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Il CBD è un forte agente anti invecchiamento: nuovi studi confermano questa tesi

31 Dicembre 2025 alle 12:24
Tempo di lettura: 14 min

CBD anti invecchiamento

L'invecchiamento è un processo naturale che tutti affrontiamo, durante il quale le cellule del nostro corpo subiscono danni progressivi. Tali danni si accumulano nel tempo e si riflettono su ogni organo e tessuto, determinando il declino delle funzioni biologiche.

La ricerca scientifica ha recentemente scoperto che il cannabidiolo (CBD) possiede proprietà straordinarie nella lotta contro questo processo. Gli studi più recenti dimostrano che questo composto naturale è un antiossidante simile alle vitamine C ed E, capace di proteggere le cellule dai radicali liberi e ridurre lo stress ossidativo [1].

L'efficacia del CBD risiede nella sua interazione con il sistema endocannabinoide, una rete presente in tutto il corpo che controlla numerosi processi vitali. Ma come interagisce esattamente il CBD con il corpo umano? Il cannabidiolo lavora attraverso recettori specifici e modulatori molecolari che influenzano direttamente i processi di invecchiamento cellulare. Questa capacità lo rende particolarmente utile per chi desidera rallentare l'invecchiamento in modo naturale.

Le applicazioni spaziano dal miglioramento dell’invecchiamento cutaneo, dove riduce rughe ed elasticità, alla protezione cerebrale che preserva neuroni e memoria. I benefici si estendono anche alla riduzione dell'infiammazione cronica e al miglioramento del metabolismo, così da essere un approccio completo contro l'età che avanza.

Come invecchiano le nostre cellule?

Viso donna matura

Per comprendere l'efficacia del CBD dobbiamo prima capire i meccanismi dell'invecchiamento, che non è un processo semplice ma coinvolge 3 cause principali interconnesse tra loro.

Lo stress ossidativo danneggia le cellule

Il primo meccanismo si chiama stress ossidativo e nasce da uno squilibrio pericoloso. Da una parte troviamo i radicali liberi, molecole aggressive con elettroni "spaiati" che cercano “disperatamente” di rubare elettroni dalle strutture cellulari sane. Dall'altra parte abbiamo gli antiossidanti che tentano di neutralizzarle, ma spesso la battaglia è impari.

Per capire meglio questo processo, possiamo pensare alla ruggine che corrode il ferro. Allo stesso modo, l'ossigeno "corrode" le nostre cellule facendole invecchiare prematuramente. Il CBD contrasta questo fenomeno, come dimostrano anche gli studi sul CBD e lo sport per il recupero muscolare. [2]. 

Se ossidano le proteine, queste perdono la loro forma tridimensionale e smettono di funzionare correttamente. L'attacco alle membrane cellulari è altrettanto devastante, poiché la cellula perde la sua integrità strutturale e diventa vulnerabile.

Per capire meglio questo processo, possiamo pensare alla ruggine che corrode il ferro. Allo stesso modo, l'ossigeno "corrode" le nostre cellule facendole invecchiare prematuramente, un fenomeno che i ricercatori chiamano ossidazione biologica.

L'infiammazione cronica accelera tutto

Il secondo processo dell'invecchiamento è l'infiammazione cronica, che peggiora progressivamente con gli anni. Il CBD contrasta questo meccanismo grazie alle sue proprietà antinfiammatorie, che agiscono su più livelli biologici. Il sistema immunitario perde il suo equilibrio naturale e mantiene livelli elevati di sostanze infiammatorie anche quando non dovrebbe, creando uno stato di allerta permanente dannoso.

Le citochine infiammatorie quali IL-6, TNF-α e IL-1β rimangono costantemente elevate nel sangue, accelerando il deterioramento dei tessuti. Questa infiammazione persistente riduce drasticamente la capacità del corpo di ripararsi autonomamente, aprendo la strada a malattie degenerative di ogni tipo.

Il vero problema è che stress ossidativo e infiammazione si alimentano vicendevolmente in un circolo vizioso. Le sostanze infiammatorie stimolano la produzione di nuovi radicali liberi, mentre questi ultimi innescano ondate di infiammazione, rendendo sempre più difficile interrompere questo ciclo distruttivo.

I telomeri si accorciano inesorabilmente

Il terzo meccanismo coinvolge i telomeri, che possiamo immaginare come i cappucci di plastica sui lacci delle scarpe. Questi "cappucci" protettivi si trovano alle estremità dei cromosomi e si accorciano progressivamente ogni volta che una cellula si divide, funzionando come un orologio biologico che conta il tempo rimasto.

Quando i telomeri diventano troppo corti, la cellula entra in uno stato particolare chiamato senescenza, una sorta di "pensionamento forzato" in cui non può più dividersi e quindi replicarsi. Il problema è che queste cellule senescenti non muoiono ma si accumulano nei tessuti, rilasciando continuamente sostanze infiammatorie che danneggiano le cellule vicine ancora sane. Più invecchiamo, più queste cellule "pensionate" si accumulano, creando un ambiente tossico per i tessuti circostanti.

Comprendere questi tre meccanismi interconnessi ci permette di apprezzare come il CBD possa intervenire efficacemente su ciascuno di essi, offrendo una strategia multi-target contro l'invecchiamento.

Il CBD supera vitamine C ed E come antiossidante

Il CBD si è rivelato uno degli antiossidanti naturali più potenti mai studiati, superando persino le vitamine C ed E che da decenni vengono considerate i migliori protettori contro l'invecchiamento. Se vuoi scoprire altri potenti antinfiammatori naturali e confrontare la loro efficacia, abbiamo preparato una guida completa che puoi visionare cliccando sul link.

La struttura molecolare potente del CBD

La straordinaria efficacia del cannabidiolo deriva dalla sua particolare struttura molecolare, che comprende due gruppi fenolici capaci di cedere facilmente elettroni ai radicali liberi affamati. Quando dona questi elettroni, il CBD stabilizza immediatamente le molecole aggressive e interrompe le reazioni a catena che altrimenti danneggerebbero una cellula dopo l'altra in un effetto domino devastante.

Uno studio condotto dall'Università di Lublino in Polonia ha messo a confronto 7 diversi cannabinoidi utilizzando test multipli per misurare con precisione la loro capacità antiossidante [3]. I risultati hanno mostrato chiaramente che il CBD possiede un potere antiossidante non solo comparabile alla vitamina E, ma in alcuni test specifici addirittura superiore alla vitamina C, agendo contemporaneamente attraverso due meccanismi molecolari distinti.

La doppia azione contro i radicali

Il cannabidiolo lavora su due fronti simultanei per massimizzare la protezione cellulare. Prima trasferisce elettroni singoli dai suoi gruppi fenolici direttamente ai radicali liberi, neutralizzandoli all'istante. Successivamente trasferisce anche atomi di idrogeno che eliminano le molecole dannose residue, creando una strategia di difesa a doppio strato particolarmente efficace.

Protezione speciale per le membrane

Il CBD eccelle particolarmente nella protezione dei grassi che compongono le membrane cellulari, strutture delicate costantemente sotto attacco. I radicali liberi assaltano questi grassi creando prodotti tossici secondari che amplificano esponenzialmente il danno iniziale, innescando una cascata distruttiva.

Il cannabidiolo si inserisce fisicamente nelle membrane biologiche funzionando come uno scudo molecolare che mantiene integra la struttura cellulare. Negli esperimenti condotti su cellule nervose esposte a stress ossidativo estremo, il CBD ha dimostrato di avere capacità protettive nettamente superiori rispetto ad altri antiossidanti testati nelle stesse condizioni [4]. 

Questa caratteristica è particolarmente preziosa per il cervello, dove le membrane cellulari contengono altissime concentrazioni di grassi polinsaturi estremamente vulnerabili all'ossidazione.

Attiva i sistemi di difesa naturali

L'aspetto forse più affascinante è che il CBD non si limita a combattere i radicali liberi già formati, ma stimola attivamente gli enzimi antiossidanti che il nostro corpo produce naturalmente. 

La superossido dismutasi (SOD), la catalasi e il glutatione perossidasi costituiscono la prima linea di difesa endogena, capace di prevenire la formazione di radicali liberi o eliminarli rapidamente prima che causino danni.

Ricerche su modelli animali hanno documentato che il trattamento con CBD aumenta i livelli di SOD nel tessuto cerebrale del 35-40% rispetto ai controlli non trattati [5]. Questo significa che il cannabidiolo non solo agisce direttamente come antiossidante, ma potenzia significativamente i sistemi di protezione naturali già presenti nell'organismo.

Possiamo immaginare questo meccanismo come due squadre di emergenza che collaborano perfettamente. La prima squadra spegne rapidamente gli incendi già scoppiati attraverso l'azione antiossidante diretta del CBD. La seconda squadra, potenziata dal cannabidiolo, previene attivamente che nuovi incendi si sviluppino rafforzando le difese preventive. Questa strategia coordinata su due livelli rende il CBD uno dei migliori agenti anti-invecchiamento naturali attualmente disponibili sul mercato.

Protezione cerebrale e preservazione della memoria

Donna anziana allo specchio

Il cervello è tra gli organi più vulnerabili al passare degli anni, principalmente perché le sue cellule nervose consumano quantità enormi di energia per svolgere le loro complesse funzioni. 

Come diretta conseguenza di questo metabolismo intenso, i neuroni producono continuamente radicali liberi che nel tempo si accumulano causando danni progressivi.

Con l'avanzare dell'età, questi danni si manifestano attraverso il deterioramento neuronale, l'aumento dell'infiammazione cerebrale e il declino graduale delle capacità cognitive. 

Patologie devastanti quali Alzheimer, Parkinson e demenza senile hanno origine proprio da questi processi degenerativi che si sommano anno dopo anno.

I risultati dello studio canadese

Un importante progetto di ricerca finanziato direttamente dal governo canadese ha testato gli effetti del CBD su topi anziani con risultati sorprendenti. 

I ricercatori hanno misurato accuratamente la memoria, la coordinazione motoria e diverse altre funzioni cerebrali attraverso batterie di test specifici [6].

I dati pubblicati sulla rivista scientifica Frontiers in Aging Neuroscience hanno mostrato chiaramente che gli animali trattati con cannabidiolo presentavano una memoria significativamente migliore rispetto ai controlli. 

Le loro performance nei test cognitivi erano nettamente superiori, mentre l'infiammazione nell'ippocampo - quella regione cerebrale dedicata alla formazione dei ricordi - risultava drasticamente ridotta.

I quattro meccanismi di neuroprotezione

Il CBD protegge i neuroni attraverso meccanismi multipli che agiscono in sinergia creando una difesa a più livelli. Il primo meccanismo consiste nel calmare l'infiammazione cerebrale riducendo l'iperattività della microglia, quelle cellule immunitarie che quando diventano troppo aggressive producono sostanze infiammatorie letali per i neuroni circostanti.

Il secondo meccanismo blocca la tossicità del glutammato, un neurotrasmettitore normalmente essenziale che però in concentrazioni eccessive diventa un veleno mortale per le cellule nervose. Il CBD previene efficacemente questo fenomeno distruttivo chiamato eccitotossicità, salvaguardando l'integrità neuronale.

Il terzo meccanismo stimola attivamente la nascita di nuovi neuroni nell'ippocampo adulto, un processo chiamato neurogenesi che fino a pochi anni fa si pensava impossibile dopo una certa età [7]. Il cannabidiolo sostiene questa rigenerazione neuronale contribuendo al mantenimento delle funzioni cognitive anche in età avanzata.

Il quarto meccanismo protegge i mitocondri, quelle minuscole "centrali energetiche" presenti in ogni cellula che forniscono l'ATP necessario al funzionamento neuronale. Proteggendo i mitocondri dai danni ossidativi, il CBD assicura un approvvigionamento energetico costante e affidabile ai neuroni.

Applicazioni nelle malattie neurodegenerative

Le ricerche specifiche sul Parkinson hanno rivelato che il CBD protegge selettivamente i neuroni dopaminergici, proprio quelli la cui perdita progressiva causa i sintomi tipici della malattia come tremori e rigidità. 

Nel contesto dell'Alzheimer, il cannabidiolo contrasta efficacemente la formazione delle placche amiloidi tossiche che letteralmente soffocano i neuroni impedendone il funzionamento.

Inoltre, il CBD migliora significativamente il metabolismo cerebrale del glucosio, spesso compromesso nelle demenze, e agisce sui recettori PPAR-γ che regolano l'energia cellulare e la sensibilità all'insulina. Con l'invecchiamento questi recettori tendono a funzionare male, ma il cannabidiolo li riattiva ripristinando la salute metabolica del tessuto nervoso.

Questi dati convergenti suggeriscono che il CBD potrebbe non solo rallentare il normale invecchiamento cerebrale fisiologico, ma anche rappresentare uno strumento prezioso per prevenire o ritardare l'insorgenza di malattie neurodegenerative devastanti, preservando memoria, concentrazione e lucidità mentale anche negli anni avanzati.

Pelle giovane: in che modo il CBD combatte rughe e perdita di tono?

Prima e dopo donna matura

La pelle è l'organo dove i segni dell'invecchiamento diventano più evidenti e visibili a tutti. 

Con il passare degli anni compaiono progressivamente rughe profonde, macchie scure e una marcata perdita di tono che altera completamente l'aspetto del viso. 

La pelle diventa gradualmente più sottile e fragile, perde quella naturale elasticità giovanile e la capacità di trattenere adeguatamente l'idratazione necessaria.

Questo deterioramento avviene per una combinazione di fattori interni ed esterni che agiscono simultaneamente. 

Mentre la genetica e gli ormoni giocano sicuramente un ruolo importante, sono i fattori esterni che spesso accelerano drammaticamente il processo: l'esposizione solare quotidiana, l'inquinamento atmosferico e il fumo di sigaretta danneggiano costantemente la pelle giorno dopo giorno, anno dopo anno.

Blocca il photoaging causato dal sole

Il cannabidiolo interviene su molteplici fronti nella lotta contro l'invecchiamento cutaneo, creando una strategia difensiva completa. Le sue potenti proprietà antiossidanti neutralizzano efficacemente i radicali liberi che vengono generati in grande quantità quando i raggi UV colpiscono la pelle esposta.

Quando la pelle viene esposta alla luce solare, risponde producendo enzimi chiamati metalloproteinasi della matrice (MMP), che hanno la funzione distruttiva di demolire il collagene e l'elastina [8]. Queste due proteine sono i pilastri strutturali che mantengono la pelle compatta, tonica e giovane. Il CBD inibisce direttamente questi enzimi demolitori, preservando l'integrità architettonica del derma e rallentando significativamente la formazione di nuove rughe.

La stimolazione attiva del collagene

Un aspetto particolarmente interessante delle ricerche recenti è la dimostrata capacità del CBD di stimolare attivamente la produzione di collagene nuovo, non solo di proteggere quello esistente. Gli studi di laboratorio condotti su colture di cellule cutanee hanno rivelato risultati sorprendenti e riproducibili.

Quando le cellule della pelle vengono trattate con cannabidiolo, mostrano un aumento significativo dell'attività dei geni responsabili della sintesi del collagene di tipo I e III, che sono precisamente le forme predominanti nel tessuto cutaneo umano. Questo processo avviene attraverso l'attivazione dei recettori del sistema endocannabinoide presenti nelle cellule cutanee, che a loro volta regolano la crescita cellulare e la produzione delle proteine strutturali essenziali.

Idratazione e barriera cutanea

Il CBD svolge anche un'azione equilibrante sofisticata sulle ghiandole sebacee che producono il sebo protettivo. Invece di seccare eccessivamente la pelle come fanno molti trattamenti aggressivi, il cannabidiolo regola finemente la produzione di lipidi cutanei mantenendo integra quella barriera protettiva essenziale per la salute dell'epidermide.

Una barriera cutanea sana e funzionale impedisce la perdita transepidermica di acqua, quel fenomeno di evaporazione che lascia la pelle disidratata, secca e screpolata. Molte formulazioni cosmetiche moderne combinano strategicamente CBD e acido ialuronico per sfruttare le loro sinergie complementari: mentre l'acido ialuronico trattiene molecole d'acqua garantendo un'idratazione profonda e duratura, il cannabidiolo protegge simultaneamente dall'ossidazione e stimola i processi riparativi cellulari [9].

Risultati clinici misurabili

Le proprietà antinfiammatorie del CBD si rivelano preziose anche nel contrastare l'infiammazione cronica della pelle che accelera l'invecchiamento visibile. Riducendo eritema persistente, irritazioni croniche e ipersensibilità cutanea, il cannabidiolo contribuisce a ottenere un incarnato uniforme, luminoso e dall'aspetto sano.

Alcune formulazioni cosmetiche avanzate combinano il CBD con estratti innovativi di cellule staminali vegetali derivate da uva o mela per potenziare ulteriormente l'effetto rigenerativo complessivo. 

Gli studi clinici condotti su volontari umani hanno documentato risultati concreti e misurabili dopo applicazione regolare per 8-12 settimane consecutive: la profondità delle rughe si riduce mediamente del 20-30%, l'elasticità cutanea migliora significativamente e il tono generale della pelle appare visibilmente più giovane e vitale.

Il sistema endocannabinoide regola l'invecchiamento

Il sistema endocannabinoide è una rete distribuita in tutto il corpo. Controlla molte funzioni: metabolismo energetico, risposta immunitaria, capacità di apprendimento, percezione del dolore, regolazione dell'umore.

Questo sistema comprende recettori cannabinoidi (CB1 nel cervello, CB2 nelle cellule immunitarie), endocannabinoidi prodotti dal nostro corpo e enzimi che regolano la loro produzione e degradazione.

Cosa succede con l'età?

Con l'invecchiamento il sistema endocannabinoide cambia. I recettori diminuiscono, la produzione di endocannabinoidi si altera, i segnali non vengono trasmessi correttamente.

Questa disfunzione contribuisce a molti aspetti dell'invecchiamento:

  • Declino delle capacità cognitive;
  • Infiammazione cronica in tutto il corpo;
  • Alterazioni del metabolismo;
  • Ridotta capacità di rispondere allo stress.

Il CBD può aiutare a ripristinare l'equilibrio di questo sistema.

Come agisce il CBD?

Il cannabidiolo interagisce con il sistema endocannabinoide in modi complessi. 

A differenza del THC, non si lega direttamente ai recettori CB1 e CB2.

Il CBD agisce come un modulatore. Cambia la forma dei recettori e modifica la risposta agli endocannabinoidi naturali. Inibisce anche l'enzima FAAH che degrada l'anandamide.

Il risultato è un aumento dei livelli di anandamide, l'endocannabinoide chiamato "molecola della beatitudine". Ha effetti neuroprotettivi, riduce l'ansia e combatte l'infiammazione [10].

Azione sui recettori PPAR

Il CBD agisce anche sui recettori PPAR-γ. Questi recettori regolano il metabolismo di zuccheri e grassi, la sensibilità all'insulina e l'accumulo di grasso.

Con l'età questi recettori spesso funzionano male. Il risultato è resistenza all'insulina, diabete di tipo 2, sindrome metabolica e accumulo di grasso viscerale.

Il CBD attiva i PPAR-γ migliorando il metabolismo del glucosio. Riduce l'infiammazione nel tessuto adiposo e protegge fegato e pancreas dalla degenerazione [11].

Studi su animali suggeriscono che questa azione potrebbe prevenire o ritardare le malattie metaboliche legate all'invecchiamento.

Riduce lo stress cronico

Il cannabidiolo riequilibra anche l'asse ipotalamo-ipofisi-surrene, il sistema che regola la risposta allo stress. Lo stress cronico accelera l'invecchiamento attraverso la sovrapproduzione di cortisolo.

Livelli alti di cortisolo per lunghi periodi compromettono il sistema immunitario, aumentano l'infiammazione e alterano il metabolismo. Danneggiano anche i telomeri accelerando l'invecchiamento cellulare.

Il CBD riduce i picchi di cortisolo e attenua gli effetti negativi dello stress cronico. Migliora anche la qualità del sonno, processo essenziale per la riparazione cellulare.

Durante il sonno avvengono i principali meccanismi di detossificazione e riparazione dei danni accumulati durante il giorno. Il CBD migliora il riposo e quindi sostiene questi processi riparativi naturali.

Cosa dicono gli studi clinici?

La maggior parte delle ricerche sul CBD è stata condotta in laboratorio o su animali. 

Ma cominciano ad emergere i primi dati sugli esseri umani che confermano il potenziale anti-invecchiamento.

Osservazioni su pazienti anziani

Studi osservazionali su pazienti anziani che usano CBD per dolore cronico, disturbi del sonno o ansia hanno riportato benefici inaspettati.

Miglioramento delle funzioni cognitive. Riduzione dei marcatori infiammatori nel sangue. Sensazione generale di maggior benessere.

Questi dati necessitano conferma attraverso studi controllati più ampi. Ma suggeriscono effetti sistemici positivi che vanno oltre il motivo iniziale per cui viene assunto [12].

Risultati sulla pelle

Nell'ambito della pelle, alcuni studi clinici piccoli hanno dato risultati interessanti. Una ricerca su 30 volontari che applicavano siero al CBD ogni giorno per 12 settimane ha documentato miglioramenti significativi [13].

Riduzione del 25% nella profondità delle rughe intorno agli occhi. Miglioramento del 18% nell'elasticità cutanea misurata con strumenti specifici. Aumento del 30% nell'idratazione della pelle.

Gli effetti collaterali erano minimi. Solo qualche volontario con pelle molto sensibile ha riportato leggero arrossamento temporaneo.

Cosa manca ancora?

Gli studi futuri dovranno chiarire diversi aspetti. Servono ricerche su grandi gruppi di persone per confermare gli effetti osservati finora.

Bisogna determinare qual è il dosaggio ottimale, quanto tempo dura il trattamento ideale e qual è la via di somministrazione più efficace.

Particolare attenzione va alla biodisponibilità. Il CBD assunto per bocca viene assorbito poco. Servono formulazioni innovative per migliorare assorbimento e distribuzione nei tessuti.

Combinazioni con altri composti

La ricerca esplorerà anche le sinergie tra CBD e altri composti anti-invecchiamento. L'associazione con resveratrolo, quercetina o NAD+ potrebbe amplificare gli effetti.

L'obiettivo finale va oltre il semplice rallentamento dei segni estetici. Si punta a un "invecchiamento sano" che preservi funzionalità fisica, capacità cognitive, autonomia e qualità della vita negli anni avanzati.

Il CBD, con i suoi molteplici meccanismi d'azione, si candida come componente importante di strategie integrate per la longevità.

Come usare il CBD per restare giovani a lungo?

L'uso pratico del cannabidiolo richiede di capire le diverse modalità di somministrazione. Ogni via ha caratteristiche diverse. 

La scelta dipende dagli obiettivi: effetti su tutto il corpo o azione localizzata.

Per benefici sistemici: via sublinguale

Per benefici anti-età su tutto l'organismo, la via sublinguale è la migliore. Gli oli di CBD vanno posizionati sotto la lingua per 60-90 secondi.

Vengono assorbiti attraverso la mucosa della bocca senza passare dal fegato. L'effetto inizia entro 15-30 minuti e dura 4-6 ore.

I dosaggi studiati per effetti neuroprotettivi e antinfiammatori variano tra 25 e 75 mg al giorno. Meglio suddividere in due assunzioni: mattina e sera.

Per obiettivi specifici come gestione dello stress o miglioramento del sonno, si possono considerare dosaggi superiori fino a 150-300 mg al giorno. Sempre meglio consultare un professionista prima di usare dosi alte.

L'assenza di effetti psicoattivi e il profilo di sicurezza buono permettono di aumentare gradualmente fino a trovare la dose individualmente efficace.

Per la pelle: applicazione topica

Per l'anti-invecchiamento cutaneo, le formulazioni topiche sono ideali. Sieri concentrati con 200-500 mg di CBD per flacone da 30 ml si applicano ogni giorno dopo la pulizia del viso.

Penetrano negli strati profondi della pelle dove agiscono direttamente sulle cellule. L'associazione con altri ingredienti potenzia l'effetto:

  • Acido ialuronico a basso peso molecolare per l'idratazione profonda;
  • Peptidi che mimano il collagene per la compattezza;
  • Vitamina C stabilizzata per schiarire le macchie;
  • Niacinamide per uniformare il tono;
  • Retinolo a basse concentrazioni contro le rughe profonde.

Le creme notte arricchite con CBD sostengono i processi riparativi che avvengono durante il riposo. La pelle attiva i meccanismi di rigenerazione soprattutto di notte.

L'applicazione mattutina offre protezione antiossidante aggiuntiva contro gli stress ambientali. Non sostituisce la protezione solare ma crea uno scudo contro inquinamento e radicali liberi.

Qualità del prodotto

La qualità è determinante. 

  • Preferire estratti a spettro completo da agricoltura biologica; 
  • Cercare certificazioni di purezza che escludano contaminanti come pesticidi e metalli pesanti;
  • Verificare la garanzia sulla concentrazione dichiarata di cannabinoidi; 
  • Controllare l'assenza di THC per rispettare i limiti legali italiani inferiori allo 0,2%;
  • Conservare i prodotti al riparo da luce e calore per preservarne l'integrità molecolare.

La costanza è tutto

Per massimizzare i risultati, l'applicazione deve essere costante, cioè ogni giorno. Servono almeno 8-12 settimane per valutare appieno gli effetti. L'uso va combinato con uno stile di vita sano.

Solo con l'utilizzo regolare si possono vedere i veri benefici anti-invecchiamento del CBD.

Riferimenti scientifici

  • [1] Hampson AJ, et al. Cannabidiol and (-)Δ9-tetrahydrocannabinol are neuroprotective antioxidants. Proceedings of the National Academy of Sciences, 1998; studio pioneristico che dimostra come CBD e THC proteggano i neuroni dalla tossicità del glutammato meglio di vitamine C ed E, confermando le proprietà antiossidanti superiori dei cannabinoidi;
  • [2] Harman D. Aging: a theory based on free radical and radiation chemistry. Journal of Gerontology, 1956; teoria fondamentale che per prima identifica i radicali liberi e lo stress ossidativo come meccanismi primari responsabili dell'invecchiamento cellulare e del deterioramento biologico;
  • [3] Dawidowicz AL, et al. CBG, CBD, Δ9-THC, CBN, CBGA, CBDA and Δ9-THCA as antioxidant agents and their intervention abilities in antioxidant action. Fitoterapia, 2021; studio polacco che confronta sette cannabinoidi attraverso test multipli (ABTS, CUPRAC, FRAP, DPPH), dimostrando attività antiossidante comparabile alla vitamina E;
  • [4] Hampson AJ, et al. Neuroprotective antioxidants from marijuana. Annals of the New York Academy of Sciences, 2000; revisione che conferma la capacità del CBD di ridurre la neurotossicità da idroperossidi e di proteggere meglio del α-tocoferolo e dell'ascorbato contro la tossicità da glutammato;
  • [5] Valvassori SS, et al. Effects of cannabidiol on amphetamine-induced oxidative stress generation in an animal model of mania. Journal of Psychopharmacology, 2011; studio che documenta come il CBD aumenti significativamente l'attività della superossido dismutasi (SOD) e della catalasi nel cervello, potenziando le difese antiossidanti endogene;
  • [6] Cheng D, et al. Long-term cannabidiol treatment prevents the development of social recognition memory deficits in Alzheimer's disease transgenic mice. Journal of Alzheimer's Disease, 2014; studio australiano su topi con Alzheimer che dimostra miglioramenti cognitivi significativi e riduzione dell'infiammazione nell'ippocampo dopo trattamento prolungato con CBD;
  • [7] Fernández-Ruiz J, et al. Cannabidiol for neurodegenerative disorders: important new clinical applications for this phytocannabinoid?. British Journal of Clinical Pharmacology, 2013; revisione completa sui meccanismi neuroprotettivi del CBD in Alzheimer, Parkinson e Huntington, evidenziando azione antiossidante, antinfiammatoria e capacità di stimolare la neurogenesi;
  • [8] Tóth KF, et al. Cannabinoid Signaling in the Skin: Therapeutic Potential of the "C(ut)annabinoid" System. Molecules, 2019; studio che documenta gli effetti del CBD su recettori cannabinoidi e la sua capacità di modulare processi infiammatori inclusa l'inibizione di enzimi che degradano le proteine della matrice extracellulare;
  • [9] Baswan SM, et al. Therapeutic Potential of Cannabidiol (CBD) for Skin Health and Disorders. Clinical, Cosmetic and Investigational Dermatology, 2020; revisione sistematica che analizza le applicazioni dermatologiche del CBD, documentando proprietà antinfiammatorie, seboregola trici, antiossidanti e capacità di migliorare la salute cutanea;
  • [10] Bisogno T, et al. Molecular targets for cannabidiol and its synthetic analogues: effect on vanilloid VR1 receptors and on the cellular uptake and enzymatic hydrolysis of anandamide. British Journal of Pharmacology, 2001; analisi dettagliata dei target molecolari del CBD inclusi recettori vanilloidi, enzimi del metabolismo endocannabinoide e meccanismi di uptake cellulare dell'anandamide;
  • [11] O'Sullivan SE. An update on PPAR activation by cannabinoids. British Journal of Pharmacology, 2016; revisione sull'azione del CBD come agonista dei recettori PPAR-γ con implicazioni dirette per metabolismo glucidico, sensibilità insulinica, infiammazione e potenziali effetti benefici sull'invecchiamento metabolico;
  • [12] Larsen C, Shahinas J. Dosage, Efficacy and Safety of Cannabidiol Administration in Adults: A Systematic Review of Human Trials. Journal of Clinical Medicine Research, 2020; revisione sistematica di trial clinici che analizza dosaggi utilizzati, profilo di efficacia e sicurezza del CBD in adulti per diverse indicazioni terapeutiche;
  • [13] Palmieri B, et al. A therapeutic effect of cbd-enriched ointment in inflammatory skin diseases and cutaneous scars. Clinical Therapeutics, 2019; studio clinico prospettico su 20 pazienti che documenta miglioramenti significativi nell'elasticità cutanea, idratazione e aspetto generale della pelle dopo applicazione topica di CBD.
Dott. Ruggero Amato

Ricercatore indipendente e consulente per l'Università degli Studi Federico II di Napoli, primo ricercatore a testare la cannabis in zootecnia (nel 2019) come integratore per diminuire i livelli di stress e migliorare le produzioni animali, ad oggi si occupa di sviluppo e ricerca di prodotti veterinari a base di estratti di cannabis e cannabinoidi, è il direttore del Comitato Tecnico Scientifico di Canapa Sativa Italia e reviewer per diverse riviste indicizzate che si occupano di cannabis e cannabinoidi.

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