.
In più, potrebbero esserci possibili interazioni con altre terapie in corso.
Le consigliamo di contattarci all'assistenza clienti su WhatsApp al 327 138 5533 per avere maggiori dettagli e poterle dare indicazioni più precise.
Le auguriamo una buona giornata
Team Crystalweed
Buonasera vorrei avere più informazioni
Buon pomeriggio Michela,
per avere maggiori informazioni le consigliamo di contattarci all'assistenza clienti su WhatsApp al 327 138 5533
Le auguriamo una buona serata
Team Crystalweed
Salve mia madre soffre di Alzheimer e ha spesso episodi di aggressività...vorrei sapere quale dosaggio potrebbe essere utile...grazie
Buongiorno Patrizia,
rispondendo ognuno di noi diversamente ai cannabinoidi, le consigliamo di contattarci all'assistenza clienti su WhatsApp al 327 138 5533 per avere maggiori dettagli e poterle dare indicazioni più precise.
Le auguriamo una buona giornata
Team Crystalweed
Buonasera. Volevo sapere se il Cbd può essere utile per la rigidità e la spasticita'nella malattia di Alzheimer avanzata. Grazie! Lorella
Ciao Lorella, ti confermo che per mia mamma è servito molto. Se però vuoi avere delle informazioni più dettagliate ti consigli di scrivere ai ragazzi di Crystal via Whatsapp.
E x le demenze fronto-temporali ? Ci sono studi e ricerche in merito? In che modo potrebbero aiutare mia moglie?
Mentre facevo ricerca personale su Internet, poiché mia madre ne soffre, mi sono imbattuta in questo articolo del 2018 di uno studio americano molto interessante: https://alzheimer.ca/sites/default/files/documents/ASC-statement_cannabis-and-the-treatment-of-dementia.pdf Spero ti possa essere utile :)
Buonasera, mia madre ha una demenza diagnosticata come medio, grave. Ho inziato, sotto suggerimento di un'amica, a somministrare cbd oil, ma non riesco bene a capire in che dosaggio somministrazione ho paura di darne troppo e non ho ben chiaro se ci sono effetti collaterali. Al momento lo somministro a bisogno, cioè quando la vedo agitata, ma forse dovrei somministrazione regolarmente? Io lo aggiungo al caffè decaffeinato o al vino analcolico, faccio bene? Lei è molto sospettosa