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CBD e gatto anziano: artrite, dolori e ansia notturna

3 Giugno 2026 alle 4:43
Tempo di lettura: 8 min
Autore: Dott. Ruggero Amato

olio CBD Crystalweed e gatto anziano in foto

I proprietari di gatti anziani sanno bene che i cambiamenti legati all’età sono spesso difficili da identificare, perché i felini sono maestri nel nascondere il disagio e continuano a comportarsi in modo relativamente normale anche quando qualcosa non va, fino a che il problema non diventa abbastanza serio da non poter essere ignorato. Un gatto che a dieci anni comincia a saltare e giocherellare meno volentieri, che evita le scale, che di notte vocalizza senza motivo apparente o che smette di pulirsi le zone posteriori del corpo sta quasi certamente comunicando qualcosa, e capire cosa sta succedendo a livello fisico o comportamentale è il primo passo per aiutarlo in modo concreto. Il CBD, estratto dalla canapa o prodotto in laboratorio e privo di effetti psicotropi, ha iniziato ad attirare l'attenzione della medicina veterinaria proprio per questi casi come “strumento” che interagisce con un sistema biologico coinvolto nella regolazione del dolore, dell’infiammazione e dello stato emotivo in tutti i mammiferi, gatti compresi.

Cosa succede nel corpo di un gatto che invecchia?

L'invecchiamento felino porta con sé una serie di cambiamenti fisici e neurologici che si sviluppano in modo graduale ma progressivo, e che nella maggior parte dei casi iniziano a manifestarsi intorno ai dieci anni di età, spesso con un'accelerazione significativa dopo i tredici o quattordici anni. 

Le cartilagini articolari (lo strato di tessuto elastico che copre le superfici ossee permettendole di scorrere con ridotto attrito) vanno incontro a deterioramento, e quando questa cartilagine si assottiglia le ossa cominciano a sfregare tra loro favorendo irritazione, usura e, di conseguenza, infiammazione, gonfiore e dolore che il gatto comunica attraverso cambiamenti comportamentali sottili. Il sistema nervoso centrale subisce a sua volta un processo di declino progressivo che nei gatti anziani assume una forma specifica, chiamata disfunzione cognitiva felina, analoga per alcuni aspetti al declino cognitivo osservato anche nell’uomo anziano, e che si manifesta tipicamente con disorientamento notturno, vocalizzazioni in ore insolite, alterazioni del ritmo sonno-veglia e una forma di ansia che sembra comparire dal nulla e che spesso viene erroneamente attribuita a capricci o senilità generica.

Il sistema endocannabinoide: perché il CBD può avere un ruolo anche nei gatti

Il sistema endocannabinoide (SEC) è una rete di recettori distribuita nel corpo di tutti i mammiferi, e i gatti non fanno eccezione, con recettori CB1 concentrati nel sistema nervoso centrale, cioè nel cervello e nel midollo spinale dove sono coinvolti nella percezione del dolore, nell'umore e nelle funzioni cognitive, e recettori CB2 distribuiti nei tessuti periferici, nelle articolazioni e nel sistema immunitario dove partecipano alla regolazione della risposta infiammatoria e della produzione di citochine, le molecole che il sistema immunitario usa per amplificare o attenuare i processi infiammatori [1]. Tale sistema (il SEC) produce delle molecole chiamate endocannabinoidi, tra cui l'anandamide, che si legano agli stessi recettori su cui agisce il CBD. Il suo funzionamento può essere paragonato a una rete di comunicatori e recettori che mantiene il corpo in equilibrio modulando continuamente dolore, infiammazione e stato emotivo.

Infografica su CBD e gatto anziano

Il CBD non si lega direttamente a questi recettori come fanno gli endocannabinoidi ed alcuni cannabinoidi (tra cui il THC), ma inibisce l'enzima chiamato FAAH, il meccanismo biochimico che normalmente degrada e smaltisce l'anandamide, con il risultato che questa molecola rimane disponibile più a lungo e può continuare a svolgere una possibile azione sul dolore e sull’infiammazione nei tessuti articolari e sul sistema nervoso [2]. È un meccanismo indiretto che spiega perché il CBD non produce un effetto immediato e “acuto” ma piuttosto un possibile miglioramento progressivo nel tempo, perché può favorire un riequilibrio sistemico piuttosto che spegnere un singolo sintomo. Chi vuole capire come funziona il CBD per gli animali in modo più ampio può trovare un approfondimento nella categoria Crystalweed su CBD per animali.

L'artrite felina: il dolore che il gatto non mostra

L'osteoartrite felina è molto più diffusa di quanto si pensi, e alcune stime riportano che oltre l'80% dei gatti sopra i dodici anni presenta segni radiografici di degenerazione articolare in almeno un'articolazione, anche se solo una parte di questi animali mostra sintomi abbastanza evidenti da spingere il proprietario a portarli dal veterinario. Il gatto nasconde il dolore cronico e i segnali che trasmette sono spesso ambigui e facili da fraintendere: una minore voglia di giocare che viene scambiata per pigrizia, una difficoltà a salire le scale che viene interpretata come disinteresse o un pelo opaco nelle zone posteriori che sembra solo trascuratezza ma è in realtà il segno che il gatto non riesce più a girarsi abbastanza per pulirsi.

Il CBD ha mostrato nei modelli animali un potenziale nel modulare l'infiammazione articolare attraverso l'azione sui recettori CB2 presenti nel liquido sinoviale, il fluido che lubrifica le articolazioni, e nell’influenzare la trasmissione del segnale doloroso attraverso i recettori CB1 nel sistema nervoso centrale [2]. Lo studio più citato in questo ambito è quello di Gamble e colleghi pubblicato su Frontiers in Veterinary Science nel 2018, condotto su cani con osteoartrite che ricevevano CBD a dosi di 2 mg per kg di peso corporeo, e che ha documentato una riduzione statisticamente significativa degli indicatori di dolore e un miglioramento della mobilità valutati sia dai proprietari sia dai veterinari, con un profilo di sicurezza favorevole nel breve periodo [3]. Personalmente, con il gruppo di ricerca del dipartimento di medicina veterinaria dell’Università degli Studi Federico II di Napoli, ho avuto modo di testare l’efficacia di un prodotto contenente CBD e CBG proprio in casi di dolore articolare cronico, con risultati decisamente interessanti (6).

La stessa logica biologica si applica al gatto anziano con le dovute differenze di metabolismo, e chi è già familiare con il problema dell'artrosi negli animali domestici può trovare un confronto utile nell'articolo su CBD per il cane anziano con artrosi e dolori, che descrive una progressione dei sintomi e una risposta osservata in modo simile a quella che si osserva nei felini. 

La ricerca specifica sui gatti è ancora limitata, ma nel 2023 Gutierre e colleghi hanno pubblicato un caso clinico documentato di un gatto con dolore osteoartritico cronico trattato con CBD, con miglioramenti osservati nella mobilità e nel comportamento nel corso delle settimane di utilizzo [4].

L'ansia notturna e la disfunzione cognitiva felina

L'ansia notturna del gatto anziano è uno dei disturbi che più colpisce i proprietari, perché arriva spesso in modo improvviso e senza una causa apparente, con vocalizzazioni intense nelle ore più buie della notte, disorientamento che si manifesta con il gatto che sembra perdersi in casa propria o che fissa il vuoto, e uno stato di agitazione generale. 

Tale quadro è spesso riconducibile alla disfunzione cognitiva felina, una condizione neurologica legata all'invecchiamento del sistema nervoso centrale in cui i neuroni dell'ippocampo e della corteccia, le aree cerebrali deputate alla memoria, all'orientamento e alla regolazione emotiva, subiscono una progressiva perdita di funzionalità che può alterare il ritmo sonno-veglia e favorire stati di confusione e ansia nelle ore notturne.

Il CBD sembra interagire con alcuni meccanismi del sistema nervoso centrale coinvolti negli stati di agitazione e ansia, senza essere considerato un sedativo nel senso classico del termine o alterare la coscienza dell’animale come farebbero i farmaci ansiolitici convenzionali, e potrebbe avere un ruolo anche nei meccanismi legati al ritmo circadiano attraverso l'interazione con il sistema serotoninergico, il circuito che regola il ciclo sonno-veglia e che nei gatti anziani tende a perdere la sua efficienza in modo progressivo [1]. 

I miglioramenti in questo ambito non arrivano dall'oggi al domani ma si sviluppano nel corso di diverse settimane di integrazione continuativa, proprio perché il CBD può contribuire gradualmente a sostenere un equilibrio neurologico che si è deteriorato nel tempo, non per spegnere “artificialmente” un sintomo.

THC e gatti: una distinzione che non si può ignorare

Un aspetto che ogni proprietario deve conoscere prima di acquistare qualsiasi prodotto a base di cannabinoidi per il proprio gatto è che il THC, il tetraidrocannabinolo che è il principale componente psicoattivo della cannabis, può essere problematico per i gatti a causa di una differenza fondamentale nel loro metabolismo epatico. I gatti hanno una capacità molto ridotta di glucuronidare certi composti, un processo chimico che il fegato umano e canino usa per smaltire sostanze potenzialmente dannose trasformandole in forme idrosolubili ed eliminabili, e questa limitazione li rende più sensibili agli effetti indesiderati del THC anche a dosi che nei cani o negli esseri umani non produrrebbero problemi significativi. Nella mia pratica clinica ho utilizzato formulazioni galeniche (principalmente estratti in olio) contenenti THC in gatti con sindrome paraneoplastica o come palliativo, con ottimi risultati. Tuttavia questo tipo di utilizzo va sempre valutato con molta attenzione insieme al veterinario e i dosaggi da utilizzare devono essere molto bassi.

I prodotti a base di CBD formulati per i gatti, se di libero utilizzo (quindi non preparazioni galeniche) devono essere privi di THC, o contenerne quantità talmente minime da risultare compatibili con l’uso nei prodotti destinati ai gatti, e questa è la prima informazione da verificare sull'etichetta di qualsiasi prodotto prima di acquistarlo. Chi vuole un quadro completo su benefici, dosaggio e controindicazioni del CBD nelle diverse specie domestiche può trovare un riferimento nell'articolo su CBD per animali.

Lo studio di Kulpa e colleghi pubblicato nel 2021 sul Journal of Feline Medicine and Surgery ha valutato la sicurezza e la tollerabilità di dosi crescenti di CBD in gatti sani, documentando un profilo di sicurezza accettabile a dosi moderate con effetti avversi lievi e reversibili come sedazione transitoria e lievi sintomi gastrointestinali, e confermando l'importanza di un aumento graduale della dose nel tempo piuttosto che di partire direttamente dalle dosi più elevate [5].

Come somministrarlo e quanto

La modalità di somministrazione più pratica e quella con una buona biodisponibilità nel gatto è l'olio miscelato direttamente nel cibo, perché il gatto raramente accetta somministrazioni sublinguali e perché i lipidi del pasto migliorano l'assorbimento del CBD, che è una molecola liposolubile che si distribuisce meglio nell'organismo in presenza di grassi. Anche in questo caso si suggerisce di “partire bassi e rimanere bassi per più tempo possibile”, cominciando quindi con la quantità più bassa utile e aumentando in maniera graduale nel corso delle prime settimane in base alla risposta osservata. I tempi necessari per valutare se l’integrazione sta producendo effetti sono di almeno tre-quattro settimane di assunzione continuativa. Per orientarsi sulla scelta del prodotto e sul dosaggio specifico per il proprio animale, la guida su quante gocce di olio CBD per il gatto offre un riferimento pratico con le indicazioni più comuni. Chi ha già familiarità con l'uso del CBD per altri animali domestici può trovare utile confrontare i protocolli nell'articolo su olio CBD per cani e gatti, tenendo sempre presente che i gatti richiedono dosi inferiori e una progressione più cauta rispetto ai cani a causa delle differenze nel metabolismo epatico già descritte; il consiglio di coinvolgere il veterinario nella scelta, soprattutto se il gatto assume già prodotti o terapie per le articolazioni o per il cuore, non è una formalità ma una precauzione concreta, perché il CBD può interagire con il metabolismo di alcuni farmaci attraverso gli stessi enzimi epatici usati per smaltirli.

Fonti

  • [1] Brioschi FA, Di Cesare F, Gioeni D, et al. The role of cannabinoids in pain modulation in companion animals. Front Vet Sci. 2022;9:1050884.
  • [2] Deabold KA, Schwark WS, Wolf L, Wakshlag JJ. Scientific Validation of Cannabidiol for Management of Dog and Cat Diseases. Annu Rev Anim Biosci. 2024;12:1-24.
  • [3] Gamble LJ, Boesch JM, Frye CW, et al. Pharmacokinetics, safety, and clinical efficacy of cannabidiol treatment in osteoarthritic dogs. Front Vet Sci. 2018;5:165.
  • [4] Gutierre E, Crosignani N, García-Carnelli C, et al. A case report of CBD and THC as analgesic therapy in a cat with chronic osteoarthritic pain. Vet Med Sci. 2023;9(3):1021-1025.
  • [5] Kulpa JE, Paulionis LJ, Eglit GML, Vaughn DM. Safety and tolerability of escalating cannabinoid doses in healthy cats. J Feline Med Surg. 2021;23(12):1162-1175.
  • (6) Amato R, Pacifico E, Lotito D, Iervolino V, Pierantoni L, Cortese L, Musco N, Lombardi P, Mastellone V, Pero ME. Effects of a Cannabinoid-Based Phytocomplex (Pain ReliefTM) on Chronic Pain in Osteoarthritic Dogs. Animals (Basel). 2025 Jan 5;15(1):101. doi: 10.3390/ani15010101. PMID: 39795044; PMCID: PMC11718910.
Dott. Ruggero Amato

Ricercatore indipendente e consulente per l'Università degli Studi Federico II di Napoli, primo ricercatore a testare la cannabis in zootecnia (nel 2019) come integratore per diminuire i livelli di stress e migliorare le produzioni animali, ad oggi si occupa di sviluppo e ricerca di prodotti veterinari a base di estratti di cannabis e cannabinoidi, è il direttore del Comitato Tecnico Scientifico di Canapa Sativa Italia e reviewer per diverse riviste indicizzate che si occupano di cannabis e cannabinoidi.

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