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Diabete e CBD: cosa dice la ricerca sulla glicemia

14 Maggio 2026 alle 10:11
Tempo di lettura: 11 min
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Curare il diabete con il CBD è possibile? In questo articolo esamineremo degli studi scientifici che ci spiegheranno quali sono gli effetti del CBD sul diabete. Se hai bisogno di ulteriori informazioni o vuoi dire la tua, scrivi un commento a fondo pagina.

curare il diabete con il CBD

Prima di esplorare il possibile ruolo del CBD in relazione al diabete, facciamo un approfondimento su questa condizione cronica.

Il diabete è una condizione cronica caratterizzata da un'elevata presenza di glucosio nel sangue causata da una carenza di insulina. Tutto questo si traduce in una scorretta trasformazione del cibo in energia e in tutte le complicazioni che la malattia porta con sé.

È una condizione di cui soffrono molte più persone di quante si potrebbe pensare. Secondo l'Italian Barometer Diabetes Observatory in Italia ne soffrono più di 3 milioni e mezzo di persone. Ma questo non è il dato più sconvolgente, lo è il fatto che il disturbo sia cresciuto del 60% in meno di vent'anni, dal 2000 al 2019.

Esistono fattori legati alla genetica, all'ambiente e all'età, tuttavia anche i fattori sociali hanno causato un inasprimento della situazione. Gli stili di vita sono cambiati profondamente negli ultimi decenni, senza considerare l'eccesso raggiunto durante i lockdown in periodo pandemico. La sedentarietà e l'aumento di peso correlato hanno spianato la strada alla diffusione del diabete.

Tuttavia, tralasciando il grande disagio sociale dovuto alla pandemia, il diabete è una condizione particolarmente diffusa in tutto il mondo.

Negli Stati Uniti, ad esempio, ne soffrono oltre 34 milioni di persone. È la prima causa di amputazione di arti e di cecità, ed è addirittura la settima causa di morte nel Paese.

I progressi scientifici permettono oggi a chi convive con il diabete di vivere una vita più lunga e caratterizzata da una minore sofferenza, tuttavia la speranza degli scienziati e delle persone coinvolte è quella di riuscire a trovare soluzioni sempre più efficaci.

Ecco quindi che sono aumentate le ricerche in campo scientifico sul possibile ruolo del CBD in relazione al diabete. Pare infatti che le proprietà dei cannabinoidi possano essere di interesse per supportare l'organismo umano. Approfondiamo cos'è il diabete e come il CBD potrebbe contribuire a gestirlo.

Quanti tipi di diabete esistono?

CBD Diabete

È importante specificare fin da subito che, nonostante le diverse tipologie di diabete siano state classificate sotto nomi diversi, rimane una condizione particolarmente complessa che può essere prodotta da cause diverse così come comportare sintomi differenti.

Vediamo insieme quali sono i tipi più comuni prima di capire quale possibile ruolo possa avere il CBD in relazione al diabete.

Diabete di tipo 1 (insulino dipendente)

In questo primo caso il diabete è causato da una reazione autoimmune. Cosa significa? Nella pratica è come se il corpo stesse attaccando sé stesso impedendogli di produrre correttamente l'insulina. Dalla mancanza totale di insulina deriva l'eccessiva concentrazione di glucosio nel sangue che si traduce in diabete.

A soffrirne è una piccola fetta della popolazione, in particolare bambini e ragazzi. L'aspetto più impegnativo di questa forma di diabete è che chi ne soffre deve iniettarsi insulina ogni giorno.

Generalmente i sintomi si manifestano abbastanza velocemente e questo permette un rapido inizio del percorso di supporto.

Diabete di tipo 2 (non insulino dipendente)

Passiamo così alla seconda tipologia, quella di cui soffre circa il 90% di coloro che hanno il diabete. Come dice il nome stesso, si tratta di una forma di diabete che non richiede l'insulina perché quest'ultima viene prodotta ma è troppo poca e non viene utilizzata nel modo corretto per garantire valori sani di glicemia.

Si tratta tuttavia di una forma più subdola che colpisce soprattutto gli adulti e che non mostra subito sintomi, a differenza del tipo 1. Questo significa che una persona, per sapere se ne è affetta o meno, deve fare le analisi del sangue.

C'è però un aspetto positivo di questa forma di diabete, ossia che dipende molto dal proprio stile di vita. Ciò significa che uno stile di vita più sano può aiutare a prevenire o rallentare il diffondersi della condizione.

Diabete di tipo 3c

Questa forma di diabete si verifica quando il pancreas subisce danni non autoimmuni, che influiscono sulla sua capacità di produrre insulina.

Ad esempio, la pancreatite, il cancro al pancreas, la fibrosi cistica e l'emocromatosi possono causare questi danni. Anche l'asportazione del pancreas (pancreatectomia) provoca il diabete di tipo 3c.

Diabete autoimmune latente negli adulti (LADA)

Simile al diabete di tipo 1, il LADA è causato da una reazione autoimmune, ma si sviluppa molto più lentamente.

Di solito, il LADA viene individuato in persone di età superiore ai 30 anni.

Diabete giovanile in età adulta (MODY)

Conosciuto anche come diabete monogenico, il MODY è dovuto a una mutazione genetica ereditaria che influisce sulla produzione e l'uso dell'insulina nel corpo.

Esistono oltre 10 diversi tipi di MODY.

Questa forma di diabete colpisce fino al 5% delle persone diabetiche ed è solitamente ereditaria.

Diabete neonatale

Questa rara forma di diabete si manifesta nei primi sei mesi di vita ed è anch'essa una forma di diabete monogenico.

Circa il 50% dei bambini con diabete neonatale ha la forma permanente, chiamata diabete mellito neonatale permanente. Per l'altra metà, la condizione scompare entro pochi mesi, ma può ripresentarsi più avanti nella vita, conosciuta come diabete mellito neonatale transitorio.

Diabete fragile

Il diabete fragile è una forma di diabete di tipo 1 caratterizzata da frequenti e gravi oscillazioni dei livelli di zucchero nel sangue, che spesso portano a ricoveri ospedalieri.

In rari casi, potrebbe essere necessario un trapianto di pancreas.

Diabete gestazionale (donne in gravidanza)

Questa forma di diabete si manifesta nelle donne in gravidanza, anche se la persona in questione non ha mai sofferto di diabete. Di solito come viene se ne va, scomparendo dopo il parto.

Tuttavia, si tratta anch'essa di una forma subdola perché mette la donna nelle condizioni di soffrire di diabete di tipo 2 qualche anno dopo e non solo, potrebbe causare dei problemi di salute anche al nascituro.

Prediabete

Tra le tipologie di diabete possiamo classificare anche il prediabete, ossia una condizione che non rappresenta ancora la malattia vera e propria quanto piuttosto una spia che ci sta parlando dei potenziali rischi.

In questo caso il livello del glucosio nel sangue è più elevato del normale, tuttavia non è ancora tale da poter parlare di vero e proprio diabete.

Chiaramente chi soffre di prediabete è più soggetto a sviluppare un diabete di tipo 2 con il tempo. Ma la buona notizia è che modificando il proprio stile di vita è possibile ridurre questo rischio.

Cosa causa il diabete?

Viste le numerose tipologie di diabete esistenti – di cui abbiamo citato le principali – non è possibile parlare di cause universali. Dobbiamo fare un'ulteriore distinzione e la faremo sulle due varietà più famose, ossia il diabete di tipo 1 e 2.

Per quanto riguarda il diabete di tipo 1, a causarlo sono principalmente fattori genetici (quindi avere genitori o fratelli che ne soffrono) oppure condizioni autoimmuni (ricordiamo che si tratta di una reazione autoimmune).

Per quanto riguarda invece il diabete di tipo 2, quello che affligge la maggior parte delle persone, le cause sono molto più vaste e variegate. Anche in questo caso rileva il fattore genetico, ma è solo una delle motivazioni.

Per quanto riguarda gli squilibri metabolici, possono contribuire a questa forma di diabete un livello di glicemia alterato, un elevato livello di trigliceridi oppure un livello basso di colesterolo HDL.

Ci sono poi tutta una serie di fattori legati allo stile di vita condotto come possono essere l'obesità, l'iperalimentazione, la sedentarietà e il fumo di sigaretta.

Infine, troviamo una serie di altre cause che possono derivare da condizioni correlate così come da altri fattori quali l'età. Tra queste troviamo un diabete gestazionale in fase di gravidanza, la pressione alta, la gotta o l'età avanzata. Pare addirittura che anche il peso alla nascita incida se questo era molto basso o molto alto.

Il principale fattore che contribuisce al diabete è un'elevata glicemia perciò gli squilibri metabolici sono da considerare come un possibile campanello d'allarme. Tuttavia, a differenza di quanto pensa la maggior parte della popolazione, il diabete non dipende solo da una cattiva alimentazione.

Ora che sappiamo quali sono i tipi più comuni di questa condizione e da cosa sono causati, cerchiamo di capire come sia possibile affrontare il diabete in modo naturale e quale possibile ruolo possa avere il CBD.

I sintomi del diabete

sintomi diabete

Quali sono i sintomi del diabete?

I sintomi del diabete più comuni sono:

  • aumento della sete (polidipsia) e secchezza delle fauci.
  • Minzione frequente.
  • Fatica.
  • Vista offuscata.
  • Perdita di peso inspiegabile.
  • Intorpidimento o formicolio alle mani o ai piedi.
  • Piaghe o tagli a lenta guarigione.
  • Frequenti infezioni alla pelle o alla vagina.

È importante parlare di questi sintomi con il tuo medico.

Qui sotto riportiamo ulteriori dettagli sui sintomi in base al tipo di diabete.

  • Diabete di tipo 1: i sintomi del diabete di tipo 1 possono svilupparsi rapidamente, nel giro di poche settimane o mesi. Potrebbero manifestarsi anche ulteriori sintomi legati a una grave complicazione chiamata chetoacidosi diabetica (DKA). La DKA è una condizione pericolosa che richiede immediata attenzione medica. I sintomi della DKA includono vomito, dolori di stomaco, alito dall'odore fruttato e respiro affannoso.
  • Diabete di tipo 2 e prediabete: in questi casi, potresti non avere sintomi evidenti o potrebbero svilupparsi molto lentamente. Spesso, i livelli elevati di zucchero nel sangue vengono rilevati tramite esami del sangue di routine prima che i sintomi siano evidenti. Un possibile segno di prediabete è la comparsa di pelle scura in alcune parti del corpo (acantosi nigricans).
  • Diabete gestazionale: di solito, non si notano sintomi evidenti. Il medico curante ti sottoporrà a un test tra la 24ª e la 28ª settimana di gravidanza.

Il possibile ruolo del CBD in relazione al diabete

Cannabinoidi e diabete si sentono sempre più spesso nominare all'interno della stessa frase grazie alle numerose possibili proprietà di questo componente. Prima di analizzare in quale modo possa essere utile per chi convive con il diabete, spieghiamo cos'è il CBD.

Il cannabidiolo, più comunemente conosciuto con l'acronimo di CBD, è uno dei componenti attivi più studiati all'interno della pianta di canapa. A differenza del THC, altro componente che tuttavia si è conquistato nel mondo una cattiva fama, il CBD non provoca effetti psicoattivi. Ciò significa che tra le sue proprietà non esiste nulla in grado di sballare la mente umana, come invece accade nel caso del THC.

Inizialmente gli studi scientifici si erano concentrati su prodotti a base di THC per affrontare alcuni disturbi che affliggono la popolazione. Tuttavia, man mano che la ricerca ha fatto progressi, si è notato come il CBD mostri un profilo di interesse più ampio e un buon profilo di tollerabilità.

Due delle possibili proprietà del CBD sono quelle antinfiammatorie e di supporto al dolore.

In particolare, la cannabis possiede dei composti molto simili a sostanze già prodotte dall'organismo umano in grado di supportare funzioni basilari come l'umore, l'appetito, il sonno e anche il dolore.

Si è arrivati a questa conoscenza dopo la scoperta del sistema endocannabinoide, un sistema biologico presente nel sistema nervoso responsabile del supporto a numerosi processi fisiologici e cognitivi.

CBD e diabete

Pare infatti che il CBD possa contribuire a ridurre dolore e infiammazione interagendo con alcuni recettori del sistema endocannabinoide. Per questo motivo è oggi studiato in relazione a diverse condizioni croniche, comprese alcune patologie associate al diabete e alla sindrome metabolica, come le malattie cardiovascolari e la psoriasi.

La psoriasi, ad esempio, è una malattia infiammatoria della pelle più frequente nelle persone con diabete di tipo 2, perché queste condizioni condividono alcuni meccanismi legati all’infiammazione cronica e alle alterazioni metaboliche. Anche le malattie cardiovascolari sono strettamente collegate al diabete, che rappresenta uno dei principali fattori di rischio cardiovascolare.

Il CBD è inoltre oggetto di studio nel campo delle malattie neurodegenerative, tra cui il Parkinson. Alcune ricerche suggeriscono possibili legami tra alterazioni metaboliche, infiammazione e processi neurodegenerativi. In tutti questi ambiti, però, la ricerca è ancora in corso e non esistono al momento conclusioni definitive o terapie approvate basate sul CBD.

Trattandosi di cosiddetta cannabis legale, quindi non psicoattiva, gli scienziati non hanno rilevato particolari effetti indesiderati rilevanti. Di questo parleremo più approfonditamente a breve.

Cosa hanno scoperto gli scienziati

La maggior parte degli studi sugli effetti del CBD in relazione al diabete sono stati condotti sui topi.

Questo rappresenta un limite perché le condizioni di laboratorio, le differenze tra animali ed esseri umani e altri fattori possono influenzare i risultati degli studi.

Il fatto che il CBD mostri effetti sui roditori non garantisce che abbia gli stessi effetti sugli esseri umani.

In uno studio, i ricercatori hanno testato il CBD su topi con un flusso sanguigno ridotto al cervello, una complicazione del diabete che alcune persone possono sperimentare.

Hanno scoperto che il CBD nei modelli studiati:

  • sembra contribuire a ridurre i livelli elevati di zucchero nel sangue.
  • Sembra abbassare i livelli di colesterolo e dei grassi nel sangue.
  • Sembra favorire la produzione di insulina.

Altri studi condotti sui topi hanno evidenziato che il CBD nei modelli studiati:

  • sembra contribuire ad attenuare il gonfiore e il dolore ai nervi. Uno studio ha mostrato che il CBD può contribuire a ridurre i processi infiammatori cronici e il dolore ai nervi, che tende a colpire mani e piedi delle persone con diabete.
  • Sembra contribuire a ridurre il rischio di sviluppare il diabete. Uno studio ha suggerito che il CBD potrebbe avere un possibile ruolo nella prevenzione dell'insorgenza della condizione.
  • Sembra favorire la trasformazione del grasso bianco in grasso bruno, che è più facilmente utilizzabile per produrre energia, con possibili implicazioni per la gestione del glucosio.

Qui sotto analizziamo nel dettaglio alcuni di questi studi.

Uno studio sui ratti ha mostrato come il cannabidiolo possa contribuire a ridurre il dolore ai nervi nel caso di osteoartrosi. Diversi studi hanno evidenziato come il CBD possa contribuire a ridurre anche il dolore continuativo.

Un altro studio condotto da Rajesh et al. ha mostrato come il CBD possa contribuire a ridurre i processi infiammatori che seguono l'insorgenza del diabete, causati da un'elevata presenza di glucosio. È emerso come nei topi diabetici non obesi possa ridurre l'incidenza del diabete.

Finora abbiamo visto come il componente attivo estratto dalla canapa possa contribuire a ridurre alcuni dei più conosciuti aspetti della condizione, come il dolore e i processi infiammatori. Tuttavia, pare sia anche possibile che il CBD contribuisca a rallentare il peggioramento del diabete.

Gli scienziati hanno effettuato un esperimento sui topi mostrando come il CBD possa contribuire a ridurre l'incidenza del diabete attraverso un possibile effetto sulla risposta immunitaria.

E ancora, da altri studi è emerso come la cannabis possa contribuire a ridurre il rischio di obesità, con possibili implicazioni per la prevenzione del diabete. Ricordiamo infatti che il sistema endocannabinoide è coinvolto anche nella regolazione dell'appetito. Inoltre, il CBD sembra favorire la trasformazione del grasso bianco in grasso bruno, con possibili benefici per la gestione del glucosio.

Ci sono degli effetti indesiderati nell'uso del CBD in relazione al diabete?

Secondo gli studi emersi, potenzialmente le persone con diabete potrebbero esplorare la cannabis legale e i suoi possibili benefici, grazie a tutte le possibili proprietà contenute all'interno del CBD. Purtroppo, la cannabis legale in molti Stati – compreso il nostro – non è consentita per l'uso fumato ed è quindi difficile trovare testimonianze a riguardo, se non in occasione di esperimenti autorizzati a scopo scientifico.

Possiamo quindi solo affidarci a quello che ci dicono gli scienziati per capire quale sia il profilo di tollerabilità del CBD in questo contesto.

È stata pubblicata una revisione di Iffland e Grotenhermen in proposito, che ha riportato dati clinici e studi sugli animali per spiegare quali sono stati i principali effetti indesiderati registrati.

In particolare, sono emersi in alcuni casi sintomi come stati di stanchezza, cambiamenti di appetito e quindi di peso, nausea e diarrea.

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Crystalweed
Autore:

Crystalweed è il team editoriale di Crystal Srl, azienda specializzata in prodotti CBD e cannabis legale dal 2017. I contenuti del blog sono scritti dal team interno e revisionati dal comitato scientifico composto da medici e ricercatori: tra cui il Dott. Antonio Candela (biologo esperto in neuroscienze), il Dott. Ruggero Amato e il Dott. Alberto Vazzoler. Ogni articolo cita le fonti scientifiche di riferimento e rispetta le linee guida sull'informazione nel settore dei cannabinoidi.

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9 comments on “Diabete e CBD: cosa dice la ricerca sulla glicemia”

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