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Malattie autoimmuni e CBD: cosa dicono gli studi?

16 Gennaio 2026 alle 11:01
Tempo di lettura: 6 min

Malattia autoimmune con paziente e dottore

L'interesse della comunità scientifica verso il cannabidiolo come possibile supporto nella gestione delle patologie autoimmuni cresce ogni anno. 

Le condizioni in cui il sistema immunitario attacca erroneamente i tessuti sani sono una sfida terapeutica complessa, con milioni di persone in Italia che convivono quotidianamente con sintomi invalidanti. 

La ricerca si concentra ora sul potenziale del CBD di modulare le risposte immunitarie anomale, aprendo scenari interessanti per chi cerca alternative o soluzioni complementari alle terapie tradizionali.

Il sistema endocannabinoide e l'immunità

Il nostro organismo produce naturalmente molecole simili ai cannabinoidi della cannabis, che interagiscono con una rete diffusa in vari organi e tessuti, chiamata sistema endocannabinoide

Questa struttura biologica comprende recettori distribuiti praticamente ovunque: cervello, organi periferici, cellule immunitarie. Attraverso i recettori CB1 e CB2, il sistema endocannabinoide regola numerose funzioni: dall'umore al dolore, fino alla modulazione della risposta infiammatoria [1].

Nell'ambito delle patologie autoimmuni, i recettori CB2 assumono particolare rilevanza. 

Presenti in abbondanza sulle cellule del sistema immunitario, questi recettori sembrano influenzare la produzione di citochine, molecole messaggere che orchestrano le reazioni infiammatorie. 

Quando il cannabidiolo interagisce con questo sistema, non si lega direttamente ai recettori come fa il THC, ma regola la loro attività in modo più sottile e complesso.

In che modo il CBD influenza la risposta immunitaria?

La letteratura scientifica documenta diversi meccanismi attraverso cui il cannabidiolo potrebbe agire sulle anomalie del sistema immunitario. 

Studi preclinici hanno evidenziato la capacità di questa molecola di ridurre la proliferazione di specifiche cellule immunitarie iperattive, caratteristiche delle condizioni autoimmuni [2]. L'azione non consiste nel sopprimere indiscriminatamente l'immunità, ma nel riequilibrare risposte eccessive.

La neuroinfiammazione, processo comune  in numerose patologie autoimmuni tipo la sclerosi multipla, potrebbe essere particolarmente sensibile all'intervento dei cannabinoidi. Alcune ricerche condotte su modelli animali di encefalomielite autoimmune sperimentale hanno mostrato riduzioni significative dei marcatori infiammatori nel sistema nervoso centrale in seguito alla somministrazione di CBD [3]. I ricercatori hanno osservato una diminuzione dell'infiltrazione di cellule immunitarie attraverso la barriera emato-encefalica, il sistema di protezione che separa il circolo sanguigno dal tessuto cerebrale.

Meccanismi molecolari

L'azione immunomodulante del cannabidiolo non si limita alla riduzione dell'infiammazione diretta. La molecola sembra influenzare processi più sofisticati della risposta immune. Quello che ho appena detto viene confermato da diverse ricerche che hanno dimostrato come il CBD può modificare l'equilibrio tra diverse popolazioni di linfociti T, cellule che regolano la risposta immunitaria. In particolare, alcuni studi suggeriscono un incremento delle cellule T regolatorie (Treg), che hanno la funzione di spegnere le risposte immunitarie eccessive [8].

Un meccanismo particolarmente interessante riguarda l'induzione delle cellule soppressorie di derivazione mieloide (MDSC). 

Uno studio ha dimostrato che il trattamento con CBD aumenta la proliferazione di queste cellule nei topi con encefalomielite autoimmune sperimentale. Le MDSC indotte dal cannabidiolo erano capaci di inibire la proliferazione delle cellule T e, quando trasferite in altri animali malati, riducevano la severità della malattia [3].

Lo stress ossidativo e la protezione tissutale

Lo stress ossidativo costituisce un altro bersaglio rilevante. 

Le patologie autoimmuni spesso si accompagnano a livelli elevati di radicali liberi, molecole instabili che danneggiano tessuti e cellule. 

Il cannabidiolo possiede documentate proprietà antiossidanti, potenzialmente capaci di neutralizzare questi composti dannosi e proteggere i tessuti dall'ulteriore deterioramento [9].

Ci sono studi che hanno utilizzato tecnologie avanzate come il sequenziamento dell'RNA a singola cellula per mappare gli effetti del CBD. 

Queste ricerche hanno rivelato che il cannabidiolo riduce l'espressione di chemochine pro-infiammatorie quali il CXCL9 e CXCL10, limitando il reclutamento di macrofagi infiammatori nel sistema nervoso centrale. Interessante notare come il CBD agisse anche sull'intestino, inibendo marcatori di infiammazione nelle cellule epiteliali intestinali [10].

Evidenze specifiche per diverse condizioni autoimmuni

Malattie autoimmuni e CBD

Le ricerche si sono concentrate su varie patologie autoimmuni, ciascuna con caratteristiche uniche. 

Artrite reumatoide

Per l'artrite reumatoide, condizione che provoca infiammazione cronica delle articolazioni, alcuni trial hanno esaminato formulazioni contenenti cannabidiolo. Uno studio pubblicato nel 2006 ha valutato l'efficacia del Sativex, un medicinale a base di cannabis contenente sia CBD che THC, in 58 pazienti. I risultati hanno documentato miglioramenti significativi nel dolore a riposo e durante il movimento, nella qualità del sonno e nel decorso della malattia [4].

Ricerche più recenti hanno indagato i meccanismi molecolari che portano a questo effetto. Uno studio del 2020 ha documentato che il CBD aumenta i livelli di calcio intracellulare e riduce la vitalità dei fibroblasti sinoviali, cellule che alimentano l'infiammazione articolare nell'artrite reumatoide. L'effetto risultava particolarmente pronunciato nelle condizioni infiammatorie, suggerendo che il cannabidiolo agisce preferenzialmente sulle cellule attivate [5].

Il caso della malattia infiammatoria intestinale

La malattia di Crohn e la colite ulcerosa, forme principali di infiammazione intestinale cronica, hanno attirato particolare attenzione negli ultimi anni. 

Il tratto gastrointestinale presenta un'alta densità di recettori cannabinoidi, rendendo quest'area particolarmente reattiva ai cannabinoidi esterni. Diverse ricerche su tessuti bioptici prelevati da pazienti hanno rivelato alterazioni nell'espressione dei recettori endocannabinoidi nelle zone infiammate [6].

Tuttavia, gli studi clinici sull'uomo mostrano risultati contrastanti. Una ricerca israeliana ha testato CBD in pazienti con malattia di Crohn, scoprendo che sebbene il cannabidiolo non inducesse remissione secondo i parametri endoscopici, i partecipanti riportavano miglioramenti nella riduzione dei sintomi e la loro sensazione di benessere sembrava migliore. Questi risultati suggeriscono un potenziale ruolo nel controllo sintomatico, anche quando non si verifica una guarigione completa della mucosa intestinale [7].

Psoriasi e altre condizioni cutanee autoimmuni

Passando alla psoriasi, malattia in cui il sistema immunitario accelera il ciclo vitale delle cellule cutanee, la ricerca si è concentrata sulle proprietà antiproliferative del CBD. Gli studi ci dicono che il cannabidiolo potrebbe rallentare la crescita anomala dei cheratinociti, le cellule che costituiscono lo strato esterno della pelle, contribuendo a normalizzare il turnover cellulare [11].

Il meccanismo d'azione sembra coinvolgere recettori TRPV1 e TRPA1, canali ionici presenti nelle cellule cutanee. L'attivazione di questi recettori da parte del CBD potrebbe regolare la differenziazione cellulare e ridurre l'infiammazione localizzata, caratteristiche importanti per il controllo della psoriasi.

Cosa manca e quali sono i limiti della ricerca attuale?

La maggior parte degli studi disponibili presentano limitazioni significative.

Gran parte delle evidenze proviene da ricerche precliniche, condotte su modelli cellulari o animali. I trial clinici sull'uomo rimangono scarsi, spesso con campioni ridotti e senza gruppi di controllo adeguati. La tiroidite di Hashimoto, per esempio, condizione autoimmune molto diffusa che colpisce la tiroide, ha ricevuto pochissima attenzione nella ricerca sui cannabinoidi.

Le dosi utilizzate negli studi variano enormemente, rendendo difficile stabilire protocolli standardizzati. Alcuni ricercatori hanno impiegato quantità elevate difficilmente replicabili nell'uso quotidiano, mentre altri hanno testato dosaggi bassi con risultati meno definiti. 

Manca inoltre una comprensione completa delle interazioni tra CBD e farmaci immunosoppressori o immunomodulanti comunemente prescritti per le condizioni autoimmuni [12].

Considerazioni pratiche e sicurezza

I profili di sicurezza del cannabidiolo sembrano generalmente favorevoli nei dosaggi studiati. 

Gli effetti avversi riportati sono principalmente affaticamento, diarrea e cambiamenti nell'appetito o nel peso corporeo. Tuttavia, le persone con patologie autoimmuni spesso assumono multiple terapie farmacologiche e le potenziali interazioni richiedono attenzione.

Il CBD può influenzare il metabolismo epatico di numerosi farmaci attraverso l'inibizione di specifici enzimi del citocromo P450. Tale meccanismo potrebbe alterare le concentrazioni plasmatiche di medicinali quali corticosteroidi, immunosoppressori e farmaci biologici comunemente utilizzati nelle terapie autoimmuni. Per questo motivo, occorre consultare specialisti prima di integrare il cannabidiolo, specialmente quando si seguono protocolli terapeutici complessi [12].

Dati dai pazienti: cosa emerge dai sondaggi?

Un aspetto interessante proviene da indagini condotte direttamente sui pazienti. Uno studio del 2022 ha raccolto dati da 428 persone con artrite che utilizzavano CBD. Il 60,5% dei rispondenti ha riportato riduzioni o cessazione di altri farmaci dopo aver iniziato l'uso di cannabidiolo, inclusi antinfiammatori, paracetamolo e oppioidi. I pazienti con osteoartrosi riportavano riduzioni più significative del dolore rispetto a quelli con artrite reumatoide [13].

La capacità del CBD di modulare il sistema immunitario senza sopprimerlo completamente è preziosa non solo nelle patologie autoimmuni, ma anche in campo oncologico. Studi recenti dimostrano una correlazione tra il CBD e il cancro e che il cannabidiolo può potenziare l'attività delle cellule Natural Killer e dei linfociti CD8+ contro le cellule tumorali, migliorando la risposta immunitaria antitumorale.

Questi dati, per quanto non possano sostituire trial clinici controllati, offrono prospettive interessanti sull'esperienza reale dei pazienti e suggeriscono che il CBD potrebbe avere un ruolo nella riduzione del carico farmacologico, aspetto non trascurabile considerando gli effetti collaterali delle terapie convenzionali.

Riferimenti Scientifici

  • [1] Katchan V, David P, Shoenfeld Y. Cannabinoids and autoimmune diseases: A systematic review. Autoimmun Rev. 2016;15(6):513-528.
  • [2] Silva-Cardoso GK, Lazarini M, Hallak JE, et al. Therapeutic Prospects of Cannabinoids in the Immunomodulation of Prevalent Autoimmune Diseases. Cannabis Cannabinoid Res. 2021;5(3):239-255.
  • [3] Elliott DM, Singh N, Nagarkatti M, Nagarkatti PS. Cannabidiol Attenuates Experimental Autoimmune Encephalomyelitis Model of Multiple Sclerosis Through Induction of Myeloid-Derived Suppressor Cells. Front Immunol. 2018;9:1782.
  • [4] Blake DR, Robson P, Ho M, Jubb RW, McCabe CS. Preliminary assessment of the efficacy, tolerability and safety of a cannabis-based medicine (Sativex) in the treatment of pain caused by rheumatoid arthritis. Rheumatology (Oxford). 2006;45(1):50-52.
  • [5] Lowin T, Tingting R, Zurmahr J, Classen T, Schneider M, Pongratz G. Cannabidiol (CBD): a killer for inflammatory rheumatoid arthritis synovial fibroblasts. Cell Death Dis. 2020;11(9):714.
  • [6] Kaplan BLF. Immune Responses Regulated by Cannabidiol. Cannabis Cannabinoid Res. 2020;5(1):12-31.
  • [7] Hasenoehrl C, Taschler U, Storr M, Schicho R. Cannabis and Autoimmunity: Possible Mechanisms of Action. Biomolecules. 2021;11(7):905.
  • [8] Kozela E, Juknat A, Gao F, et al. Pathways and gene networks mediating the regulatory effects of cannabidiol, a nonpsychoactive cannabinoid, in autoimmune T cells. J Neuroinflammation. 2016;13(1):136.
  • [9] Gugliandolo E, Peritore AF, Piras C, et al. Effects of Cannabidiol on Innate Immunity: Experimental Evidence and Clinical Relevance. Int J Mol Sci. 2023;24(4):3125.
  • [10] Kerr DM, Harhen B, Okine BN, et al. Effects of Orally Administered Cannabidiol on Neuroinflammation and Intestinal Inflammation in the Attenuation of Experimental Autoimmune Encephalomyelitis. Brain Behav Immun. 2022;99:22-33.
  • [11] Raman A, Desai N, Duggal S, et al. Cannabidiol as an immune modulator: A comprehensive review. Saudi Pharm J. 2025;33(2):102242.
  • [12] Fitzcharles MA, Clauw DJ, Häuser W. Cautious Hope for Cannabidiol (CBD) in Rheumatology Care. Arthritis Care Res (Hoboken). 2023;75(6):1371-1375.
  • [13] Vela J, Dreyer L, Petersen KK, et al. Cannabidiol as a treatment for arthritis and joint pain: an exploratory cross-sectional study. J Cannabis Res. 2022;4(1):47.
Dott. Ruggero Amato

Ricercatore indipendente e consulente per l'Università degli Studi Federico II di Napoli, primo ricercatore a testare la cannabis in zootecnia (nel 2019) come integratore per diminuire i livelli di stress e migliorare le produzioni animali, ad oggi si occupa di sviluppo e ricerca di prodotti veterinari a base di estratti di cannabis e cannabinoidi, è il direttore del Comitato Tecnico Scientifico di Canapa Sativa Italia e reviewer per diverse riviste indicizzate che si occupano di cannabis e cannabinoidi.

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