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La cannabis come aiuto contro il disturbo da deficit di attenzione o iperattivitá (ADHD)?

In questo articolo esaminiamo la correlazione tra deficit di attenzione o iperattivitá (ADHD) e cannabis e CBD. Se hai bisogno di ulteriori informazioni, ti invitiamo a scrivere un commento a fondo pagina.

1 Dicembre 2022 alle 12:00
Tempo di lettura: 13 min

Difficoltà a mantenere la concentrazione, deficit di attenzione, iperattività e fatica a trattenere gli impulsi sono alcune delle caratteristiche più note dell’ADHD, un disturbo sempre più diffuso tra giovani e adulti. Per alleviare i sintomi, in genere, si ricorre al trattamento farmacologico ma sono sempre di più le persone che cercano un’alternativa naturale ai medicinali.

Se ti stai chiedendo se la cannabis può essere utilizzata come trattamento per il disturbo deficit di attenzione e iperattività, la risposta è sì!

In questo articolo ti spiegheremo come si sta evolvendo la ricerca scientifica in tal senso e quali sono le opzioni a base di CBD che potrebbero esserti d’aiuto.

Cosa sono ADHD e ADD?

ADHD è una sigla che sta per Attention Deficit Hyperactivity Disorder, conosciuta in italiano come disturbo da deficit di attenzione e iperattività.

Si tratta di un disturbo molto comune nei ragazzi tra i 5 e 17 anni, ma è piuttosto complesso fare stime precise poiché non sono disponibili dati in merito. In Italia negli ultimi anni, su 67.838 ragazzi sottoposti ad una valutazione, circa il 3% ha avuto una diagnosi di iperattività.

L’ADHD rientra tra i disturbi neuropsichiatrici e i campanelli d’allarme sono essenzialmente tre:

  • mancanza di attenzione;
  • iperattività;
  • impulsività.

Sebbene venga di frequente riscontrato nei più giovani, sono moltissimi gli adulti affetti da questo disturbo che, negli anni passati, non veniva indagato come al giorno d’oggi.

Tra le tipologie di ADHD rientra anche l’ADD, ossia il deficit di attenzione che non presenta l’aspetto di iperattività.

Le caratteristiche del ADHD

Disturbo neurocomportamentale di natura cronica, l'ADHD comprende tre tipi di manifestazioni:

  1. ADHD con deficit dell’attenzione: fino a qualche tempo fa, questa tipologia di ADHD veniva chiamata ADD. Si tratta di una mancanza di attenzione che non presenta segni di iperattività.
  2. impulsività o iperattività ADHD: chi manifesta questa forma di ADHD ha difficoltà a controllare le emozioni e presenta iperattività.
  3. ADHD combinata: il soggetto ha tutti i sintomi caratteristici dell’ADHD, cioè deficit di disattenzione, iperattività ed impulsività.

Chi presenta un deficit dell’attenzione, in genere, non riesce a concentrarsi e tende a distrarsi facilmente; sembra che non senta ciò che gli viene detto e ha difficoltà a stare al passo con i coetanei per quanto riguarda l’apprendimento.

I soggetti iperattivi, solitamente, non ce la fanno a tenere a freno le proprie emozioni, parlano continuamente, sono inquieti e hanno difficoltà a mantenersi calmi.

L’ADHD combinata è la forma più difficile da gestire perché all’elemento di disattenzione si somma l’iperattività.

Le caratteristiche di questa forma di ADHD sono la difficoltà a concentrarsi, l’eloquio continuo, la disorganizzazione, il disagio nel seguire le istruzioni impartite, l’eccessiva vivacità, l’incapacità di rispettare turni e file.

Il disturbo da deficit di attenzione e iperattività incide pesantemente sulla qualità di vita di chi ne soffre.

Per quanto riguarda i giovani, provoca difficoltà nella socializzazione e nell’apprendimento e, di conseguenza, complica la scelta di un percorso professionale. Per le persone adulte, invece, comporta problemi sul piano lavorativo.

C’è da dire che l’ADHD è spesso associata a episodi dinsonnia, ansia e sbalzi d’umore.

Quali sono le cause del ADHD?

Gli studi sull’ADHD non hanno dato risposte certe e univoche sulle cause di questo disturbo, ma sono state individuate una serie di situazioni che potrebbero farlo emergere.

Una delle prime motivazioni individuate è la genetica: sembra che in molti casi ci sia familiarità nei soggetti affetti da ADHD.

Alcuni ricercatori stanno analizzando l’influenza di fumo e alcol sul feto e nell’età dello sviluppo e, per ora, si attendono gli esiti di queste ricerche.

Nel frattempo, gli studi neurofisiologici hanno evidenziato che alcune delle aree del cervello dei pazienti con disturbi dell’attenzione e iperattività sono meno sviluppate rispetto ai soggetti privi di tali problematiche.

Tuttavia, sembra che il trattamento precoce possa alleviare i sintomi e il cervello tenda a normalizzarsi.

Un’altro fattore che sembra influenzare la condizione dei ragazzi è l'esposizione alla TV; troppe ore davanti a immagini artefatte inciderebbero in modo significativo sullo sviluppo cerebrale.

A livello fisiologico, la causa potrebbe essere un calo della dopamina, un neurotrasmettitore coinvolto in funzioni importantissime, come il movimento, i ricordi, la capacità intellettiva, l’attenzione e gli atteggiamenti. 

Quali sono i sintomi dell’ADHD?

Come abbiamo accennato, i sintomi dell’ADHD si manifestano nel tempo e non sempre sono gli stessi. I segni più evidenti sono il deficit di attenzione, l’iperattività e l’impulsività. Nella maggior parte dei casi, si presentano prima dei sei anni e durano per almeno sei mesi.

La valutazione dell’ADHD tiene conto di quanto i sintomi incidano sulla socialità e sull’apprendimento della persona. Nei bambini, questo disturbo pregiudica la capacità di essere attenti e concentrati e la possibilità di gestire le proprie emozioni.

In particolare, le persone con ADHD:

  • non portano a termine i lavori impegnativi a livello cerebrale;
  • sembrano disattente e prese da altro;
  • si muovono velocemente e non riescono a rilassarsi;
  • qualsiasi elemento diventa fonte di distrazione;
  • passano da momenti di grandissima gioia a momenti di profonda ansia e depressione;
  • non riescono a rispettare le regole della turnazione.

I bambini con ADHD presentano spesso una scarsa scolarizzazione e difficoltà nell’apprendimento, che si traducono in un andamento scolastico scarso. Molti dei sintomi descritti riguardano sia i bambini che le persone adulte, nelle quali è determinante il contesto e il modo in cui è stata affrontata la problematica.

Una particolarità che emerge negli adulti con ADHD è la focalizzazione su cose di scarso valore e la difficoltà di organizzare sistematicamente gli aspetti della vita pratica

Come viene diagnosticato l’ADHD?

Il disturbo da ADHD può essere diagnosticato con un’attenta valutazione del paziente, prendendo in considerazione la sua storia clinica e alcuni esami specifici sulla sua condizione fisica e mentale, con la somministrazione di questionari e test, attraverso colloqui approfonditi con insegnanti, familiari e collaboratori.

Le prime indagini possono essere avviate già prima dei sette anni di età, qualora si notino disagi nei sei mesi precedenti.

Per diagnosticare un disturbo dell’attenzione si prendono in considerazione 9 sintomi di disattenzione. I soggetti che ne presentano almeno 6 vengono classificati come affetti da ADHD.

Quando si parla di iperattività/impulsività, invece, si valuta la presenza dei sintomi relativi a questo tipo di disturbi; chi ne ha 6 su 9 o va oltre questa cifra, è considerato un soggetto iperattivo.

Il trattamento convenzionale dell’ADHD in cosa consiste?

Attualmente i trattamenti base per l’ADHD sono di due tipologie:

  • farmacologico;
  • terapeutico con terapie psicodinamiche.

In genere, si ricorre ad entrambi i tipi di trattamento in modo che il paziente possa contare su un supporto psicologico e su medicinali adatti.

I medici somministrano in particolare rimedi stimolanti, come le anfetamine, e non stimolanti.

Ritalin e Adderall, dei medicinali a base di metilfenidato, sono quelli più utilizzati poiché migliorano i livelli di dopamina e norepinefrina a livello encefalico.

Tra i farmaci non stimolanti, vengono spesso adoperati antidepressivi a base di nortriptilina e lo Strattera.

In genere, tuttavia, lo psichiatra mira ad accompagnare la terapia farmacologica con una serie di attività destinate a migliorare la gestione dei sintomi, come lo sport, attività sociali rilassanti, attività che richiedono concentrazione.

Sembra che anche la dieta e il tempo all’aria aperta possano contribuire a migliorare le condizioni di chi presenta questi disturbi.

Qual è la relazione tra cannabis e ADHD?

Considerando i diversi studi scientifici sulla cannabis terapeutica, le malattie curabili con i cannabinoidi e la sua efficacia nelle patologie neuropsichiatriche, come ansia e depressione, sta crescendo sempre di più l’interesse per l’uso della cannabis nel disturbo deficit di attenzione.

Una revisione pubblicata nel 2020 ha messo in evidenza quanto i principi attivi della cannabis possano essere benefici nei disturbi da deficit di attenzione/iperattività (ADHD) e in altri tipi di disturbi psicotici. Oltre all’azione diretta sul disturbo, infatti, i prodotti a base di CBD migliorano le condizioni del sonno, attenuano le forme di ansia e riducono l’ansia sociale.

Uno tra gli studi più recenti è stato pubblicato nel 2022 da Mansell H., Quinn D., Kelly LE e Alcorn J. sull’utilizzo della cannabis per il trattamento del disturbo da deficit di attenzione e iperattività. In questo studio vengono descritti tre case report, nei quali sono stati integrati prodotti a base di cannabis alla terapia convenzionale.

I risultati sono stati estremamente incoraggianti, ma nel tempo saranno necessari ulteriori approfondimenti per validare le conclusioni. In tutti e tre i casi, indagati tramite interviste strutturate, le condizioni dei pazienti sono migliorate notevolmente dopo il trattamento con il cannabidiolo (CBD).

Uno dei pazienti ha riferito di aver trovato un lavoro stabile, gestibile da casa e di riuscire a portarlo a termine senza difficoltà grazie al trattamento naturale con olio di CBD ed erba legale.

Un secondo caso è riuscito a eliminare in parte le altre terapie, sostituite efficacemente dall’olio di CBD, con il quale riesce a mantenere la concentrazione a ottimi livelli. L’ultimo dei tre pazienti ha svelato di sentirsi maggiormente rilassato con l’uso della cannabis e di prediligere le infiorescenze di canapa a prevalenza indica.

In generale, quindi, i partecipanti al case report hanno avvertito una notevole riduzione dei sintomi della depressione (tra il 30 e l’81% in meno) e della disattenzione (tra il 7 e il 30%). La sensazione di ansia è diminuita di circa un terzo e c’è stato un aumento significativo della capacità di autoregolamentarsi (tra il 22 e il 78%).

In che modo la cannabis potrebbe influenzare i sintomi del ADHD?

Dalla raccolta di prove aneddotiche sembra che il CBD sia effettivamente efficace nel trattamento dell’ADHD.

Ma qual è la sua azione sull’iperattività e sul deficit di attenzione?

Sembra che molte persone abbiano iniziato ad assumere spontaneamente CBD in alternativa ai farmaci tradizionali per il trattamento dell’ADHD. In proposito, esiste un vero e proprio forum dedicato all’argomento, in cui i pazienti si confrontano sul disturbo e sui benefici che ricavano dall’utilizzo della cannabis. Uno studio del 2016 ha analizzato proprio le discussioni nei forum online sul consumo di cannabis e l’ADHD, apportando evidenze da approfondire sicuramente.

Sebbene manchino prove scientifiche sul meccanismo di funzionamento, dai 401 post analizzati si evince che i pazienti si sentano effettivamente sollevati dall’assunzione di cannabis. Almeno un quarto dei post si schierava a favore della cannabis; oltre 60 post descrivevano i miglioramenti ottenuti nelle tre forme di ADHD.

In generale, i pazienti raccontavano la loro esperienza come positiva, parlando di minore iperattività e miglioramenti nella capacità di mantenere l’attenzione. Su questo aspetto, in riferimento agli effetti terapeutici della cannabis, i partecipanti alle discussioni mettevano l’accento sul miglioramento dell’attenzione piuttosto che sull’iperattività e l’impulsività.

Un gran numero di pazienti tende ad avvicinarsi alla cannabis quando i rimedi farmacologici tradizionali non funzionano affatto o provocano reazioni avverse. Diversi scienziati hanno ipotizzato che l’efficacia della cannabis sia collegata alla disponibilità di dopamina.

Ovvero, i pazienti affetti da ADHD mostrano minori concentrazioni di questa sostanza a livello cerebrale, che la cannabis andrebbe a compensare. Come? Secondo il medico americano R. Caplan, grazie alla cannabis si attiverebbero altri tipi di segnali, in grado di stimolare l’attenzione e gestire meglio l’iperattività.

Le ricerche scientifiche del trattamento del ADHD con la cannabis?

Esistono moltissime persone che utilizzano la cannabis nel trattamento dell'ADHD, ma le ricerche scientifiche in merito non sono ancora adeguate per supportare tale scelta.

Attualmente, studi e ricerche si basano su prove aneddotiche che, di per sé, non possono essere generalizzate poiché mancano di studi randomizzati e dati numerici. In effetti, i componenti della cannabis -terpeni, flavonoidi e fitocannabinoidi - sono intorno ai cinquecento e possono variare a seconda delle diverse cultivar, fatto che impedisce uno studio generalizzato sul suo effetto terapeutico.

Su internet c’è una enorme disponibilità di testimonianze a riguardo, con numerosi aneddoti sulla validità della cannabis nell’ADHD. Tuttavia, per quanto riguarda la letteratura, si può fare riferimento solo a poche ricerche. La prima è uno studio pilota effettuato su 30 adulti, circa l’uso di Sativex Oromucosal Spray.

Confronto al placebo, l’uso di questo medicinale a base di cannabidiolo (CBD) e Δ 9-tetraidrocannabinolo (THC) ha portato miglioramenti nei sintomi di iperattività/impulsività mentre i sintomi cognitivi sono rimasti invariati.

In genere, è possibile trovare indicazioni dalla maggior disponibilità di casi clinici a riguardo. Tra i più recenti, c’è la relazione sui tre casi clinici di cui abbiamo già parlato in precedenza “Cannabis per il trattamento del disturbo da deficit di attenzione e iperattività: una relazione di 3 casi”.

Per indagare i possibili effetti della cannabis sull’iperattività e il deficit di attenzione, si può fare riferimento a studi e revisioni più ampi sui disturbi di tipo psichiatrico. Tra di essi, è interessante la revisione del 2020 pubblicata sul BMJ Psychiatry, a cui abbiamo fatto cenno, in cui si parlava proprio dell’uso di terpeni e cannabinoidi nell’ADHD.

Andando a indagare tra le pubblicazioni scientifiche sul ruolo del cannabidiolo nella salute mentale, troviamo un’altra revisione scientifica che ha evidenziato il ruolo positivo del CBD nei confronti dell’ansia sociale, dello stress e della schizofrenia.

Un ultimo studio a riguardo è stato condotto in Israele su un campione di 59 pazienti affetti da ADHD, sui sintomi e sull’assunzione di cannabis. Ai pazienti è stato sottoposto un questionario relativo ai benefici della cannabis medica, dal quale è emerso che un uso maggiore di fitocannabinoidi (CBD, THC, CBG) e terpeni diminuisce la necessità dei farmaci per l’ADHD.

Effetti della cannabis rispetto ai farmaci tradizionali nel trattamento del ADHD

La cannabis è un rimedio naturale che provoca effetti collaterali di lieve entità rispetto ai medicinali tradizionali utilizzati per il trattamento dei disturbi psichiatrici.

I pazienti ai quali vengono somministrati farmaci base per l’ADHD possono avere fastidiosi tic, sensazione di nausea, insonnia a causa dell’anfetamina e fluttuazioni ormonali. Ciò significa che questi rimedi possono interferire con il sistema nervoso, il sistema endocrino e l’apparato digerente.

Sempre a causa dell’anfetamina, può verificarsi la soppressione dello stimolo di fame, dando vita a ulteriori problemi sul piano alimentare. Nei bambini, si è notato un rallentamento nello sviluppo, provocando una minore crescita rispetto ai coetanei.

A livello emotivo, si nota un aumento dell’ansia e degli stati di nervosismo e irritabilità; mentre alcuni pazienti avvertono l’aumento dei battiti cardiaci.

Una piccola parte di questi effetti collaterali si riscontra anche in seguito al consumo di cannabis, ma le conseguenze sono in assoluto meno accentuate e si verificano con minor frequenza.

La cannabis tende a seccare le fauci e può provocare stordimento o vertigini, a seconda delle percentuali di CBD e THC e delle modalità di assunzione. In alcuni soggetti possono manifestarsi disturbi a livello gastrointestinale, come un minore appetito, difficoltà digestive, episodi di dissenteria dovuti alla distensione dei muscoli dell'apparato digerente.

Sono stati riscontrati casi di accelerazione cardiaca. Nei soggetti predisposti si è verificato un aumento dell’asia, comunque ridotto rispetto a chi assume medicinali tradizionali.

Considerando il minor impatto della cannabis sull’organismo, sono molti i soggetti che hanno preferito la terapia a base di cannabis accanto, o in alternativa, ai medicinali tradizionali. 

Il CBD ha ancora meno effetti collaterali

Nella terapia per i disturbi di ADHD è possibile ricorrere al solo CBD, una delle componenti più apprezzate e benefiche della cannabis.

Le proprietà terapeutiche del CBD sono moltissime: il cannabidiolo lenisce gli stati infiammatori, calma il nervosismo e tende a rilassare l’organismo, senza provocare effetti collaterali. 

I suoi effetti sulla concentrazione sono ben noti, la particolarità del CBD è che migliora l'attenzione e non provoca l’effetto sballo.

Si tratta di una componente non psicoattiva della cannabis, che apporta benefici all’organismo, ma non induce alcun tipo di dipendenza psicologica o fisica.

È un potente antidepressivo e ansiolitico, per cui migliora gli stati emotivi e riporta l’umore in una condizione di equilibrio. In medicina, è particolarmente apprezzato per le sue proprietà antiemetiche, tanto che viene somministrato per alleviare la nausea e il vomito provocati dalla chemioterapia. 

CBD vs THC

Nella scelta della cannabis come trattamento per l’ADHD bisogna sempre fare attenzione alla concentrazione e al dosaggio del CBD e del THC. Entrambi fitocannabinoidi benefici per il trattamento dei disturbi psichiatrici, possono però avere effetti differenti sull’organismo.

Il THC è la componente psicoattiva della cannabis, spesso associata all’effetto sballo; la sua assunzione può avere effetti inebrianti ed è necessario fare attenzione al dosaggio per evitare un peggioramento dell’ansia. Al contrario, il CBD non provoca disturbi di natura psicotica e ha effetti positivi sull’ansia e la depressione.

Il THC ha un valido effetto sedativo che aiuta nei casi di insonnia e stress; regola l’appetito e migliora i sintomi collegati alla cattiva digestione, come nausea e vomito.

Il cannabidiolo è molto indicato nel trattamento delle convulsioni, tanto da essere stato impiegato come principio attivo nell’Epidiolex, un medicinale da prescrizione indicato per il trattamento di rare forme di epilessia, come la sindrome Guillain Barré e la sindrome di Tourette.

In ogni caso, prima di assumere CBD o THC per il trattamento di qualsiasi tipo di patologia, è sempre meglio approfondire la definizione di CBD e THC e chiedere un parere al proprio medico curante.

Dove puoi acquistare il CBD

Il CBD è un’alternativa estremamente valida per il trattamento dell’ADHD, poiché rilassa l’organismo e migliora la concentrazione in modo naturale, senza il ricorso ai farmaci convenzionali.

In commercio è disponibile in varie forme e rappresenta un rimedio valido non solo per trattare i sintomi del disturbo ma per migliorare le condizioni generali della persona.

Sul nostro shop online puoi trovare tutti i migliori preparati a base di CBD, da scegliere a seconda delle tue caratteristiche e delle problematiche da affrontare:

  • olio di CBD Full Spectrum e Broad Spectrum;
  • infiorescenze di cannabis light;
  • estratto di CBD;
  • creme e unguenti viso e corpo a base di CBD;
  • cristalli di CBD.

Oltre a questi prodotti, abbiamo anche una linea di tisane aromatizzate, a base di erbe naturali.

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