Lion’s Mane: proprietà, studi e benefici del fungo per memoria e concentrazione

Nell’attività clinica il Lion's Mane è uno dei funghi medicinali su cui più si concentrano le consulenze degli ultimi anni, e si osserva regolarmente in pazienti che arrivano lamentando una “lentezza mentale” difficile da quantificare ma concretissima nella vita quotidiana, con la concentrazione che si esaurisce prima del previsto e la memoria che non riesce più a rammentare ciò che un tempo avrebbe ricordato senza sforzo, in un quadro che si trascina da settimane senza una causa apparente. Quando si integra l'Hericium erinaceus in modo sistematico e continuativo, i miglioramenti emergono in tempi che sorprendono spesso i pazienti stessi, proprio perché tale fungo agisce su meccanismi biologici molto profondi, stimolando la produzione di proteine coinvolte nel normale sostegno delle cellule nervose, intervenendo su meccanismi collegati alla plasticità del sistema nervoso e interagendo con i processi infiammatori studiati in relazione all’invecchiamento cognitivo negli stati iniziali.
Un fungo che non assomiglia a nessun altro
Nell’esperienza clinica presentare l'Hericium erinaceus ai pazienti è sempre un momento curioso, perché quasi nessuno lo ha mai visto dal vivo e la sua forma non assomiglia a nessun fungo conosciuto. Invece del classico cappello con le lamelle sotto, sviluppa una cascata di spine bianche e lunghe che pendono verso il basso come una criniera o una barba, da cui derivano il nome popolare italiano criniera di leone e quello giapponese yamabushitake. In Cina e Giappone viene impiegato da secoli sia in cucina, dove il sapore ricorda vagamente l'aragosta, sia come rimedio della medicina tradizionale per migliorare la lucidità mentale e la forza digestiva nell'età avanzata. È stato però solo dagli anni novanta che i ricercatori giapponesi hanno cominciato a isolare e caratterizzare le molecole responsabili delle sue proprietà, aprendo un filone di studi che ha cambiato il modo in cui la comunità scientifica guarda ai funghi medicinali in modo progressivo e crescente.
Nel contesto della micoterapia, cioè dell'uso dei funghi medicinali a scopo preventivo e integrativo, il Lion's Mane occupa una posizione distinta dagli altri perché è l'unico fungo per cui esista una letteratura scientifica consistente sulla capacità di stimolare la produzione di fattori neurotrofici, termine con cui si indicano le proteine che il sistema nervoso usa per incentivare la crescita, la differenziazione e la sopravvivenza dei neuroni.
Tale specificità lo distingue da altri adattogeni fungini, tra cui Reishi e Cordyceps, più legati al sistema immunitario e all’energia fisica, rendendo il Lion’s Mane una scelta più coerente quando l’obiettivo è migliorare le funzioni cognitive e la salute del sistema nervoso in senso ampio.
Le molecole che entrano nel cervello
L'Hericium erinaceus contiene due famiglie di molecole che non si trovano in nessun'altra specie fungina conosciuta: gli ericenoni, presenti nella parte visibile del fungo che cresce fuori dal legno e che viene raccolta, e le erinacine, concentrate invece nel micelio, cioè nella rete sotterranea di filamenti da cui il fungo si sviluppa, quella che funziona un po' come le radici delle piante ma è enormemente più ramificata e metabolicamente attiva. Entrambe le famiglie sono molecole solubili nei grassi, e questa proprietà è quella che le rende capaci di attraversare la barriera emato-encefalica, ovvero il filtro biologico che riveste i capillari del cervello e blocca la stragrande maggioranza delle sostanze che circolano nel sangue, lasciando passare solo quelle abbastanza piccole e abbastanza affini ai grassi da poterla attraversare per diffusione passiva [1]. Quando ericenoni ed erinacine attraversano questa barriera e raggiungono il tessuto cerebrale, queste molecole attivano nelle cellule di supporto del cervello la produzione locale di proteine neurotrofiche, stimolando il sistema nervoso a produrre dall'interno ciò che non può essere fornito efficacemente dall'esterno.
Il fattore di crescita nervosa e il BDNF

Il concetto di fattore di crescita delle cellule neuronali è complesso, e si riscontra frequentemente che un paziente chieda perché non si possa semplicemente prendere in una capsula invece di stimolarne la produzione in modo indiretto. Il fattore di crescita nervosa, NGF nell'acronimo inglese, è una proteina che il cervello usa come segnale di sopravvivenza per i neuroni coinvolti nella memoria e nell'apprendimento, e la sua presenza in quantità adeguate mantiene i neuroni vitali, li spinge a sviluppare nuove connessioni con le cellule vicine e li rende più capaci di ripararsi dopo un danno, mentre il suo calo progressivo porta gli stessi neuroni ad atrofizzarsi e a perdere le ramificazioni attraverso cui comunicano con il resto della rete nervosa. Questa proteina fu scoperta negli anni cinquanta dalla neurologa italiana Rita Levi-Montalcini, che ottenne il Nobel per la Medicina nel 1986. Da allora tutti i tentativi di usarla direttamente come farmaco si sono scontrati con un problema di base irrisolvibile, ovvero che si tratta di una proteina di grandi dimensioni incapace di attraversare la barriera emato-encefalica, il filtro biologico che riveste i capillari del cervello, per cui somministrarla dall'esterno non produce effetti significativi nel tessuto nervoso perché non arriva semplicemente dove dovrebbe. Il cervello deve produrla internamente, nel posto giusto e al momento giusto.
Il secondo protagonista è il BDNF, fattore neurotrofico derivato dal cervello, la proteina neurotrofica più abbondante nel sistema nervoso centrale adulto, che governa la plasticità sinaptica, ovvero la capacità del cervello di riorganizzarsi, di formare nuove connessioni tra i neuroni e di adattare la propria struttura in risposta all'esperienza e all'apprendimento. Uno studio su topi ai quali veniva somministrato Hericium erinaceus per sette giorni ha documentato un aumento di cinque volte nell'espressione del gene che produce NGF nell'ippocampo, la struttura cerebrale a forma di cavalluccio marino collocata nella parte interna del cervello che governa la formazione delle memorie nuove e la navigazione spaziale, con un effetto circoscritto a quest'area e assente nella corteccia cerebrale, una specificità anatomica del tutto coerente con i tipi di deficit cognitivi che osservo più frequentemente nei pazienti che invecchiano [2].
Cosa mostrano gli studi sull'uomo
Lo studio più solido rimane il trial in doppio cieco con placebo condotto da Mori e colleghi nel 2009 su adulti con deterioramento cognitivo lieve, una condizione in cui la memoria e le funzioni cognitive mostrano cali misurabili ma non ancora tali da compromettere l'autonomia quotidiana, e dopo sedici settimane di assunzione i partecipanti mostravano miglioramenti significativi nei test cognitivi rispetto al gruppo placebo, con una regressione progressiva dei benefici nelle settimane successive alla sospensione, che suggerisce come l'assunzione continuativa sia necessaria per mantenere i risultati nel tempo [3].
Nagano e colleghi nel 2010 hanno osservato, su un campione di donne in età perimenopausale, una riduzione dei sintomi ansiosi e depressivi dopo sole quattro settimane di integrazione [4], mentre Vigna e collaboratori nel 2019 hanno documentato, su adulti in sovrappeso con disturbi dell'umore, riduzioni percentuali rilevanti di depressione, ansia e difficoltà del sonno dopo otto settimane, con una persistenza dei benefici per almeno due mesi dopo l'interruzione che i ricercatori hanno interpretato come possibile traccia del coinvolgimento nella plasticità neuronale a lungo termine [5].
I dati più recenti su giovani adulti sani mostrano effetti più selettivi, con alcuni parametri cognitivi migliorati e altri invariati, confermando che il Lion's Mane produce risultati più consistenti in chi ha già un deficit di partenza o si trova in una fase di maggiore vulnerabilità biologica.
L'intestino come via d'accesso al cervello
Una parte degli effetti cognitivi e sull'umore del Lion's Mane passa attraverso l'intestino prima ancora che attraverso il cervello. L'Hericium erinaceus contiene polisaccaridi strutturali chiamati beta-glucani, molecole che si comportano come nutrimento selettivo per i batteri benefici del microbiota intestinale, l'ecosistema di miliardi di microrganismi che vive nell'intestino e comunica con il cervello attraverso il nervo vago, gli ormoni intestinali e i metaboliti prodotti dai batteri stessi [2], e la loro azione sui ceppi batterici che producono serotonina e butirrato genera un segnale che raggiunge il cervello attraverso questo canale bidirezionale e influenza umore, livello di ansia e qualità del sonno in modo indiretto ma misurabile, proprio perché il microbiota intestinale interviene simultaneamente su più livelli, riducendo l'infiammazione sistemica di basso grado, migliorando la tenuta della barriera intestinale e incrementando la produzione di neurotrasmettitori del benessere in modo graduale ma persistente. Tra i funghi adattogeni medicinali il Lion's Mane è quello per cui questo doppio meccanismo, neurotrofico diretto e prebiotico indiretto, è documentato in parallelo dalla ricerca, rendendolo particolarmente adatto ai profili in cui convivono fragilità cognitiva e segnali di squilibrio intestinale.
Come scegliere un prodotto adatto
La scelta del prodotto è il punto in cui la maggior parte dei pazienti si perde, e si osserva regolarmente in chi arriva in consulenza avendo già provato Lion's Mane senza risultati apprezzabili, spesso perché ha acquistato un integratore con caratteristiche che lo rendevano sostanzialmente inattivo. La differenza tra un prodotto efficace e uno che non produce nulla di misurabile dipende dalla parte del fungo utilizzata, dal substrato su cui il micelio è stato coltivato e dalla titolazione in beta-glucani, e la prima di queste variabili è quella che più spesso sfugge, perché gli ericenoni si trovano nel corpo fruttifero mentre le erinacine si concentrano nel micelio e un prodotto che usa soltanto una delle due parti rinuncia a una componente dell'azione neurotrofica, mentre per quanto riguarda il substrato il micelio cresciuto su cereali assorbe amidi in quantità elevata e finisce per contenere una concentrazione ridotta di principi attivi rispetto al micelio coltivato su legno, che è il substrato naturale di questa specie, e la titolazione in beta-glucani infine è il parametro numerico che indica la concentrazione effettiva dei polisaccaridi attivi e permette di confrontare prodotti diversi su una base oggettiva invece di affidarsi alle dichiarazioni generiche in etichetta.
Il dosaggio degli studi clinici si colloca tra i 500 e i 3000 mg al giorno di estratto, con tempi di quattro-otto settimane di assunzione continuativa prima che gli effetti cognitivi diventino percepibili, e chi ha disturbi gastrointestinali preesistenti o ha avuto reazioni ad altri funghi dovrebbe iniziare con dosi basse, aumentando gradualmente nel corso delle prime settimane.
Riferimenti Scientifici
- [1] Li IC, Lee LY, Tzeng TT, et al. Neurohealth Properties of Hericium erinaceus Mycelia Enriched with Erinacines. Behav Neurol. 2018;2018:5802634.
- [2] Roda E, Ratto D, De Luca F, et al. Neurotrophic and Neuroprotective Effects of Hericium erinaceus. Int J Mol Sci. 2023;24(21):15960.
- [3] Mori K, Inatomi S, Ouchi K, Azumi Y, Tuchida T. Improving effects of the mushroom Yamabushitake (Hericium erinaceus) on mild cognitive impairment: a double-blind placebo-controlled clinical trial. Phytother Res. 2009;23(3):367-72.
- [4] Nagano M, Shimizu K, Kondo R, et al. Reduction of depression and anxiety by 4 weeks Hericium erinaceus intake. Biomed Res. 2010;31(4):231-7.
- [5] Vigna L, Morelli F, Agnelli GM, et al. Hericium erinaceus Improves Mood and Sleep Disorders in Patients Affected with Overweight or Obesity: Could Circulating Pro-BDNF and BDNF Be Potential Biomarkers? Evid Based Complement Alternat Med. 2019;2019:7861297.

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